Visualizzazione post con etichetta Jamie Gillis. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Jamie Gillis. Mostra tutti i post

mercoledì 27 gennaio 2016

Fiona on Fire

Ieri sera mi sono recato alla Cineteca di Bologna per vedere “Fiona on Fire”, quarto titolo della rassegna dedicata al cinema porno degli anni settanta. La copia proiettata era la versione italiana del film. Sinceramente avrei preferito quella in lingua originale con sottotitoli anche perché il doppiaggio lasciava alquanto a desiderare. Sala quasi vuota, a differenza delle tre precedenti proiezioni. Finora ho visto “Devil in Miss Jones”, “The Private Afternoons of Pamela Mann” e “The Secret Dreams of Mona Q”. Sconsiglio vivamente la visione di quest'ultimo. Al di là delle velleità intellettualoidi del regista il risultato da un punto di vista estetico è scadente. Salterò “Phantasmes” di Jean Rollin e mi concentrerò invece sul gran finale che prevede sabato la proiezione di “Deep Throat”.


“Fiona on Fire” è un film del 1978 girato da Shaun Costello e da Kenneth Schwartz. Come per tutti i lavori di Costello, il sesso è sporco, violento. Non amo particolarmente questo regista anche se devo ammettere che in questo caso ha cercato quanto meno di abbozzare una narrazione plausibile. Peccato che gli attori, con l'eccezione di Jamie Gillis e di Sam Dean, non siano credibili nei loro ruoli. Non mi sorprende che Amber Hunt abbia avuto una carriera assai breve. Facendo il verso a Brian De Palma, Costello mette in scena una storia che ha al suo interno tutti quegli elementi che caratterizzano la sua personale visione del sesso: lo stupro, l'incesto, il sadomasochismo.
Un uomo e una donna stanno facendo sesso all'interno di una stanza buia. Al termine del rapporto, la donna si alza e si avvia verso la doccia. Mentre è sotto il getto dell'acqua, qualcuno in possesso delle chiavi di casa si introduce all'interno imbracciando un fucile da caccia e spara al volto della ragazza. Delle indagini viene incaricato il detective afroamericano Wilbur Davis (Sam Dean). Si scopre così che la donna si chiamava Fiona (Amber Hunt) ed era una modella. Davis procede all'interrogatorio del custode del palazzo, il signor Yanish (Simon Lupowitz) da cui però non ottiene informazioni particolarmente utili. Prima di lasciare l'appartamento l'ispettore e i suoi colleghi scoprono un taccuino con annotati alcuni nominativi. Davis decide così di rintracciarli uno per uno e di scoprire se fra di essi si nasconda l'assassino di Fiona.


Il primo sospettato è ovviamente il fidanzato, Steven Forneau (Jamie Gillis). L'ispettore lo interroga ma alla fine, convinto della sua ricostruzione dei fatti, lo lascia andare. Steven si reca a casa della sorella Camille (Marlene Willoughby). È molto scosso. La donna, che non ha mai gradito la relazione che il fratello intratteneva con la ragazza, lo tratta dapprima con durezza e poi, svelando l'incestuosità del loro rapporto, gli pratica una fellatio. Prende poi dell'eroina, prepara una dose e la inietta nelle vene del fratello. Steven è un tossicodipendente. Ritroviamo i due nella camera da letto. Camille indossa un completo da mistress e impugna una frusta. Steven è completamente nudo. Al collo porta un guinzaglio. La sorella lo umilia ripetutamente, lo costringe a leccarle il sesso e poi si fa penetrare.
Davis gira per le strade di New York. Parla con alcune prostitute. Le ammonisce. Sembra che sia alla ricerca di qualcuno. Il giorno successivo in commissariato si recano diversi mitomani che sostengono di essere i veri assassini di Fiona. I poliziotti, nel frattempo, prelevano da un supermercato in cui lavora un giovane ragazzo di nome Ronald (Victor Colicchio). Il suo nome era annotato in una pagina del taccuino di Fiona. Il ragazzo confessa di aver fatto sesso con la ragazza e di aver scoperto grazie a lei i piaceri del sesso. Davis si convince che Ronald non c'entri nulla con l'omicidio e lo congeda.


È notte e la polizia tiene d'occhio l'appartamento di Fiona. Una sagoma scura apre la porta d'ingresso e si introduce all'interno. Lo sconosciuto si fa strada con una torcia e tenta di impossessarsi di una preziosa statuina. È in quel momento che Davis, nascosto nella casa, accende le luci e sorprende così Sybil Dumont (Gloria Leonard), la manager di Fiona. La donna afferma di essere entrata nell'appartamento per riprendersi la statuina di sua proprietà. Rivela all'ispettore di essere in possesso delle chiavi di quella casa anche per via dell'intimo rapporto che la legava a Fiona. Le due donne erano dunque amanti.


Una limousine si aggira per le strade della città. Un afroamericano di nome Orville (Reggie De Morton), un magnaccia, è alle prese con una aspirante prostituta. La donna gli sta facendo una fellatio. Se riuscirà a farlo venire in fretta si guadagnerà un posto sul marciapiede e la sua protezione. La prostituta supera brillantemente la prova. Scesa la ragazza, la macchina prosegue il suo giro fino a quando si ferma davanti a Davis. L'ispettore sale a bordo. Lui e Orville sono fratelli. Anche il suo nome era contenuto contenuto all'interno del taccuino e Davis si è convinto che Fiona lavorasse per il fratello. Orville prima nega di conoscerla e poi, messo alle strette, rivela a Davis che le cose stanno in un altro modo. Era lui che lavorava per Fiona e non il contrario. La ragazza lo aveva contattato affinché lui le trovasse dei brutti ceffi in grado di simulare un'aggressione. Orville racconta al fratello l'episodio della metro. Due teppisti (John Leslie e Michael Thorpe) salgono sul vagone in cui viaggia Fiona e iniziano a importunare i presenti fino a che la ragazza rimane sola in compagnia di un'altra passeggera (Susaye London). Le loro intenzioni sono chiare. Le due donne tentano di fuggire ma solo Fiona riesce a nascondersi dietro la porta intercomunicante. L'altra ragazza viene violentata dai due teppisti sotto gli occhi apparentemente atterriti di Fiona. Finito con la ragazza i due forzano la porta e abusano anche di Fiona. Alla fine, appare Orville svelando così che si trattava di una messa in scena.


Il detective brancola nel buio. Improvvisamente, mentre sta pensando all'interno dell'appartamento di Fiona, la ragazza fa il suo ingresso. Sostiene di aver trascorso l'ultima settimana in uno chalet in montagna e di non essere a conoscenza di tutto ciò che è accaduto. Ma se Fiona è viva e vegeta chi è la ragazza assassinata? Dal racconto di Fiona e dalla successiva testimonianza di Steven Davis viene a sapere che la ragazza assassinata era la figlia di Yanish. Anche lei era tossicodipendente al pari di Steven e tra i due c'era una relazione.
Fiona è sola in casa e si sta masturbando. Nella casa irrompe Sybil armata di una pistola con l'intenzione di ucciderla ma, prima che possa farlo, viene colpita mortalmente alle spalle da Yanish con un coltellaccio. Dunque era Sybil la misteriosa assassina? Così sembrerebbe. Ritroviamo Davis a casa di Fiona. L'ispettore confessa alla ragazza di averla desiderata fin dal giorno del suo presunto omicidio. I due fanno sesso ma, alla fine, Davis le dice che deve arrestarla ugualmente giacché è lei che per gelosia ha ammazzato la figlia di Yanish. La ragazza lo insulta, lo apostrofa volgarmente ma l'ispettore, malgrado tutto, è risoluto e telefona alla centrale affinché Fiona venga portata in carcere.

