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mercoledì 11 novembre 2015

Wet Rainbow

"Il più importante film erotico che abbia mai visto" (Al Goldstein)
"Il primo film di sesso sull'amore" (Gay Talese)
"Il film a luci rosse più significativo di tutti i tempi. Intelligentemente elegante, estremamente ben sceneggiato, superbamente recitato, sinceramente erotico. “Wet Rainbow” infrange le stantie regole che il cinema porno si è fin qui dato e, attraverso un processo di autoliberazione, porta anche lo spettatore a liberarsi" (“Sir magazine”)
"Si tratta di una vera e propria svolta nella storia del cinema pornografico. Alla fine di questo “arcobaleno bagnato” c'è una pentola d'oro" (“Swank Magazine”)


“Wet Rainbow” è, al contempo, una delle pellicole più osannate e misteriose della “Golden Age of Porn”. Girato nel breve arco di una decina di giorni presso il Westbeth, all'epoca un edificio sito nel Greenwich Village atto ad offrire a costi accessibili uno spazio di lavoro per artisti newyorkesi, narra la storia Jonathan (Harry Reems), un professore d'arte universitario sull'orlo della classica crisi di mezza età che riscopre passioni sopite da tempo dall'incontro con “Rainbow” (Valerie marron), una sua studentessa hippie. La relazione provocherà un sentimento di gelosia nella moglie Valerie (Georgina Spelvin) che, anche a partire da questa nuova situazione, si interrogherà sul matrimonio, sulla sua carriera artistica e sulla vita in generale. Il finale volutamente aperto induce lo spettatore a più di una riflessione. Come scritto da qualcuno, si tratta di un intelligente film di sesso che fa appello tanto alla mente quanto all'inguine!


Il regista Duddy Kane (pseudonimo colto poiché fa esplicito riferimento a due grandi opere della storia del cinema: “Apprenticeship of Duddy Kravitz” e “Citizen Kane”) è stato un personaggio che merita un approfondimento: di origine jugoslava, emigrato negli Stati Uniti nel 1965, pescatore, fotografo, renitente alla leva e costretto come molti altri giovani del tempo a trovare rifugio in Canada per sottrarsi alla macelleria della guerra del Vietnam), cinefilo e appassionato delle opere di Erich von Stronheim (“Rapacità” il suo titolo preferito), a un passo dal realizzare nei primi anni settanta un lungometraggio sull'influenza del capitalismo americano sui paesi in via di sviluppo e che avrebbe dovuto vedere la partecipazione di Gian Maria Volonté (per colpa di un visto negato all'attore italiano), entrò in contatto con il cinema a luci rosse grazie all'incontro con il cugino della moglie che aveva lavorato con Gerard Damiano in qualità di direttore della produzione.


Desideroso di realizzare la sua prima opera cinematografica optò dunque per quella che gli sembrava la maniera più semplice per conseguire tale obiettivo, ovvero girare un film porno. Ma, nel far ciò, non dimenticò affatto di pensarlo come un vero e proprio film, utilizzando strumenti fin lì all'avanguardia per il genere come ad esempio il 35mm. Scrisse dunque una sceneggiatura le cui sequenze più esplicite non fossero l'unico motivo di interesse ma l'esplicitazione visiva di una parte importante in una vita di coppia.


Fu grazie all'aiuto del cugino che Kane riuscì a coinvolgere nel suo progetto oltre ad attori come Harry Reems e Georgina Spelvin anche buona parte della troupe che aveva lavorato con lui sul set di “Deep Throat” e “The Devil in Miss Jones”. Per la colonna sonora si avvalse della collaborazione del giovane Rupert Holmes che, in seguito, compose alcuni brani per Barbra Streisand e fu paragonato a Bob Dylan dalla rivista “Rolling Stone” nel 1975. Le registrazioni furono effettuate presso un enorme studio lungo la cinquantasettesima strada e videro la presenza della New York Philharmonic (a tal proposito l'attrice Valerie Marron ricorda ad un certo punto uno dei violinisti posò l'archetto e fissando negli occhi Rupert gli chiese: “Ma, esattamente, a che genere di film stiamo lavorando?”). Come in altri casi di quel periodo e malgrado il disappunto di Kane e dei suoi amici, nella produzione del film riuscì a inserirsi la mafia italoamericana.


Un'ultima annotazione: non sempre il regista vide concretizzarsi i suoi progetti. Oltre al già citato film con Gian Maria Volontè, egli dovette rinunciare a girare una sorta di satira politica a luci rosse incentrata sulla figura di Vladimir Ilic Lenin che scende in terra per unirsi alla rivoluzione sessuale…

SCHEDA TECNICA

Wet Rainbow (USA, 1974, 76 min.)
Regia di Duddy Kane
Sceneggiatura di Roger Wald e Duddy Kane
Cast: Georgina Spelvin (Valerie), Harry Reems (Jonathan), Valerie Marron (Rainbow) (con il nome di Valarie Marron), Mary Stuart (Jean), Alan Marlow (David) (con il nome di Alan Marlo), Ron Wertheim (l'autista del taxi) 
Direttore della fotografia Pierre Schwartz II
Prodotto da Rob Trenton e Roger Wald