SCHEDA TECNICA

Fiona on Fire (USA, 1978, 107 min.)
Regia di Kenneth Schwartz e Shaun Costello (con il nome di Warren Evans)
Sceneggiatura di Kenneth Schwartz
Cast: Amber Hunt (Fiona), Sam Dean (il detective Wilbur Davis), Jamie Gillis (Steven Forneau), Marlene Willoughby (Camille Forneau), Gloria Leonard (Sybil Dumont), Victor Colicchio (Ronald) (con il nome di Pepe Valentine), Reggie De Morton (Orville), Simon Lupowitz (Yanish), Susaye London (la ragazza violentata sul treno), John Leslie (uno dei due teppisti sul treno), Michael Thorpe (l'altro teppista) (con il nome di Alphonse Lavalle), Ursula Austin (la prostituta a bordo della limousine)
Direttore della fotografia Bill Markle
Prodotto da Kenneth Schwartz

domenica 24 gennaio 2016

Amanda by Night

Ieri sera ho assistito alla visione su grande schermo di “The Devil in Miss Jones”, uno dei migliori lavori di Gerard Damiano. L'eterogeneità del pubblico presente, per quanto non numeroso, mi ha fatto per un attimo dimenticare di trovarmi a Bologna, in una sala d'essai. Mi sembrava di essere seduto all'interno del World Theater di New York nei primi anni settanta del secolo scorso. Rispetto al film in sé non mi sento di aggiungere niente di più a ciò che ho già scritto in precedenza, anche se la scelta di proiettarlo in versione originale ma con i sottotitoli in italiano mi ha consentito di cogliere al meglio la scrittura dei dialoghi nonché l'ottima, e sottolineo ottima, interpretazione drammatica di Georgina Spelvin.
Oggi, invece, compio un balzo in avanti di un decennio circa per parlarvi di un altro film esemplificativo di ciò che, non a caso, va sotto il nome di “Golden Age of Porn”: “Amanda by Night”. Prodotto da Harold Lime e girato da Robert McCallum, è la storia di un detective di polizia e di una prostituta costretti, loro malgrado almeno inizialmente, a collaborare alla risoluzione di un duplice caso di omicidio.


Amanda Heather (Veronica Hart) è una prostituta d'alto bordo ormai uscita dal giro. Il suo fidanzato ed ex-protettore Friday (Jamie Gillis) le chiede di trovargli due ragazze disposte a sottoporsi a una seduta sadomasochistica con Blakely, un politico locale interpretato da John Alderman. La scelta cade sulla tossicodipendente Gwen (Samantha Fox) e su Beverley (Lisa DeLeeuw). A seguito però di una animata discussione, le due ragazze vengono uccise dall'uomo. Il detective Ambrose Hart (Richard Bolla) è incaricato di indagare sul caso e ben presto si convince che sia Amanda che Friday abbiano di che temere per le proprie vite in quanto scomodi testimoni. Non sarà facile però per Ambrose convincere Amanda ad aiutarlo. A complicare la faccenda ci si mette di mezzo anche Rosario (Ron Jeremy), un corrotto piedipiatti della buoncostume. Mi fermo qui, per non togliere ai lettori e alle lettrici il piacere della visione di “Amanda by Night”.
“Amanda by Night” si aggiudicò nel 1982 ben sei riconoscimenti da parte della Critics' Adult Film Awards, tra cui quello come miglior film, migliore regista e migliore attrice protagonista (a Veronica Hart).

SCHEDA TECNICA

Amanda by Night (USA, 1981, 95 min.)
Regia di Gary Graver (con il nome di Robert McCallum)
Cast: Veronica Hart (Amanda Heather), Robert Kerman (il detective Ambrose Hart) (con il nome di Richard Bolla), Jamie Gillis (Friday), Samantha Fox (Gwen), Beverley (Lisa DeLeeuw), John Alderman (il consigliere municipale Blakely) (con il nome di Frank Hollawell), Ron Jeremy (il detective Rosario)
Direttore della fotografia Gary Graver (con il nome di Robert McCallum)
Prodotto da Harold Lime

giovedì 19 giugno 2014

Midnight Heat

Roger Watkins è meglio noto, tra gli appassionati del genere horror, per aver diretto nel 1973 “Last House on Dead End Street” con lo pseudonimo di Victor Janos. Ma forse ben pochi di essi sono a conoscenza del fatto che egli si cimentò, sul finire degli anni settanta e per quasi tutti gli anni ottanta, con il genere pornografico. Nell'arco dunque di poco meno di un decennio Watkins continuò a proiettare, così come aveva fatto con “Last House on Dead End Street”, la sua cupa visione della società nelle proprie opere. Tra gli otto titoli all'attivo (tra cui segnalo “Her Name Was Lisa” e “Corruption”), “Midnight Heat” è quello che probabilmente meglio esplicita tale visione. La pellicola racconta le ultime ore di vita di un killer della mafia che, rintanatosi in una squallida stanzetta d'albergo per sfuggire alla vendetta di un boss, è costretto a fare i conti con le scelte autodistruttive che nel corso della propria esistenza lo hanno portato fino al punto in cui ora si trova. Detta così, potreste essere indotti a pensare di non trovarvi di fronte a un film pornografico. Sbagliereste però, perché Watkins non dimentica certo di mostrarci delle scene di sesso nel corso dello sviluppo della trama, solo che esse non spiccano per originalità o erotismo, non si pongono l'obiettivo di stimolare sessualmente lo spettatore quanto invece di mostrare come, in taluni individui, esso possa tradire una volontà di potenza (non a caso il film inizia con una citazione di Henry Miller, “Sex Can Become a Weapon”).


Alan (Jamie Gillis in una delle sue più struggenti interpretazioni) è un killer della mafia che attende il proprio inevitabile destino all'interno di una lurida stanza d'albergo in cui ha trovato rifugio. I suoi timori in effetti sono fondati. Dopo aver eseguito il suo ultimo omicidio su commissione, ha commesso l'errore di andare a letto sia con la figlia (Tish Ambrose) che con la moglie (Dixie Dew) del suo datore di lavoro (Fred Rain), un potente boss newyorkese. La permanenza forzata in questa sorta di sala d'attesa per l'Inferno dovrebbe convincerlo del fatto che egli è l'unico artefice del propro infausto destino, che la sua carica autodistruttiva lo ha portato a ricercare nel sesso unicamente il modo per scalare più velocemente possibile i gradini della propria ascesa criminale, come nel caso del suo incontro con la prostituta Nan (Susan Nero) che ci viene mostrato grazie all'uso del flashback. E tale convinzione sembra in effetti farsi breccia in lui mentre lo vediamo sdraiato nella penombra su uno spoglio letto in acciaio che fa assomigliare la stanza alla cella di una prigione.


Osserva dalla finestra il lento vagare di barboni e di ubriaconi per la strada (reso ancor più inquietante dall'utilizzo della tecnica di ripresa in slow-motion e dalla straziante colonna sonora di James Flamberg). Poi sfoglia le pagine di una Bibbia trovandovi non la salvezza dell'anima ma il biglietto da visita di un'agenzia di escort. Telefona e si fa mandare un paio di ragazze. Quelle che l'agenzia ha scelto per lui hanno caratteri opposti. Alla consumata Shirley (Joey Carson) fa da contrappunto l'inesperta Diane (Champagne). A loro Alan chiede di esibirsi in uno spettacolino saffico conclusosi il quale congeda Shirley e chiede a Diane di restare con lui per parlare. Nonostante i timori dell'altra squillo, la ragazza accetta.


I due iniziano a chiaccherare e tra di loro inizia a instaurarsi una strana dinamica. Entrambi hanno alle spalle un matrimonio fallito (lei con Tom, un killer della malavita interpretato da Michael Bruce, lui con una donna, interpretata da Sharon Mitchell, che lo accusava di essere apatico e di tenere dentro di sé le proprie emozioni). I due, alla fine, finiscono a letto insieme.


Il finale del film è scioccante e sicuramente inusuale per un film pornografico, quanto meno al giorno d'oggi. A terra giace un quotidiano. Sulla prima pagina compare il titolo “Eight Die In Hotel Fire”.

SCHEDA TECNICA

Midnight Heat
(USA, 1983, 78 min.)
Regia di Roger Watkins (con il nome di Richard Mahler)
Sceneggiatura di Roger Watkins
Cast: Jamie Gillis (Alan), Howard Feline (Nick), Dixie Dew (la donna anziana) (con il nome di D.D. Burke), Frederick Rein (il marito) (con il nome di Fred Rein), Tish Ambrose (Susan), Joey Karson (Shirley) (con il nome di Joey Carson), Champagne (Diane), Sharon Mitchell (la moglie di Alan), Michael Bruce (Tom), Susan Nero (Nan) (con il nome di Susie Nero)
Prodotto da Robert Michaels
Direttore della fotografia Larry Revene

domenica 15 giugno 2014

Hot Dreams

Cosa accade quando una moglie intrappolata all'interno della gabbia di un matrimonio senza più stimoli è preda di improvvise e incontrollabili fantasie erotiche? Ce lo racconta Shaun Costello che, sotto lo pseudonimo di Warren Evans, sceneggia, dirige e produce nel 1983 uno degli ultimi film della sua carriera, “Hot Dreams”. Si tratta di un'opera profondamente diversa da quelle che per tutto il corso degli settanta avevano caratterizzato l'attività del regista newyorkese. Basti pensare infatti a titoli quali “Water Power”, “Daughters of Discipline” o “Slave of Pleasure” per rendersi conto di come forse egli abbia troppo a lungo indugiato sull'uso della violenza (dal sadomachismo allo stupro) quale elemento di presunta eccitazione dello spettatore. In “Hot Dreams”, invece, ad andare in scena è l'immaginario erotico femminile e la ricerca del piacere sessuale, quel piacere ancor oggi troppo spesso negato da un mondo maschile e misogino. La sceneggiatura è ben scritta (a parte qualche ingenuità di cui darò conto in seguito) e le scene di sesso sono altamente coinvolgenti. Al fine di rendere appieno l'atmosfera onirica del film, Costello si avvale, quale direttore della fotografia, della collaborazione di Ron Dorfman e sottolinea le scene sessualmente più esplicite facendo un uso non consentito (ma ciò era la norma al tempo della “Golden Age”) del brano “Ommadawn Part One” di Mike Oldfield. Ma Costello non si dimostra solo un attento conoscitore della musica d'avanguardia giacché una delle scene iniziali di “Hot Dreams” (per inciso quella del bagno) è chiaramente una citazione da “Vestito per uccidere” di Brian De Palma.


Lisa Curtis (interpretata da Sharon Mitchell) è una bella donna che vive in uno spazioso ed elegante loft a New York. La sua professione è quella di fotografa erotica, mestiere che le ha regalato nel corso del tempo grandi gratificazioni personali e un indiscusso successo. L'unica nota stonata della sua vita è il marito Bob (Michael Bruce), un noioso ed egoista uomo d'affari. Il film inizia con i due coniugi a letto di primo mattino. Suona la sveglia e Bob, evidentemente eccitato, inizia ad accarezzare languidamente la moglie. Poi si volta verso la sveglia e pensa che sì, c'è tempo per concedersi una sveltina. Ricomincia dunque ad accarezzare Lisa ancora semiaddormentata, le scopre dapprima i seni e poi le natiche. Le sue mani si insinuano tra le gambe della donna. Alle sollecitazioni del marito Lisa sembra iniziare a provare un qualche piacere e, dopo aver spalancato le gambe, offre alla lingua esperta di Bob il proprio sesso umido. L'uomo non si fa certo pregare e inizia a leccarlo con consumata abilità. Dopo poco Lisa è ormai pronta per accogliere dentro di sé il membro di Bob. Ma, con comprensibile disappunto della moglie, egli raggiunge rapidamente l'orgasmo lasciandola insoddisfatta (“Shit!” la sentiamo dire a mezza bocca). Quel che è peggio, se possibile, è che Bob giustifica la sua frettolosità con il fatto che è in ritardo per andare al lavoro e si dirige quindi verso il bagno per farsi la barba. Lì lo raggiunge Lisa che, nel vano tentativo di riaccendere il desiderio nel marito, inizia a masturbarsi nella vasca ad idromassaggio con il bagnoschiuma. Ma l'uomo continua nella per lui più soddisfacente opera depilatoria, lanciando solo di tanto in tanto delle distratte occhiate in direzione della moglie. Improvvisamente, Lisa si sente afferrare alle spalle. Una mano energica le tappa la bocca. Lei tenta inutilmente di divincolarsi, poi alza lo sguardo in direzione dello sconosciuto aggressore e riconosce nel viso sfocato che le si materializza davanti quello di Bob. Ma si tratta semplicemente di una fantasia, di un sogno ad occhi aperti. Il marito è ancora di fronte allo specchio che continua a radersi compiaciuto. Lisa è costretta a soddisfare l'aggressore con un rapporto orale per poi essere presa da dietro con forza. Al termine della fantasia, Bob è ormai pronto per uscire di casa ed esce dal bagno salutando la moglie.


Lisa decide di telefonare alla sua migliore amica Renee (Tiffany Clark) e di confidarsi con lei. Le racconta che ultimamente le capita di essere preda di fantasie piccanti talmente coinvolgenti da non farle distinguere, se non alla fine, se si tratta di realtà o di immaginazione. Renee è affascinata da quanto udito e incoraggia l'amica a raccontarle più dettagliatamente tali fantasie. Le due donne si danno appuntamento in un parco pubblico per continuare la chiaccherata. Qui giunte, Lisa sembra però indecisa se proseguire nelle confidenze ma alla fine cede alle insistenze di Renee e le racconta di un'altra fantasia. Lisa sta partecipando a una elegante cena in compagnia del marito, del suo socio in affari John Van Zandt (Jamie Gillis) e della di lui moglie Ellen (Marlene Willoughby). Mentre i due uomini discutono di noiose questioni societarie, Lisa immagina Ellen semisvestita e in catene. Ben presto i due uomini e la donna spostano la discussione sul sesso e, con la collaborazione di un dotato maggiordomo (Alan Adrian), coinvolgono Lisa in un'orgia che si consuma direttamente sul tavolo imbandito.