sabato 9 agosto 2014

The Jade Pussycat

Di John Holmes, al secolo John Curtis Estes, non avevamo ancora fatto accenno fino ad oggi. Ma, contrariamente a quel che potrebbe sembrare, non si è trattato affatto di una dimenticanza. Personalmente trovo che la sua dimensione artistica stesse tutta in quei famosi trenta centimetri. Non me ne vogliano i suoi tanti fans, ma la quasi totalità dei film da lui interpretati erano semplicemente penosi (e non solo perché lavorava con il pene come cantavano gli Elio e le Storie Tese). Ma giacché sono di animo buono e ieri sarebbe stato il suo compleanno, ho deciso di recensire una delle poche pellicole meritevoli di una qualche attenzione, ovvero “The Jade Pussycat”. Diretto nel 1977 da Bob Chinn che si ispirò nel realizzarlo a “Il falcone maltese” di John Huston, il film è ambientato nella Chinatown di San Francisco (una delle due città oltre a New York in cui negli anni settanta era consentito girare scene pornografiche) ed appartiene alla saga porno-poliziesca dedicata al detective privato Johnny Wadd (“me… call Johnny”). Il regista Paul Thomas Anderson ebbe a dire all'epoca della realizzazione di “Boogie Nights” che era come se Hitchcock si fosse dato al porno, consigliandone la visione ai suoi attori e alle sue attrici per meglio calarsi nei rispettivi ruoli. Il paragone mi sembra invero alquanto azzardato, ma “The Jade Pussycat” resta pur sempre una pellicola dignitosa, con una trama credibile e avvincente e qualche scena di sesso ben fatta anche se di scarso appeal erotico. La storia si concentra intorno alla sparizione di una statuetta cinese del XIII secolo dai misteriosi poteri sessuali trafugata da un museo in Giappone. Johnny Wadd è incaricato di ritrovarla e nel corso delle sue indagini si imbatterà in donne disponibili e in morti ammazzati. Ma andiamo ancora una volta con ordine.


Il film si apre con un uomo che sbarca furtivamente da una nave merci. Si tratta di Paul Wexley (interpretato da Jon Martin). Con sé ha una misteriosa valigetta di pelle nera. Paul si reca in un hotel, il “Mayflower”, dove ad ettenderlo in una stanza trova Jasmine (Linda Wong). Lì giunto, Paul ci svela il contenuto della valigetta. Si tratta di una statuetta di giada raffigurante una gatta trafugata da un museo nipponico e meglio conosciuta con il nome di “The Jade Pussycat”. Jasmine, entusiasta di essere entrata in possesso dell'oggetto, si dà da fare a modo suo per premiare Paul per il buon esito dell'operazione. Gli sbottona quindi i pantaloni ed eseguendo una fellatio. I due poi si spogliano e hanno un rapporto completo. Ma non appena Paul ha raggiunto l'orgasmo, si ritrova con una pistola puntata alla testa. Due cinesi, in combutta con Jasmine, si sono introdotti nella stanza e dopo averlo tramortito con un colpo alla nuca fuggono portando con sé la preziosa statuetta.


Nella scena successiva vediamo Johnny Wadd nel suo ufficio. È al telefono. Lentamente l'inquadratura si allarga e vediamo la sua segretaria Laureen (Paula Wain) intenta ad eseguire una fellatio. Dopo poco bussano alla porta e Johnny si ricompone frettolosamente prima di aprire la porta. Nell'ufficio fa il suo ingresso una donna, Jenny (Jessica Temple-Smith), che scopriamo essere la sorella di Paul. Essa spiega a Johnny che intende assumerlo per rintracciare il fratello scomparso misteriosamente lasciando solo un breve messaggio e una misteriosa chiave. I due escono insieme dall'ufficio e vanno a casa di Jenny per esaminare il messaggio in questione. Si tratta di un foglietto che reca stampigliate le partenze di alcuni voli aerei e su cui è stata vergata a penna la scritta “The Jade Pussycat”. Quanto alla chiave sembra essere quella di una comune cassetta di sicurezza o qualcosa di simile. Nel frattempo, Jenny si è seduta affranta sul letto. Johnny le si avvicina prontamente cercando di consolarla, dapprima con le parole e poi con altri e ben più rodati metodi. Lui le solleva la gonna e inizia ad eseguire un cunnilingus. Poi i due si spogliano e, dopo aver continuato a stimolarsi oralmente, iniziano a fare sul serio. Johnny si stende sulla donna e la penetra. Infine le viene in bocca.

Jasmine è al cospetto di Mueller, un mercante d'arte senza scrupoli di origine tedesca interpretato da Steve Balint. Sono lì per consegnargli la statuetta. Insieme a loro c'è anche la sua donna, Alexandra (Georgina Spelvin). Mueller si accorge però immediatamente che si tratta di un volgare falso e la getta sul pavimento, rompendola. Mueller ordina a Jasmine di trovargli l'originale pena il mancato pagamento di quanto pattuito. Poi esce rabbioso dall'appartamento. Jasmine resta in compagnia di Alexandra e, dopo aver brevemente parlato con lei, inizia a spogliarsi. Le due donne si distendono su un divano nella posizione del sessantanove e iniziano a stimolarsi reciprocamente. Nel frattempo, da dietro una porta socchiusa Mueller assiste compiaciuto alla scena.


Johnny Wadd si reca nell'hotel in cui risiedeva Paul e si fa dare la sua stessa stanza. Una volta all'interno si guarda intorno alla ricerca di indizi utili e trova due spazzolini da denti. Capisce così che Paul non vi alloggiava da solo. D'improvviso bussano alla porta. È Sharon (Bonnie Holiday), la fidanzata di Paul. Vuole indietro i duemila dollari che gli aveva prestato per trafugare dal Giappone la statuetta. È decisa a rimanere nella stanza fino al ritorno di Paul. Johnny le suggerisce un'idea per ingannare il tempo nell'attesa. Inizia a spogliarla e poi le lecca il sesso. Poi tocca a Sharon contraccambiare il piacere prendendosi cura del membro di Johnny. Una volta terminati i preliminari il nostro detective penetra da dietro la donna prorompendo alla fine in orgasmo travolgente.