Dopo questa confessione, Renee sottolinea che non c'è niente di sbagliato nell'avere delle fantasie. Lisa confida improvvidamente all'amica che Bob è ben dotato e ciò è esattamente quello che Renee si aspettava di sentire, tant'è che chiede a Lisa le chiavi del suo appartamento in prestito senza spiegarle il motivo. Poi le due si salutano e si allontanano. Mentre Lisa si dirige verso il set fotografico che la attende per una sessione di lavoro, Renee si dirige all'appartamento ma, mentre sta camminando per una via, è incuriosita da un telefono pubblico che squilla insistentemente. Decide dunque di rispondere e all'altro capo del telefono ode la voce di un uomo convinto di parlare con la “Weight Watchers Suicide Hotline”. Dopo un attimo di perplessità, Renee decide di assecondare l'anonimo interlocutore che nel frattempo ha iniziato a ordinarle di fare cose estremamente oscene. Renee controbatte all'uomo che sarebbe sconveniente eseguire i suoi ordini in pubblico e, alla sua proposta di spostare la conversazione in qualche altro luogo, decide di lasciargli il numero di telefono di Lisa. Quest'ultima, intanto, è giunta sul suo posto di lavoro. Ma è difficile fotografare tre ragazzi muscolosi (Dave Ruby, Joe Santini e George Payne) che indossano solo degli stringatissimi slip quando si è soggetti a improvvise fantasie erotiche ed ecco quindi che Lisa inizia a fantasticare di fare sesso con loro.


Renee, che nel frattempo è giunta a casa di Lisa, riprende la conversazione telefonica precedentemente interrotta. L'uomo le ordina di cercare uno specchio, operazione che richiede qualche minuto visto che Renee non è pratica della casa. Una volta trovatolo, le viene chiesto di masturbarsi con un dildo. E qui la sceneggiatura mostra qualche ingenuità, giacché la donna in questo caso impiega poco tempo a trovare l'oggetto che di per sé non dovrebbe fare bella mostra di sé in una casa. Mentre l'uomo le sciorina una serie di volgarità, Renee si masturba e si eccita a tal punto da non accorgersi del rientro di Bob nell'appartamento. L'uomo, piacevolmente sorpreso dalla scena che gli si mostra innanzi, decide lesto di approfittarne e i due, sempre sotto la regia dell'anonimo telefonista, fanno sesso sul divano. Una volta concluso il rapporto, Renee confida a Bob quel che sta accadendo alla moglie e gli consiglia di mostrarsi più disponibile con la donna. L'uomo, che inizialmente sembra non voler credere a quanto gli viene raccontato (“Oh, no, non mia moglie…”) decide infine di raccogliere il consiglio di Renee organizzando per la consorte un'orgia.


Mentre tutto ciò accade, Lisa è intanto alle prese con l'ennesima fantasia. Recatasi in una palestra per un massaggio rigenerante immagina di fare sesso con la procace massaggiatrice (Anna Ventura) e con altri tre clienti (due donne e un uomo, tra cui Joanna Storm). Ormai Lisa è pronta per quel che il marito ha in serbo per lei. Vediamo così i due recarsi al molo e salire su un lussuoso motoscafo che di lì a poco salpa per un giro nella baia di New York. Mentre sullo sfondo appare lo skyline della città con le torri gemelle e la Statua della Libertà, Lisa e l'amica del capitano di bordo Maxine (Sharon Kane) hanno iniziato ad amoreggiare. Alle due donne si aggiungono ben presto anche Bob e lo stesso capitano (Ashley Moore). L'armonia è dunque tornata in seno alla coppia e forse Bob ha smesso di vestire i panni dell'idiota.
Renee sta camminando per strada e, proprio mentre si trova a passare davanti alla stessa cabina telefonica di qualche giorno prima, sente nuovamente squillare il telefono. La donna si precipita a rispondere pensando che si tratti ancora del misterioso uomo ed invece dall'altra parte sente la voce di Bob che, dalla barca, le accenna brevemente a quanto è appena successo (strani i telefoni pubblici di New York…). Dopo essersi salutati ed aver riagganciato, Renee sente nuovamente squillare il telefono. E questa volta è proprio lui, l'uomo misterioso.

SCHEDA TECNICA

Hot Dreams
(USA, 1983, 84 min.)
Regia di Shaun Costello (con il nome di Warren Evans)
Sceneggiatura di Shaun Costello
Cast: Sharon Mitchell (Lisa Curtis), Michael Bruce (Bob Curtis), Tiffany Clark (Renee Altman), Jamie Gillis (John Van Zandt), Marlene Willoughby (Ellen Van Zandt), Ashley Moore (il capitano di bordo), Sharon Kane (Maxine) (con il nome di Sharon Cain), Anna Ventura (la massaggiatrice), Joanna Storm (una delle clienti della palestra), Alan Adrian (il maggiordomo), Dave Ruby (un modello), George Payne (un modello), Joe Santini (un modello)
Prodotto da Shaun Costello (con il nome di Warren Evans)
Direttore della fotografia Ron Dorfman (con il nome di Art Ben)

domenica 2 febbraio 2014

The Private Afternoons of Pamela Mann

Nella prima metà degli anni settanta, dopo il successo di pubblico di “Deep Throat” o “Behind the Green Door”, la critica si accorse che alcuni film porno avevano in sé tali e tante qualità da costringerla ad occuparsene con la medesima attenzione che rivolgeva alla cinematografia mainstream. Così accadde anche per “The Private Afternoons of Pamela Mann”, una sofisticata commedia magistralmente diretta da Radley Metzger in cui i personaggi si rivelano nel corso della storia diversi da quel che sembrano o fingono di essere. “The Private Afternoons of Pamela Mann” sancisce anche l'esordio nel genere porno di Radley Metzger.
Il film fu girato in meno di una settimana a causa dello scarso budget che la produzione mise a disposizione del regista, conseguenza diretta forse dell'insuccesso della sua precedente opera. Eppure, i valori tecnici (la fotografia in primis) sono eccellenti e la sceneggiatura arguta e divertente. Per ovviare a possibili problemi di censura, fu operato un taglio di circa sette minuti di una sequenza di cui si dirà in seguito.
Da un punto di vista squisitamente tecnico segnalo che il film, girato in Super16 come quasi tutte le opere di Metzger, comporta un effetto “widescreen” (di allungamento) che se a schermo pieno, come nel caso delle sale cinematografiche, è ininfluente per la visione, non lo è invece nel caso di fruizione domestica del film. Ecco perché a volte l'immagine appare lievemente bloccata al centro.


I titoli di testa del film scorrono sull'immagine di una donna che si sta truccando. Un artificio, un inganno per dare di sé un'altra immagine. Una musichetta da fiera di paese fa da contrappunto e così accadrà in tutti i momenti salienti della pellicola.
Frank (Eric Edwards), un detective privato e “voyeur da generazioni” come confiderà in seguito, si aggira munito di caschetto con telecamera incorporata all'esterno di un palazzo riprendendo di nascosto quel che avviene al di là di una finestra: una donna sta praticando una fellatio a un uomo. Scopriamo che Frank è un detective privato (un classico personaggio di molti film della Golden Age) specializzato in adulterio. Nella scena successiva Frank sta mostrando a un uomo la prova del tradimento. L'uomo reagisce con rabbia alla visione del filmato, si chiede come lui, sì lui, abbia potuto farlo ed è chiaro a questo punto l'orientamento sessuale del cliente.
Frank si reca a un appuntamento in un palazzo nel centro di Manhattan. Mr. Mann, un editore di riviste per soli uomini interpretato da Alan Marlow, sospetta che sua moglie (“una donna dinamica e intelligente che svolge il suo lavoro di psicoterapeuta nei ghetti, una amante della solitudine, delle buone letture nei parchi ma in grado di cavarsela benissimo anche insieme alla gente”) lo tradisca e intende scoprire la verità. Mr. Mann pensa che la moglie, affascinata dal personaggio scandalo del momento ovvero la protagonista di “Deep Throat”, voglia imitarne le gesta con qualche sconosciuto. A questo punto la scena si interrompe brevemente per mostrarci Pamela (Barbara Bourbon) che, sdraiata nel suo letto intenta a fare colazione, si sottopone alle domande di una sondaggista riccioluta (“Sono qui per apportare un contenuto socialmente redentore al film” affermerà a un certo punto la sondaggista) rispondendo con dei laconici “sì” o “no”. Poi Pamela telefona alla sua amica Klute (Georgina Spelvin), uno strano tipo di prostituta che intende la propria professione quasi fosse una missione sociale. Nel frattempo, nell'anticamera dell'ufficio va in scena un bizzarro siparietto. Un impiegato si avvicina alla segretaria e inizia a masturbarsi lentamente di fronte a lei. La donna reagisce con malcelata indifferenza alla performance dell'uomo che, dopo poco, eiacula abbondantemente sul suo volto.


Frank, accettato l'incarico, pedina la consorte di Mr Mann in un parco pubblico vicino al ponte di Brooklyn. Qui riprende Pamela mentre prima abborda uno sconosciuto (Marc Stevens, soprannominato Mark “10½” Stevens per ovvie ragioni) con una frase che se non fosse detta da lei potrebbe anche apparire volgare (“vuoi divertirti marinaio?”) e poi, al riparo di un cespuglio, esegue su di lui una fellatio (la scena è stata in realtà girata in interni, come si intuisce chiaramente dalle piante in vaso che circondano i due attori, a causa del divieto della municipalità di New York di girare scene di sesso in luoghi pubblici). Soddisfatto di sé, Frank ritorna nell'ufficio di Mr Mann per mostrargli quanto raccolto. Sullo schermo scorrono le immagini al rallenty della fellatio. Convinto che il suo cliente possa rimanere turbato da ciò che ha ripreso nel parco, Frank tenta di fornire una spiegazione psicologica dei comportamenti della donna.
Frank: “La fantasia della gola profonda potrebbe dimostrare l'esistenza di un problema sopraggiunto nel corso della fase orale di sua moglie, cioè all'incirca all'età…”
Mr Mann: “… del consenso”
Frank: “Oh no, molto prima”
“Ha bisogno di un cazzo in gola quanto un'altra donna ha bisogno di una torta al cioccolato in gola”, commenta Eric.
Ma Frank non sembra rendersi conto che Mr Mann non è rimasto affatto turbato dalla scena a cui ha assistito, anzi si direbbe quasi compiaciuto, e continua nella sua spiegazione. Ancora una volta, mentre i due discorrono, nell'anticamera dell'ufficio va in scena il solito siparietto. Solo che questa volta la segretaria ha l'accortezza di indossare un bavaglino di carta per evitare di sporcarsi l'abito.
La scena seguente ci mostra Klute in una stanza d'albergo con Hiram Wood (protagonista insieme a lei di una memorabile sequenza in “The Devil in Miss Jones”). L'uomo finge di essere gay perché desideroso di mettere alla prova le sue abilità di recitazione in vista di un provino a Broadway. Ma anche Georgina finge. Lei sa benissimo che Hiram non è gay e decide di stare al gioco solo perché da tempo desidera andare a letto con lui. Al termine del rapporto l'uomo corre in strada e comunica alla sua fidanzata di aver brillantemente superato la prova. Georgina invece telefona a Pamela e le racconta quel che le è accaduto.
Frank è di nuovo nell'ufficio di Mr Mann. Gli sta mostrando un altro filmato in cui Pamela appare insieme a un'altra donna mentre sta praticando una fellatio a un uomo baffuto. 
Frank: “Il desiderio di rapporti saffici potrebbe invece dimostrare una insicurezza, una inadeguatezza rispetto ai soggetti del sesso opposto”.
Mr Mann: “Forse lei non è in grado di comprendere la profondità, o la semplicità, di Pamela…”
Ma Frank insiste con la sua analisi.


Pamela si reca in un giardino pubblico, si siede su una panchina per leggere un libro ma viene subito raggiunta dalla sondaggista che la sottopone ad altre domande prima di allontanarsi nuovamente. Pamela riprende a leggere il suo libro. Ma dopo pochi istanti un uomo e una donna si siedono accanto a lei e, sotto la minaccia delle armi, la costringono a seguirli.
Ed è qui che interviene il primo taglio. Ho potuto ricostruire quel che segue attraverso la visione di una copia del film censurata in cui però era stata reinserita la scena prelevandola da una copia integrale su cassetta VHS. Devo ammettere che la sequenza mi ha profondamente turbato e la riporto senza compiacimento alcuno, solo per restituire nella sua interezza la trama.
Una mercedes entra in un garage sotterraneo e immediatamente dopo la saracinesca si chiude. A bordo ci sono Pamela e i suoi due rapitori. La donna tenta di scappare correndo verso la porta che dà alle scale ma la trova bloccata. I due rapitori la chiudono in un angolo, DLR imbraccia un fucile e glielo punta contro. Gillis afferra alle spalle Pamela e la trascina sul cofano della macchina. Pamela urla e scalcia. DLR le scopre il seno mentre la schernisce: “Adesso ci divertiremo un po'!”, “Ti piace lottare?”, “Vuoi scendere, non è vero?”. Dopo averle tolto la gonna e le mutandine, la donna inizia a leccare il sesso di Pamela che urla e si contorce per il terrore. Ma, lentamente, sembra iniziare a provare piacere. Gillis inizia a massaggiarle i seni. Pamela, sempre più eccitata, volge il viso verso quello dell'uomo e i due si baciano. Improvvisamente, l'uomo trascina a forza Pamela in un angolo e la fa distendere con le spalle appoggiate a una catasta di pneumatici. Gillis estrae una pistola e la punta contro Pamela. “È il mio turno! Forza, legala” e la complice tira fuori una corda con cui lega i polsi di Pamela. Gillis, sempre puntando la pistola, inizia a masturbare con le dita Pamela. Poi passa l'arma a DLR che continua a schernire Pamela: “Te la sei veramente cavata prima, non è vero? Pensavi di non farcela e invece ci sei riuscita…”, “Riesci a trattenere il fiato? Riesci a respirare sott'acqua? Adesso avrai quel che meriti…”. Gillis si slaccia la patta dei pantaloni mentre DLR urla: “Apri quella bocca, di più! Di più! Succhiagli il cazzo”. Gillis infila il suo pene nella bocca di Pamela e inizia a spingerlo con forza. Pamela però cerca di opporre resistenza. Darby Lloyd Rians afferra allora il membro di Gillis e inizia a leccarlo dopo aver ordinato a Pamela di guardare. Dopo un po', Gillis torna a infilare il suo sesso nella bocca di Pamela. Darby Lloyd Rians continua a impartire ordini alla donna: “Apri la bocca, di più! Succhia quel cazzo! Tieni la testa all'indietro e la bocca aperta!”. Legge anche una sentenza della Corte di Cassazione americana sulla pornografia. Gillis viene in bocca a Pamela e Darby Lloyd Rains grida: “Ingoia! Ingoia! Lecca, lecca ogni goccia!”. Pamela esegue passivamente l'ordine della donna. Alla fine, dopo aver leccato il glande di Gillis, Pamela viene abbandonata nel garage dai due violentatori che si allontanano. Rimane a terra, le mani ancora legate dietro la schiena, le mutandine a poca distanza dalle sue gambe. Fine della sequenza tagliata.
Mentre nell'anticamera dell'ufficio va in scena ancora una volta il solito siparietto, Frank mostra a Mr Mann un altro filmato in cui Pamela e Klute hanno un rapporto lesbico.
Più tardi Pamela telefona da una cabina all'ufficio del marito. La segretaria le comunica che il marito è fuori per una conferenza. Lei lascia detto che si recherà a un ricevimento. Non appena esce dalla cabina la sondaggista la blocca per porgli l'ennesima domanda. Pamela si reca dunque al ricevimento e lì ha un fugace rapporto sessuale con un candidato politico conservatore interpretato da Sonny Landham che, per una sorta di strana ironia, anni dopo si candiderà alla carica di Governatore del Kentucky ma poi sarà costrtto a ritirarsi per problemi procedurali.