In un magazzino di Chinatown, Jasmine insieme ai due cinesi tenta di svegliare Paul ancora sotto l'effetto del narcotico per sapere che cosa ne abbia fatto della vera statuetta. Paul inizia a raccontare a Jasmine come sono andati i fatti e accenna a una chiave ma presto riperde conoscenza. Jasmine allora manda uno dei due scagnozzi nella casa che Sharon condivide con la sua amica Cathy (Mimi Zuber) per recuperare la chiave. Una volta giunto nel cortile dell'abitazione, il cinese si avvicina a una finestra e scorge Cathy che si masturba con un vibratore. Lascia che la donna finisca di darsi piacere poi fa irruzione all'interno e la costringe con la forza a confessargli dove si trovi la chiave. Cathy però sostiene che la chiave sia in possesso di Sharon e che quest'ultima sia in procinto di arrivare da lei. L'uomo decide dunque di aspettarla ma prima violenta la donna. Dopo aver raggiunto l'orgasmo ed essersi ricomposto, il cinese si ritrova improvvisamente una pistola puntata alla testa. È quella di Johnny che è entrato nel frattempo nell'appartamento in compagnia di Sharon. Il detective chiede all'uomo cosa ci faccia lì ma, prima di ricevere una risposta, si ritrova a sua volta sotto la minaccia di un'altra pistola. Questa volta si tratta di quella dell'altro scagnozzo che gli intima di deporre l'arma e di alzare le mani a Johnny di deporre l'arma e di alzare le mani. Ma, anche grazie alla complicità di Sharon, la situazione si ribalta e adesso è Johnny a dominare la situazione. Il cinese confessa a Johnny di lavorare per Jasmine e gli svela il luogo in cui si trova Paul.

Johnny si reca nel magazzino dove trova Frankie morto. Ma nel locale c'è qualcun altro oltre al cadavere. Jasmine, sbucata all'improvviso, affronta Johnny con una pistola e lo disarma. La sua intenzione è quella di ammazzarlo, non prima però di essersi fatta consegnare la chiave. Un senzatetto entra in quel momento incautamente nel magazzino. Jasmine spara istintivamente in direzione dell'uomo, uccidendolo. Johnny ne approfitta per strapparle l'arma.

Siamo nuovamente nell'ufficio di Wadd. Laureen gli dice che vorrebbe finire quello che avevano iniziato e inizia ad eseguire una fellatio. I due poi si spogliano e si dirigono verso il divano per fare sesso.

John esce dall'ufficio e si reca in uno spogliatoio. Con la chiave apre uno stipetto e ne estrae una valigetta di pelle nera. La apre e gli appare la vera “Jade Pussycat”. Johnny la prende e se ne va, senza accorgersi però di essere seguito da uno dei due scagnozzi.

Johnny incontra Alexandra nel suo appartamento. La donna, mercante e collezionista d'arte, dice di essere interessata alla statuetta per la propria collezione personale. È pronta a offrire a Johnny ben venticinquemila dollari per averla ma lui rifiuta. La donna allora afferma che se si trovasse l'acquirente giusto se ne potrebbe ricavare una cifra venti volte superiore e propone a Johnny di fare a metà. In risposta, il detective le offre da bere e poi i due iniziano a baciarsi. La donna gli propone di fare sesso e questa volta Johnny accetta l'offerta. I due aprono un divano letto e vi si distendono. La donna inizia ad eseguire una fellatio su Johnny. Una volta eccitato a sufficienza Johnny si distende sulla donna e la penetra davanti. Non pago, la fa girare e si concede anche una penetrazione anale. Dopo aver terminato di fare sesso, con un sotterfuglio la donna riesce a colpire alla testa Johnny e a tramortirlo. Poi gli ruba la valigetta e se va. Ma una volta giunta da Mueller, quest'ultimo ha un'amara sorpresa: la valigetta contiene semplicemente una statuetta di Gesù. Mueller ride e dice: “La terrò come ricordo”, non senza aggiungere subito dopo che prima o poi riuscirà a trovare la statuetta di giada.


Johnny si sveglia ed estrae da un comodino la vera valigetta. La scena finale mostra Johnny vicino al Ponte della Baia. Il detective sentenzia amaramente: “Non importa quanto valga un oggetto, di certo non vale una vita umana. Qualcosa mi dice che dovrei buttare questa statuetta nel fiume ma alla fine io sono solo un essere umano ed essa vale un mucchio di quattrini”.

“China Cat”, diretto l'anno successivo sempre da Bob Chinn, è il sequel di “The Jade Pussycat” ma ne parleremo in una prossima recensione.

SCHEDA TECNICA

The Jade Pussycat
(USA, 1977, 80 min.)
Regia di Bob Chinn
Sceneggiatura di Bob Chinn
Cast: John Holmes (Johnny Wadd) (con il nome di John C. Holmes), Georgina Spelvin (Alexandra), Linda Wong (Jasmine), Steve Balint (Mueller), Paula Wain (Laureen) (con il nome di Christian Sarver), Bonnie Holiday (Sharon), Jessica Temple-Smith (Jenny), Jon Martin (Paul) (con il nome di Lyle Stewart), Mimi Zuber (Cathy), Jimi Lee (Tang), Bob Chinn (Frankie) (con il nome di Daniel Husong), Mark Lewis (Desk Clerk) (con il nome di Mark Ross), Elliot Lewis (il senzatetto) (con il nome di Jon Gimbel)
Prodotto da Damon Christian (con il nome di Richard Aldrich)
Direttore della fotografia Lazlo Crovney

lunedì 31 marzo 2014

3 A.M.

È stato già ripetuto tante volte su questo blog, i film della “Golden Age of Porn” erano molto diversi dalle attuali produzioni. È ciò è particolarmente vero per quanto riguarda la pellicola che mi accingo a recensire. Un dramma familiare, vagamente ispirato alle opere di Bergman se mi è consentito il paragone forse un po' azzardato, è la struttura portante di “3 A.M.”, girato nel 1975 da Robert McCallum, un ex direttore della fotografia che fino a quel momento si era cimentato con il genere softcore. McCallum ci porta alla scoperta di quel che avviene all'interno di un nucleo familiare che si trova posto di fronte alla pedita di un suo membro, mettendo a nudo sentimenti, senso di solitudine o addirittura di colpa, senza indulgere mai in giudizi morali. Sì, me ne sono accorto anche io, ho utilizzato termini quali “membro” e “mettere a nudo” il che, trattandosi pur sempre di un porno, rischia di inficiare la serietà di quel che vado affermando. Ma tant'è, i lettori avranno già fatto l'abitudine a questo genere di scivoloni linguistici.