Frank è in strada. Ad un certo punto incrocia lo sguardo di Pamela dietro una finestra. I due si osservano a lungo. Poi la donna esce dall'edificio, si siede su una panchina e viene raggiunta dal detective. I due chiaccherano per un po'. Pamela invita l'uomo a casa sua. Ma Frank ha ancora qualcosa da fare prima. Torna nell'ufficio di Mr. Mann. Prima che i due si incontrino vediamo la segretaria che distesa sulla scrivania si masturba e dice all'impiegato che non è più disposta ad accontentarsi di recitare un ruolo passivo. Frank parla con Mr Mann e gli dice di aver incontrato la moglie e di averci parlato. Frank esce dall'ufficio in uno stato di euforia e si reca all'appuntamento. Una volta a casa della donna, le chiede di poter fare una telefonata. Chiama l'ufficio di Mr Mann ma la segretaria gli risponde che il principale è fuori per una conferenza. L'immagine si allarga e vediamo che questa volta è la donna a masturbare l'impiegato. Pamela fa il suo ingresso nella sala dove la attende Frank. Indossa un elegante abito nero. Ad un certo punto ne solleva maliziosamente il bordo mostrando che non indossa mutandine. Frank è ormai ai suoi piedi.
I due si distendono su un tappeto. Un enorme specchio riflette l'immagine dei loro corpi avvinti. Al termine del rapporto i due si appoggiano esausti con le spalle allo specchio. È a questo punto che entra in scena la cameriera di Mr Mann. Frank la guarda sbigottito. È uno dei due violentatori di Pamela. La donna si spoglia e si unisce ai due amanti.
Frank attende Mr Mann in garage. Arriva la macchina dell'uomo. Ad aprirgli la portiera è l'autista, un altro personaggio che Frank ha avuto modo di conoscere. È infatti l'altro violentatore. Frank dice a Mr Mann di aver fallito nell'incarico e, pertanto, di non voler essere pagato.


La scena seguente si svolge in camera di Pamela. La donna sta guardando l'intero girato di Frank. Per la stanza si aggira la sondaggista che pone un'altra domanda alla donna prima che faccia il suo ingresso Mr Mann. La sondaggista se ne va e marito e moglie si distendono sul letto. Commentano le immagini e parlano di Frank, di come egli si sia fatto usare per le loro fantasie. Ad un certo punto al videocitofono suona l'uomo della fellatio nel parco pubblico. Capiamo dalle sue parole che anch'egli è un detective privato che aveva lavorato in precedenza per Mr Mann e che si è prestato al gioco della coppia. Mr Mann e signora, sempre guardando le immagini, fanno sesso con passione. Il film si chiude con una tela che scende dall'alto a coprire i due amanti. Scorrono i titoli di coda in cui si preannuncia un sequel del film (“Pamela Mann's Horn of Plenty”) che non fu mai girato.

SCHEDA TECNICA

The Private Afternoons of Pamela Mann
(USA, 1984, 83 min.)
Regia di Radley Metzger
Sceneggiatura di Radley Metzger
Cast: Barbara Bourbon (Pamela Mann), Eric Edwards (Frank), Alan Marlow (Mr Mann), Georgina Spelvin (la prostituta), Doris Toumarkine (la sondaggista) (con il nome di Lola LaGarce), Marc Stevens (l'uomo del parco), Sonny Landham (il candidato politico), Jamie Gillis (il violentatore) (con il nome di Jamey Gillis), Darby Lloyd Rains (la violentatrice), Kevin Andre (il primo cliente di Frank), Day Jason (la segretaria) (con il nome di Naomi Jason), Levi Richards (Hiram Wood) (con il nome di John Ashton), David Savage (l'impiegato dell'ufficio di Mr Mann).
Prodotto da Ava Leighton (con il nome di L. Sultana)
Direttore della fotografia Paul Glickman (con il nome di Marcel Hall)

martedì 7 gennaio 2014

Barbara Broadcast

Signore e Signori, benvenuti al “The Ballroom Olympia”, un ristorante d'alta classe in cui si glorificano le gioie del sesso senza pregiudizi e falsi moralismi.


Dopo il meritato plauso della critica ricevuto nel 1976 con “The Opening of Misty Beethoven”, Radley Metzger firma l'anno successivo un altro capolavoro della cinematografia di genere: “Barbara Broadcast”. In questo caso la trama è più semplice, pur non perdendo in raffinatezza ed ironia, due caratteri distintivi del regista statunitense. Forse l'enorme sforzo sostenuto l'anno precedente (si pensi solo al fatto di aver girato in due continenti) spinge Metzger questa volta a contenere i costi girando in un'unica location (le scene sono state quasi interamente girate all'interno del “Royal Manhattan Hotel”, oggi Milford Plaza, un prestigioso albergo newyorkese che nel corso della sua storia ha incontrato momenti di difficoltà economica; gli interni sono eleganti, come pure gli arredi e i servizi di piatti acquistati all'asta poco prima di girare). Le scenografie sono tuttavia estremamente curate, i costumi vivaci e alla moda, il make-up professionale, i dialoghi brillanti.
La colonna sonora, anche se in questo caso dovremmo parlare di Library Music, mette insieme generi assai diversi tra loro: si va dal jazz dall'andamento lento e sensuale al funky, passando per il valzer. È un altro punto di forza del film, considerato come elemento non trascurabile per l'insieme dell'opera. La macchina da presa non si sofferma più di tanto sulle parti intime degli attori e delle attrici, preferendo invece cogliere le espressioni dei volti. Insomma, ancora una volta stiamo parlando di qualcosa di profondamente diverso dagli attuali film porno. Qui c'è tutto ciò che tecnicamente occorre a un film per definirsi realmente tale: un buon regista, degli attori convincenti, una fotografia curata, un montaggio di pari livello. Provate a scorrere i titoli di coda e vedrete quante maestranze facevano parte della troupe!
Roberta, una intraprendente e ambiziosa giornalista interpretata da C. J. Laing, sta intervistando in un elegante ristorante newyorkese Barbara Broadcast (Annette Haven), una prostituta passata all'onore delle cronache dopo aver pubblicato la sua autobiografia (si noterà il riferimento velato a Xaviera Hollander). Nel corso della chiaccherata, agli altri tavoli e davanti agli occhi degli altri commensali vanno in scena situazioni a dir poco piccanti, un po' come accadeva nelle scene girate a bordo dell'aereo in “The Opening of Misty Beethoven”. In effetti, la particolarità del ristorante è quella di servire, accanto alle pietanze classiche, anche specifici atti sessuali eseguiti da o su gli stessi camerieri e le stesse cameriere. Assistiamo così a un distinto cliente (Zebedy Colt, che aveva interpretato il ruolo del servo bisessuale Griffin in “The Story of Joanna” di Gerard Damiano) che, dopo aver ordinato dal menù, si china sul ventre della cameriera (Clea Carson) distesasi nel frattempo sul tavolo ed esegue un cunnilingus. Due attempate signore si avvicinano a Barbara e le chiedono una dedica. Dopo di loro, anche due giovani uomini si avvicinano alla donna avanzando la stessa richiesta. Ma, al posto dell'autografo, uno dei due riceverà una fellatio da Barbara.


È giunto però il momento per le due donne di ordinare anche loro le portate. Roberta chiede che le venga servita una insalata condita e, dopo poco, un cameriere (Peter Andrews, soprannominato “il Cavallo” per ovvie ragioni) le porta un vassoio con la verdura. Con enorme sorpresa di Roberta, l'uomo si sbottona la patta, tira fuori il suo membro e si masturba fino a cospargere di liquido vischioso la pietanza. Nel frattempo, una cameriera ha inavvertitamente fatto cadere a terra dei piatti. Il maître (Bobby Astyr) la chiama a sé con aria stanca, la fa inginocchiare e si fa eseguire una fellatio. Altro che lettere di richiamo e licenziamenti! Joyce, una cliente afroamericana (identificata nei titoli con il nome di Shirley Peters e che era apparsa l'anno prima in “Erotic Dr. Jekyll”) si siede al tavolo di Barbara e Roberta per gustare anche lei l'inusuale insalata, ma è ben presto distratta dalle avances del bel Alan Marlow. Una avvenente ed elegante cliente (Susan McBain) esegue una fellatio a un cameriere (ancora Peter Andrews) accovacciata accanto al tavolo di Barbara e Roberta regalandoci una delle migliori scene di sesso orale d'ogni tempo. Una delle due attempate signore di cui prima fa cadere sbadatamente un vaso di fiori e, anche in questo caso, il maître la chiama a sé e le impone una fellatio. I primi venti minuti di “Barbara Broadcast” sono a dir poco pirotecnici, Metzger è in gran spolvero e riesce, come sa, a unire il sesso all'ironia. Purtroppo, da questo momento in poi, la sceneggiatura perde qualcosa in originalità, pur regalandoci ancora qualche momento di grande erotismo.


Barbara deve allontanarsi improvvisamente dal locale per recarsi nell'ufficio di un amico (Michael Gaunt), un uomo d'affari che non riesce a partecipare a un consiglio d'amministrazione senza prima averla vista. I due scherzano amabilmente prima di impegnarsi in una lunga scena di sesso (circa 12 minuti) che si conclude solo con l'ingresso in scena della segretaria.
Incuriosita da ciò che ha visto al ristorante e rimasta sola, Roberta si avvia verso le cucine. Una volta entrata, la sua attenzione è attratta da un aitante lavapiatti a torso nudo (impersonato da Wade Nichols, un attore che aveva recitato agli inizi della sua carriera in alcune pellicole pornografiche gay e che nel 1979, con lo pseudonimo di Dennis Parker, incise un album di musica disco dal titolo “Like an Eagle”. Wade Nichols si suicidò con un colpo di arma da fuoco nel 1985 dopo aver scoperto di aver contratto l'AIDS). Inzia un intrigante gioco di sguardi tra i due, poi Roberta si avvicina a una bacinella di metallo poggiata a terra, si alza la gonna e inizia a urinarvi dentro, sempre guardando voluttuosamente l'uomo. Tra i vapori della cucina, i due consumeranno un amplesso a lenta combustione che da solo varrebbe la visione del film.


Tornata nel ristorante, Roberta ha voglia di maggiore azione e non si fa ripetere due volte l'invito di Barbara a terminare la serata in discoteca. Qui giunte, la due donne incontrano Curley (Jamie Gillis), un socio d'affari di Barbara, e, in un angolo del locale, si concedono un triangolo. Una volta appagate le loro voglie, i tre scherzano tra loro. Curley ripensa al periodo in cui aveva educato una giovane prostituta parigina, Misty Beethoven. Come in un flashback, vediamo Curley che, indossando solo una camicia bianca, si accende una sigaretta direttamente da una piastra per capelli incandescente, per poi appoggiare quest'ultima su un piatto accanto a una giovane e bella donna, Constance Money. Lei è reclinata in terra, le gambe divaricate, le caviglie e i polsi incatenati rispettivamente a terra e al muro. Indossa soltanto delle mutandine, i suoi capezzoli sono stretti da morsetti. Jamie prende un paio di forbici, tagliuzza le mutandine e gliele sfila. Inizia a baciarle il sesso, lentamente. Constance inarca il corpo gemendo. Jamie le solleva le gambe e blocca le caviglie ai polsi. Continua a leccarla. Poi le slega i polsi dal muro, la fa inginocchiare sopra allo specchio nella posizione tipica dell'incaprettamento e la penetra. In realtà si tratta di una scena che avrebbe dovuto far parte di “The Opening of Misty Beethoven” ma che alla fine fu scartata in fase di montaggio.


Le due donne si salutano. Le immagini mostrano l'interno del ristorante. Due clienti si avvicinano al maître, domandano un tavolo e poi si allontanano. L'inquadratura si allarga mostrando due cameriere inginocchiate che si prendono cura con la bocca del sesso del maître. Avranno rotto anche loro qualche piatto?
Per anni il film è stato difficile vedere in versione integrale. Alcuni stati hanno ritenuto che la scena in cui C. J. Laing urina fosse eccessiva per la morale comune e così quei momenti intensi furono eliminati da numerose copie. Constance Money, invece, contestò l'uso non autorizzato della scena da lei girata e intentò una causa contro Metzger. La disputa legale si concluse a favore del regista ma, nel frattempo, la sequenza era stata tolta dalle copie in circolazione e anche dopo molti produttori si rifiutarono di reintegrarla giudicandola troppo forte.

SCHEDA TECNICA

Barbara Broadcast
(USA, 1977, 82 min.)
Regia di Radley Metzger
Sceneggiatura di Radley Metzger
Cast: Annette Haven (Barbara Broadcast), C. J. Laing (Roberta), Jamie Gillis (Curley), Constance Money (l'amica di Curley), Michael Gaunt (l'uomo d'affari), Wade Nichols (il lavapiatti), Susan McBain (una cliente), Shirley Peters (Joyce), Alan Marlow (un cliente), Bobby Astyr (il maître), Peter Andrews (un cameriere).
Prodotto da Ava Leighton (con il nome di L. Sultana)
Direttore della fotografia Chico Carter e Larry Revene

lunedì 19 agosto 2013

The Opening of Misty Beethoven


La pellicola che mi accingo a recensire la considero una delle migliori della “Golden Age of Porn”. In effetti, “The Opening of Misty Beethoven” non ha nulla da invidiare alla cinematografia mainstream: un regista (Radley Metzger) dalle riconosciute qualità artistiche e che personalmente ritengo l'unico vero grande maestro dell'erotismo, una direzione della fotografia raffinata (affidata a Paul Glickman che l'anno prima si era aggiudicato un Oscar per il cortometraggio “Angel and Big Joe”), una sceneggiatura ispirata a un classico della commedia, una recitazione convincente (Jamie Gillis fu premiato come miglior attore), un budget consistente, l'uso di location ricercate, una colonna sonora che annovera musicisti del calibro di Bruno Nicolai, Alessandro Alessandroni (se il nome non vi dicesse nulla provate a pensare all'inconfondibile fischio delle musiche composte da Ennio Morricone per i film western di Sergio Leone) oltre a un paio di gruppi rock prog. E, se tutto ciò non vi bastasse, sappiate che “The Opening of Misty Beethoven” ha la peculiarità, assai rara per il cinema porno, di farvi anche sorridere grazie a una comicità degna di un film di Woody Allen.