Ma, ritornando appunto alla disamina seria ma non seriosa di “3 A.M.”, c'è da aggiungere che anche i passaggi del film che mostrano l'incesto consumato tra fratello e sorella e tra zia e nipote vengono trattati privilegiando gli aspetti psicologici che questi sottendono e hanno dunque poco a che vedere con quella morbosità tipica su “youporn”. Come ben suggerito da altri, è piuttosto possibile ritrovare delle analogie con “Soffio al cuore” del maestro francese Louis Malle. Evidentemente non ci si improvvisa registi, nemmeno hard, è necessario conoscere la storia del cinema e i suoi principali interpreti. Per il resto, la fotografia è ben curata, la sceneggiatura sufficientemente ben scritta, la colonna sonora innovativa. Per quanto McCallum sia maggiormente conosciuto per i titoli che diresse successivamente (come ad esempio “V The Hot One” e “Amanda by Night”), questo film può essere decisamente annoverato tra le migliori realizzazioni della “Golden Age of Porn”. In ultimo, l'interpretazione di Georgina Spelvin è una spanna al di sopra della media dei film hard. Ma questa è tutt'altro che una novità. Passiamo ora alla trama.


Esterno notte. La macchina da presa effettua una lenta panoramica sulla spiaggia di Long Island. Si ode solamente l'infrangersi delle onde sulla battigia. Poi viene inquadrata una villetta, l'obiettivo zooma su una finestra aperta mostrandoci l'interno. Una voce femminile fuori campo presenta i componenti del nucleo familiare mentre in sottofondo si fanno sempre più intensi i gemiti di una coppia intenta a fare l'amore nella propria camera da letto: si tratta di Elaine (Rhonda Gellard) e Mark (Frank Mauro). In altre due stanze i loro figli, Ronnie (Charles Hooper) e Stacey (Clair Dia), sono svegli e ascoltano visibilmente turbati i rumori provenienti dalla stanza dei genitori. Anche Kate (Georgina Spelvin), voce narrante della storia e sorella di Elaine, non riesce a dormire. E ne ha ben donde considerato che da quindici anni è l'amante segreta del cognato. Terminato l'amplesso, marito e moglie iniziano a discutere. Lui la accusa di tenere più agli agi derivanti dalla sua posizione professionale che alla sua persona. È stanco della vita che conduce, sente il bisogno di allontanarsi dal nucleo familiare. Mark esce di casa e si dirige verso il lussuoso yacht ormeggiato poco distante. Ma una volta salito sull'imbarcazione si accorge di essere stato preceduto da Kate. I due iniziano a fare l'amore poi Mark confida alla cognata l'intenzione di allontanarsi per sempre. Kate reagisce con rabbia, i due amanti litigano sul ponte della nave, poi lei afferra una bottiglia con la quale colpisce violentemente al capo Mark. L'uomo cade in acqua. Kate si tuffa per salvarlo ma l'uomo è ormai scomparso tra i flutti. Kate, sconvolta, torna a casa evidentemente decisa a serbare il segreto sul suo ruolo nella tragica vicenda.


Diversi giorni dopo, l'intera famiglia è ancora alle prese con il lutto, seppur ognuno a modo suo. Elaine cerco conforto nell'alcool e ci vuole tutta la grinta di Kate per farla recedere da tale consolazione. Entrata nella sua camera, l'afferra con decisione e la sospinge a forza sotto la doccia. Elaine tenta di resistere, scalcia ma Kate è irremovibile. Le urla della donna vengono udite dai suoi figli che, sempre più sconvolti, alzano al massimo il volume dello stereo per non ascoltare. Dopo essersi ripresa e aver comunicato il proprio dolore alla sorella, Elaine si allontana dall'abitazione. Kate rimane momentaneamente soloa con i nipoti nella villetta. Ogni luogo della casa le ricorda i momenti di intensa passione carnale trascorsi con Mark. Le capita così di sognare ad occhi aperti di lei e del cognato intenti a far l'amore. Ritiratasi nella propria camera, Kate si abbandona a una struggente masturbazione.


Mentre Kate è intenta a fare la doccia, una hippie (Judith Hamilton, nella vita reale compagna della stessa Spelvin) si avvicina alla villetta alla ricerca di un telefono. La ragazza bussa alla porta ma, non ricevendo risposta, entra nell'abitazione e si trova di fronte Kate. Si spoglia ed entra nella cabina. Le sue mani sapienti esplorano il corpo di Kate che quasi non riesce ad opporre resistenza alla sconosciuta, anzi ben presto essa si abbandona ai propri sensi dando vita a una sequenza saffica che rimane a mio avviso tra le migliori della cinematografia hard. Poi la ragazza si riveste e si allontana dalla villetta. Kate, rimasta sola nella doccia si abbandona a un atto masturbatorio quasi doloroso nella sua intensità emotiva. Ma, evidentemente, la ragazza è stata solo una proiezione della mente di Kate.


Stacey e Ronnie compiono una gita a cavallo lungo la spiaggia. Si confrontano a lungo rispetto al dolore che avvertono. Ma tra fratello e sorella sembra esserci qualcosa di più una semplice complicità dettata dall'effetto, forse i due si sentono sessualmente attratti l'uno dall'altro. Elaine nel frattempo è giunta in città e si reca a bordo dello yacht di un insegnante di tennis. All'interno della cabina, i due consumeranno un rapporto. Elaine torna a casa e parla con la figlia. Anche Ronnie avverte il bisogno di parlare, ma lo fa con Kate. Elaine, rimasta sola nella sua stanza, guarda a lungo una foto del marito poi, all'improvviso, la infilza all'altezza del pube con un paio di forbici.
La sera Ronnie si avvicina alla casa di Vicky, una giovane vedova che abita a poche decine di metri, è la osserva di nascosto. La donna, che forse si è accorta della presenza del ragazzo, inizia a masturbarsi sensualmente, contribuendo a mettere ancor più in subbuglio gli ormoni di Ronnie. La sera successiva, con una scusa, il ragazzo fa visita alla donna. Saranno sufficienti pochi attimi per passare dai convenevoli di rito a momenti molto più intimi. Nel frattempo, Stacey sta perdendo la propria verginità ad opera della zia. La mattina dopo, Stacey osserva il fratello far ritorno dall'abitazione di Vicky. Lo raggiunge così in camera e i due si abbandonano a un rapporto incestuoso. Ora che tutti sembrano aver trovato un modo per far fronte all'assenza di Mark, Kate è l'unica che continua a non riuscire a risolvere la propria sofferenza. Decide dunque di registrare una confessione della relazione con il cognato e di quel che accadde quella funesta sera. Ma Ronnie, non visto dalla zia, ascolta casualmente le sue parole e si allontana per raggiungere la sorella e giocare con lei in spiaggia. Kate, ha deciso. È giunto il momento di fare i conti con i propri sensi di colpa. Così si avvia verso la riva, si spogia ed entra in acqua spingendosi sempre più al largo. Stacey se ne accorge e prova a richiamare la sua attenzione ma il fratello sembra disinteressarsi alla sorti della zia. Stacey rientra in casa, avverte la madre e le due provano nuovamente a far recedere Kate dall'insano proposito. Ronnie, invece, ha preso dal registratore la cassetta e, tornato in spiaggia, la lancia con rabbia in acqua.

SCHEDA TECNICA

3 A.M.
(USA, 1975, 86 min.)
Regia di Gary Graver (con il nome di Robert McCallum)
Sceneggiatura di Tony Crechales
Cast: Georgina Spelvin (Kate), Charles Hooper (Ronnie), Clair Dia (Stacey) (con il nome di Claire Dia), Rhonda Gellard (Elaine), Sharon Thorpe (Vicki), Frank Mauro (Mark), Rob Rose (Morgan), Judith Hamilton (la ragazza sotto la doccia)
Prodotto da Gary Graver (con il nome di Robert McCallum)
Direttore della fotografia R. Michael Stringer (con il nome di Michael Stringer)

domenica 2 febbraio 2014

The Private Afternoons of Pamela Mann

Nella prima metà degli anni settanta, dopo il successo di pubblico di “Deep Throat” o “Behind the Green Door”, la critica si accorse che alcuni film porno avevano in sé tali e tante qualità da costringerla ad occuparsene con la medesima attenzione che rivolgeva alla cinematografia mainstream. Così accadde anche per “The Private Afternoons of Pamela Mann”, una sofisticata commedia magistralmente diretta da Radley Metzger in cui i personaggi si rivelano nel corso della storia diversi da quel che sembrano o fingono di essere. “The Private Afternoons of Pamela Mann” sancisce anche l'esordio nel genere porno di Radley Metzger.
Il film fu girato in meno di una settimana a causa dello scarso budget che la produzione mise a disposizione del regista, conseguenza diretta forse dell'insuccesso della sua precedente opera. Eppure, i valori tecnici (la fotografia in primis) sono eccellenti e la sceneggiatura arguta e divertente. Per ovviare a possibili problemi di censura, fu operato un taglio di circa sette minuti di una sequenza di cui si dirà in seguito.
Da un punto di vista squisitamente tecnico segnalo che il film, girato in Super16 come quasi tutte le opere di Metzger, comporta un effetto “widescreen” (di allungamento) che se a schermo pieno, come nel caso delle sale cinematografiche, è ininfluente per la visione, non lo è invece nel caso di fruizione domestica del film. Ecco perché a volte l'immagine appare lievemente bloccata al centro.


I titoli di testa del film scorrono sull'immagine di una donna che si sta truccando. Un artificio, un inganno per dare di sé un'altra immagine. Una musichetta da fiera di paese fa da contrappunto e così accadrà in tutti i momenti salienti della pellicola.
Frank (Eric Edwards), un detective privato e “voyeur da generazioni” come confiderà in seguito, si aggira munito di caschetto con telecamera incorporata all'esterno di un palazzo riprendendo di nascosto quel che avviene al di là di una finestra: una donna sta praticando una fellatio a un uomo. Scopriamo che Frank è un detective privato (un classico personaggio di molti film della Golden Age) specializzato in adulterio. Nella scena successiva Frank sta mostrando a un uomo la prova del tradimento. L'uomo reagisce con rabbia alla visione del filmato, si chiede come lui, sì lui, abbia potuto farlo ed è chiaro a questo punto l'orientamento sessuale del cliente.
Frank si reca a un appuntamento in un palazzo nel centro di Manhattan. Mr. Mann, un editore di riviste per soli uomini interpretato da Alan Marlow, sospetta che sua moglie (“una donna dinamica e intelligente che svolge il suo lavoro di psicoterapeuta nei ghetti, una amante della solitudine, delle buone letture nei parchi ma in grado di cavarsela benissimo anche insieme alla gente”) lo tradisca e intende scoprire la verità. Mr. Mann pensa che la moglie, affascinata dal personaggio scandalo del momento ovvero la protagonista di “Deep Throat”, voglia imitarne le gesta con qualche sconosciuto. A questo punto la scena si interrompe brevemente per mostrarci Pamela (Barbara Bourbon) che, sdraiata nel suo letto intenta a fare colazione, si sottopone alle domande di una sondaggista riccioluta (“Sono qui per apportare un contenuto socialmente redentore al film” affermerà a un certo punto la sondaggista) rispondendo con dei laconici “sì” o “no”. Poi Pamela telefona alla sua amica Klute (Georgina Spelvin), uno strano tipo di prostituta che intende la propria professione quasi fosse una missione sociale. Nel frattempo, nell'anticamera dell'ufficio va in scena un bizzarro siparietto. Un impiegato si avvicina alla segretaria e inizia a masturbarsi lentamente di fronte a lei. La donna reagisce con malcelata indifferenza alla performance dell'uomo che, dopo poco, eiacula abbondantemente sul suo volto.


Frank, accettato l'incarico, pedina la consorte di Mr Mann in un parco pubblico vicino al ponte di Brooklyn. Qui riprende Pamela mentre prima abborda uno sconosciuto (Marc Stevens, soprannominato Mark “10½” Stevens per ovvie ragioni) con una frase che se non fosse detta da lei potrebbe anche apparire volgare (“vuoi divertirti marinaio?”) e poi, al riparo di un cespuglio, esegue su di lui una fellatio (la scena è stata in realtà girata in interni, come si intuisce chiaramente dalle piante in vaso che circondano i due attori, a causa del divieto della municipalità di New York di girare scene di sesso in luoghi pubblici). Soddisfatto di sé, Frank ritorna nell'ufficio di Mr Mann per mostrargli quanto raccolto. Sullo schermo scorrono le immagini al rallenty della fellatio. Convinto che il suo cliente possa rimanere turbato da ciò che ha ripreso nel parco, Frank tenta di fornire una spiegazione psicologica dei comportamenti della donna.
Frank: “La fantasia della gola profonda potrebbe dimostrare l'esistenza di un problema sopraggiunto nel corso della fase orale di sua moglie, cioè all'incirca all'età…”
Mr Mann: “… del consenso”
Frank: “Oh no, molto prima”
“Ha bisogno di un cazzo in gola quanto un'altra donna ha bisogno di una torta al cioccolato in gola”, commenta Eric.
Ma Frank non sembra rendersi conto che Mr Mann non è rimasto affatto turbato dalla scena a cui ha assistito, anzi si direbbe quasi compiaciuto, e continua nella sua spiegazione. Ancora una volta, mentre i due discorrono, nell'anticamera dell'ufficio va in scena il solito siparietto. Solo che questa volta la segretaria ha l'accortezza di indossare un bavaglino di carta per evitare di sporcarsi l'abito.
La scena seguente ci mostra Klute in una stanza d'albergo con Hiram Wood (protagonista insieme a lei di una memorabile sequenza in “The Devil in Miss Jones”). L'uomo finge di essere gay perché desideroso di mettere alla prova le sue abilità di recitazione in vista di un provino a Broadway. Ma anche Georgina finge. Lei sa benissimo che Hiram non è gay e decide di stare al gioco solo perché da tempo desidera andare a letto con lui. Al termine del rapporto l'uomo corre in strada e comunica alla sua fidanzata di aver brillantemente superato la prova. Georgina invece telefona a Pamela e le racconta quel che le è accaduto.
Frank è di nuovo nell'ufficio di Mr Mann. Gli sta mostrando un altro filmato in cui Pamela appare insieme a un'altra donna mentre sta praticando una fellatio a un uomo baffuto. 
Frank: “Il desiderio di rapporti saffici potrebbe invece dimostrare una insicurezza, una inadeguatezza rispetto ai soggetti del sesso opposto”.
Mr Mann: “Forse lei non è in grado di comprendere la profondità, o la semplicità, di Pamela…”
Ma Frank insiste con la sua analisi.


Pamela si reca in un giardino pubblico, si siede su una panchina per leggere un libro ma viene subito raggiunta dalla sondaggista che la sottopone ad altre domande prima di allontanarsi nuovamente. Pamela riprende a leggere il suo libro. Ma dopo pochi istanti un uomo e una donna si siedono accanto a lei e, sotto la minaccia delle armi, la costringono a seguirli.
Ed è qui che interviene il primo taglio. Ho potuto ricostruire quel che segue attraverso la visione di una copia del film censurata in cui però era stata reinserita la scena prelevandola da una copia integrale su cassetta VHS. Devo ammettere che la sequenza mi ha profondamente turbato e la riporto senza compiacimento alcuno, solo per restituire nella sua interezza la trama.
Una mercedes entra in un garage sotterraneo e immediatamente dopo la saracinesca si chiude. A bordo ci sono Pamela e i suoi due rapitori. La donna tenta di scappare correndo verso la porta che dà alle scale ma la trova bloccata. I due rapitori la chiudono in un angolo, DLR imbraccia un fucile e glielo punta contro. Gillis afferra alle spalle Pamela e la trascina sul cofano della macchina. Pamela urla e scalcia. DLR le scopre il seno mentre la schernisce: “Adesso ci divertiremo un po'!”, “Ti piace lottare?”, “Vuoi scendere, non è vero?”. Dopo averle tolto la gonna e le mutandine, la donna inizia a leccare il sesso di Pamela che urla e si contorce per il terrore. Ma, lentamente, sembra iniziare a provare piacere. Gillis inizia a massaggiarle i seni. Pamela, sempre più eccitata, volge il viso verso quello dell'uomo e i due si baciano. Improvvisamente, l'uomo trascina a forza Pamela in un angolo e la fa distendere con le spalle appoggiate a una catasta di pneumatici. Gillis estrae una pistola e la punta contro Pamela. “È il mio turno! Forza, legala” e la complice tira fuori una corda con cui lega i polsi di Pamela. Gillis, sempre puntando la pistola, inizia a masturbare con le dita Pamela. Poi passa l'arma a DLR che continua a schernire Pamela: “Te la sei veramente cavata prima, non è vero? Pensavi di non farcela e invece ci sei riuscita…”, “Riesci a trattenere il fiato? Riesci a respirare sott'acqua? Adesso avrai quel che meriti…”. Gillis si slaccia la patta dei pantaloni mentre DLR urla: “Apri quella bocca, di più! Di più! Succhiagli il cazzo”. Gillis infila il suo pene nella bocca di Pamela e inizia a spingerlo con forza. Pamela però cerca di opporre resistenza. Darby Lloyd Rians afferra allora il membro di Gillis e inizia a leccarlo dopo aver ordinato a Pamela di guardare. Dopo un po', Gillis torna a infilare il suo sesso nella bocca di Pamela. Darby Lloyd Rians continua a impartire ordini alla donna: “Apri la bocca, di più! Succhia quel cazzo! Tieni la testa all'indietro e la bocca aperta!”. Legge anche una sentenza della Corte di Cassazione americana sulla pornografia. Gillis viene in bocca a Pamela e Darby Lloyd Rains grida: “Ingoia! Ingoia! Lecca, lecca ogni goccia!”. Pamela esegue passivamente l'ordine della donna. Alla fine, dopo aver leccato il glande di Gillis, Pamela viene abbandonata nel garage dai due violentatori che si allontanano. Rimane a terra, le mani ancora legate dietro la schiena, le mutandine a poca distanza dalle sue gambe. Fine della sequenza tagliata.
Mentre nell'anticamera dell'ufficio va in scena ancora una volta il solito siparietto, Frank mostra a Mr Mann un altro filmato in cui Pamela e Klute hanno un rapporto lesbico.
Più tardi Pamela telefona da una cabina all'ufficio del marito. La segretaria le comunica che il marito è fuori per una conferenza. Lei lascia detto che si recherà a un ricevimento. Non appena esce dalla cabina la sondaggista la blocca per porgli l'ennesima domanda. Pamela si reca dunque al ricevimento e lì ha un fugace rapporto sessuale con un candidato politico conservatore interpretato da Sonny Landham che, per una sorta di strana ironia, anni dopo si candiderà alla carica di Governatore del Kentucky ma poi sarà costrtto a ritirarsi per problemi procedurali.


Frank è in strada. Ad un certo punto incrocia lo sguardo di Pamela dietro una finestra. I due si osservano a lungo. Poi la donna esce dall'edificio, si siede su una panchina e viene raggiunta dal detective. I due chiaccherano per un po'. Pamela invita l'uomo a casa sua. Ma Frank ha ancora qualcosa da fare prima. Torna nell'ufficio di Mr. Mann. Prima che i due si incontrino vediamo la segretaria che distesa sulla scrivania si masturba e dice all'impiegato che non è più disposta ad accontentarsi di recitare un ruolo passivo. Frank parla con Mr Mann e gli dice di aver incontrato la moglie e di averci parlato. Frank esce dall'ufficio in uno stato di euforia e si reca all'appuntamento. Una volta a casa della donna, le chiede di poter fare una telefonata. Chiama l'ufficio di Mr Mann ma la segretaria gli risponde che il principale è fuori per una conferenza. L'immagine si allarga e vediamo che questa volta è la donna a masturbare l'impiegato. Pamela fa il suo ingresso nella sala dove la attende Frank. Indossa un elegante abito nero. Ad un certo punto ne solleva maliziosamente il bordo mostrando che non indossa mutandine. Frank è ormai ai suoi piedi.
I due si distendono su un tappeto. Un enorme specchio riflette l'immagine dei loro corpi avvinti. Al termine del rapporto i due si appoggiano esausti con le spalle allo specchio. È a questo punto che entra in scena la cameriera di Mr Mann. Frank la guarda sbigottito. È uno dei due violentatori di Pamela. La donna si spoglia e si unisce ai due amanti.
Frank attende Mr Mann in garage. Arriva la macchina dell'uomo. Ad aprirgli la portiera è l'autista, un altro personaggio che Frank ha avuto modo di conoscere. È infatti l'altro violentatore. Frank dice a Mr Mann di aver fallito nell'incarico e, pertanto, di non voler essere pagato.


La scena seguente si svolge in camera di Pamela. La donna sta guardando l'intero girato di Frank. Per la stanza si aggira la sondaggista che pone un'altra domanda alla donna prima che faccia il suo ingresso Mr Mann. La sondaggista se ne va e marito e moglie si distendono sul letto. Commentano le immagini e parlano di Frank, di come egli si sia fatto usare per le loro fantasie. Ad un certo punto al videocitofono suona l'uomo della fellatio nel parco pubblico. Capiamo dalle sue parole che anch'egli è un detective privato che aveva lavorato in precedenza per Mr Mann e che si è prestato al gioco della coppia. Mr Mann e signora, sempre guardando le immagini, fanno sesso con passione. Il film si chiude con una tela che scende dall'alto a coprire i due amanti. Scorrono i titoli di coda in cui si preannuncia un sequel del film (“Pamela Mann's Horn of Plenty”) che non fu mai girato.

SCHEDA TECNICA

The Private Afternoons of Pamela Mann
(USA, 1984, 83 min.)
Regia di Radley Metzger
Sceneggiatura di Radley Metzger
Cast: Barbara Bourbon (Pamela Mann), Eric Edwards (Frank), Alan Marlow (Mr Mann), Georgina Spelvin (la prostituta), Doris Toumarkine (la sondaggista) (con il nome di Lola LaGarce), Marc Stevens (l'uomo del parco), Sonny Landham (il candidato politico), Jamie Gillis (il violentatore) (con il nome di Jamey Gillis), Darby Lloyd Rains (la violentatrice), Kevin Andre (il primo cliente di Frank), Day Jason (la segretaria) (con il nome di Naomi Jason), Levi Richards (Hiram Wood) (con il nome di John Ashton), David Savage (l'impiegato dell'ufficio di Mr Mann).
Prodotto da Ava Leighton (con il nome di L. Sultana)
Direttore della fotografia Paul Glickman (con il nome di Marcel Hall)

mercoledì 14 agosto 2013

The Devil in Miss Jones


L'anno successivo alla realizzazione di “Deep Throat”, Gerard Damiano torna dietro alla macchina da presa e centra un nuovo successo di pubblico girando un film che definiremmo onirico e che si pone agli antipodi, per intensità drammatica, rispetto alla precedente opera. Con lui ritroviamo il bravissimo Harry Reems, questa volta alle prese con un ruolo di genere diverso, ma non più Linda Lovelace, rimpiazzata da una semisconosciuta attrice trentasettenne, Georgina Spelvin, la quale dimostrerà, grazie all'intensa recitazione in questo film, di avere delle doti interpretative difficilmente riscontrabili tra le altre star del cinema porno. La Spelvin si carica letteralmente il film sulle spalle, dandogli spessore. Non era certamente dotata di un fisico mozzafiato, alcuni addirittura la considerano come una delle più brutte attrici porno di sempre ma, a nostro giudizio, aveva un fascino non comune e, ciò che più conta, sapeva recitare. Georgina Spelvin interpreta un ruolo non nuovo nella sua carriera, ovvero quello della zitella che improvvisamente avverte un risveglio dei sensi e si trasforma in un demone del sesso (come ad esempio in “Sleepy Head”) prima di essere destinata a una tragica fine. Si tratta anche della prima volta in cui recita con questo nome d'arte (all'anagrafe si chiama in realtà Michelle Graham), assai in uso peraltro come pseudonimo nel teatro americano. Secondo quanto ebbe a dichiarare nel corso di una puntata del talk show “Dave's Old Porn”, sul set le fu chiesto di occuparsi anche delle pulizie e della cucina. Da sottolineare che anche Clair Lumiere fu inizialmente assoldata per occuparsi delle pulizie e successivamente le fu proposto di girare la scena di amore saffico con la Spelvin dietro compenso di 100 dollari.


Il film è liberamente ispirato all'opera teatrale di Jean Paul Sartre “A porte chiuse” del 1944. Nell'opera dello scrittore e filosofo francese un valletto introduce in una stanza priva di finestre e di specchi tre personaggi (un disertore brasiliano fedifrago, una lesbica e una donna dell'alta società). Pian piano questi comprendono di essere lì per torturarsi a vicenda, cosa che, nonostante ne siano consapevoli, fanno, gli uni tormentando gli altri con domande e commenti sulla loro vita precedente, sui delitti, miserie, desideri e passioni. I personaggi sono in grado di vedere ciò che accade sulla Terra, nella misura in cui ciò riguarda ancora loro, ma a mano a mano la connessione si fa più labile e le visioni scompaiono, lasciandoli da soli con loro stessi e gli altri due. Verso la fine del dramma il disertore scopre che la porta è sempre rimasta aperta ma né lui né le due donne sono ormai in grado di lasciare la stanza, imprigionati nella rete di rapporti che hanno creato. Partendo dall'opera di Sartre, Damiano mette in scena un racconto esistenziale dalle forti venature drammatiche, una chiave di lettura del nostro rapporto con il sesso e con l'amore più in generale. Passiamo ora alla trama.


Dopo un intrigante dialogo sotto forma di flashforward (un procedimento narrativo poco utilizzato nel genere), troviamo Justine Jones sola nella sua casa. Abbassa le tapparelle dopo aver osservato un uomo allontanarsi in macchina. Si sposta nella camera da letto. La sua immagine si riflette in uno specchio. Osserva tristemente il suo corpo che non conosce il piacere. Entra in bagno, si distende nuda nella vasca e decide di togliersi la vita tagliandosi le vene con una lametta. L'intera sequenza del suicidio ha come sottofondo il brano musicale “I'm Coming Home” interpretato da Linda November (ai più questo nome dirà poco ma stiamo parlando di una cantante che come corista ha lavorato con artisti del calibro di Ray Charles, Frank Sinatra, Barbra Streisand e Gloria Gaynor).


In evidente stato confusionale, Miss Jones si ritrova in una grande stanza ammobiliata alla presenza del misterioso Abaca che le spiega di trovarsi nel Purgatorio perché non possiede i requisiti necessari per entrare in Paradiso, giacché lei stessa ha commesso un omicidio decidendo di togliersi la vita, né di poter entrare all'Inferno in virtù della sua condizione di verginità. Decisamente contrariata per il fatto di essere costretta a rimanere in quella sorta di limbo, Miss Jones implora Abaca di lasciarle “guadagnare” il proprio posto agli inferi tornando sulla Terra e trasformandosi nell'incarnazione della lussuria. Abaca accetta e Justine può vivere così una serie di esperienze sessuali che demoliscono tutti quei tabù universalmente riconosciuti (l'autoerotismo, la doppia penetrazione che in quel periodo era assai raro veder rappresentata, il piacere saffico). Qui Damiano fa sfoggio di buone letture (De Sade, Freud, Sartre come già detto) e fa i conti, criticandola, con la propria cultura cattolica d'origine (la scena con il serpente, simbolo del peccato, dove il dettaglio della bocca della Spelvin ci regala una delle sequenze più erotiche di tutta la cinematografia porno).


Ma, proprio quando sta finalmente godendo i piaceri della carne, il tempo concessole si esaurisce e Miss Jones è costretta ad affrontare l'eternità dell'Inferno. L'idea la inorridisce ma Abaca la rassicura dicendole che troverà il luogo “abbastanza accogliente”. Justine si ritrova così confinata in una piccola cella in compagnia di un uomo impotente e sessualmente apatico (lo stesso Gerard Damiano), il cui unico interesse risiede nell'entomologia. Justine lo implora disperatamente di fare sesso con lei ma l'uomo le chiede semplicemente di tacere mentre ascolta il ronzio di insetti immaginari. Intrappolata senza via di scampo alcuna, Miss Jones inizia a urlare disperatamente, conscia com'è che non potrà mai soddisfare quelle voglie da poco conosciute se non masturbandosi per tutta la vita. Questa sarà la penitenza riservatale in sorte.


Il film, nei soli Stati Uniti, incassò al botteghino circa 15 milioni di dollari, entrando tra i primi dieci titoli di maggior successo di quell'anno, appena dietro “Luna di carta” con Ryan O'Neil e ”Agente 007 – Vivi e lascia morire” con Roger Moore. La rivista “Variety” scrisse che “Damiano ha sapientemente costruito un melodramma Damiano ha sapientemente modellato un melodramma bizzarro che inizia con una sequenza degna di qualsiasi opera teatrale” e che “con 'The Devil in Miss Jones' il porno si avvicina a una forma d'arte che i critici faranno fatica a non riconoscere in futuro”. La pellicola ha avuto, tra gli altri, un sequel interpretato dalla stessa Georgina Spelvin nel 1982, “The Devil in Miss Jones 2”.
Buona visione e, come scritto sulla locandina del film, “If you have to go to Hell… go for a reason”.

SCHEDA TECNICA

The Devil in Miss Jones
(USA, 1973, 68 min.)
Regia di Gerard Damiano
Sceneggiatura di Gerard Damiano
Cast: Georgina Spelvin (Justine Jones), Harry Reems (The Teacher) (con il nome di Harry Reams), John Clemens (Abaca), Marc Stevens (il secondo partner di Justine) (con il nome di Mark Stevens), Levi Richards (il terzo partner di Justine) (con il nome di Rick Livermore), Judith Hamilton (prima partner di Justine) (con il nome di Clair Lumiere), Sue Flaken (seconda partner di Justine), Gerard Damiano (l'uomo rinchiuso nella cella) (con il nome di Albert Gork)
Prodotto da Harry Reems (con il nome di Herb Streicher)
Direttore della fotografia João Fernandes