Radley Metzger, che qui firma la regia con lo pseudonimo di Henri Paris (utilizzato anche per altri suoi lavori quali “The Private Afternoons of Pamela Mann”, “Naked Came the Stranger” e “Barbara Broadcast”) ci regala un'opera elegante che rimarrà insuperata negli annali della cinematografia di genere. La storia, ispirata alla commedia “Pigmalione” di George Bernard Shaw e, più in particolare, alla riduzione cinematografica che ne fece nel 1964 George Cukor (“My Fair Lady”), inizia con il sessuologo e scrittore Seymour Love (Jamie Gillis) che si avventura in una sala cinematografica nel quartiere a luci rosse parigino di Pigalle in cui si proietta “Le sexe qui parle” (realizzato nel 1975 da Frédéric Lansac questo film rappresentò l'inizio dell'era del “pornochic”, il corrispettivo francese della “Golden Age of Porn”). Nel corso della proiezione egli fa la conoscenza di Misty Beethoven (Constance Money), una giovane ed inesperta prostituta di origine americana che non pratica né la fellatio né il sesso anale. Egli la osserva mentre, truccata in maniera volgare, masturba distrattamente un anziano spettatore travestito da Napoleone Bonaparte. Attorno a lei persone di ogni età, classe e sesso. Una donna tra il pubblico, riferendosi ad una scena particolarmente piccante del film, mormora “Incredibile! Fantastico!” mentre un uomo, seduto dietro di lei, legge il quotidiano “France-Soir”. Seymour Love esce dal locale con la ragazza e la accompagna nel bordello in cui lei esercita la sua professione. Qui incontra la sua amica Geraldine Rich (Jacqueline Beudant) che sta godendo delle attenzioni di un prostituto. Con lei scommette che riuscirà a trasformare Misty Beethoven in una dea della passione. Dopo una iniziale esitazione la ragazza accetta di trasferirsi con loro a New York. Così come la povera fioraia Eliza Doolittle veniva educata in “My Fair Lady” a diventare una signora dell'alta società, analogamente Misty Beethoven viene sottoposta a una estenuante serie di lezioni atte a trasformarla… in una prostituta d'alto bordo.


Dagli States il gruppo si trasferisce in aereo a Roma nella villa di campagna di proprietà di Geraldine (in realtà si tratta del New Jersey, come si evince chiaramente dallo stile architettonico dell'abitazione). Durante il viaggio, facciamo la conoscenza della compagnia aerea utilizzata dai tre e dei servizi che questa offre ai viaggiatori di prima classe, alcuni dei quali decisamente particolari: posti per fumatore o non fumatore, per adulti o per famiglie, per vegetariani o kosher, per amanti del sesso o meno. Se si sceglie l'opzione sesso si ha diritto a una fellatio o a un rapporto completo con una delle hostess (particolarmente esilarante a questo punto la scena che vede una passeggera, interpretata da Tia von Davis, prendere posto accanto a Misty e praticarle un cunnilingus; alla richiesta di una assistente di volo, nel frattempo sopraggiunta, di mostrarle il biglietto di prima classe che giustifichi la sua presenza e ciò che sta facendo in quel momento la donna risponderà che non ce n'è bisogno essendo la moglie del comandante).


A Roma Misty prosegue nelle sue lezioni. Una delle prime prove a cui viene sottoposta si svolge all'interno di una automobile di lusso che la deve condurre a teatro. La ragazza praticherà una fellatio a uno dei passeggeri di fronte a sua moglie disgustata più che altro per il ritardo che rischiano di accumulare (la scena è umoristicamente accompagnata dall'Overture del “Guglielmo Tell” di Gioacchino Rossini). Una volta giunta a destinazione, avrà un rapporto sessuale nei bagni del teatro con un giovane spettatore. I due verranno ad un certo punto interrotti da una donna che, entrata nel locale, apostroferà Misty con le seguenti parole: “Succhiaglielo in una cabina telefonica”). La fama di Misty e delle sue prodezze sessuali inizia a diffondersi in giro per il mondo. Una successiva prova prevede la seduzione di un gallerista d'arte notoriamente gay (Calvin Culver). Grazie alla complicità di una ex-fiamma di Seymour, la brava Terri Hall, Misty riuscirà a portare a termine brillantemente la sua prova (“Voglio succhiare il tuo cazzo come se fosse l'interno di un mango maturo” sussurra l'allieva all'orecchio del gallerista). Una volta perfezionata la tecnica della fellatio (spassosissima la scena in cui Misty masturba oralmente e con le mani tre valletti nella villa di Geraldine) la ragazza è ormai pronta per la prova decisiva: andare a letto con l'editore Lawrence Lehman (interpretato da Ras Kean). L'obiettivo è di farla diventare la ragazza dell'anno della rivista patinata per adulti “Golden Rod Girl”.


Seymour, Geraldine e Misty si recano dunque al party organizzato da Lehman in un vecchio magazzino in disuso che ricorda per l'atmosfera alla Andy Warhol quello in cui Jon Voight incontra Brenda Vaccaro nel film “Un uomo da marciapiede”. Qui Misty sedurrà l'editore e sua moglie Barbara (Gloria Leonard), regalandoci una delle migliori scene di sesso a tre dell'intera cinematografia porno (ad un certo punto Misty indosserà una cintura con fallo per penetrare Lawrence; in realtà il posteriori non è il suo bensì quello di una controfigura giacché l'attore si rifiutò di girare quella particolare scena). Si tratta anche della prima volta in cui in una pellicola porno mainstream viene mostrata esplicitamente una simile pratica, nel gergo definita “pegging”.


Il trionfo di Misty significa anche la vittoria di Seymour. La ragazza ascolta con amarezza le parole del suo mentore che la irride ricordando com'era e che si attribuisce l'intero merito della sua trasformazione. Misty si allontana allora con Lawrence e sua moglie. Seymour e Geraldine ripartono alla volta di New York e, ancora una volta, si assite a una scena comica: un passeggero chiede a una hostess di nascondere un sigaro nella sua vagina nonostante la moglie si affanni a spiegargli che non è vietato introdurre sigari giamaicani nel territorio statunitense.
Seymour Love è ora nel suo attico newyorkese ed assiste alla visione di un filmino girato all'epoca dei primi passi nell'educazione della ragazza. Il suo membro sembra non rispondere agli stimoli visivi e una successione di cameriere si dà inutilmente da fare per cercare di farlo uscire dalla depressione in cui è piombato. Seymour pensa di essersi spinto troppo in là nella crescita e nella autonomia della fanciulla e di averla forse persa per sempre. Ad un certo punto Misty fa il suo ingresso nell'appartamento travestita da cameriera. Seymour sul momento sembra non accorgersene ma ben presto, stimolato dalla maestria della ragazza nel praticargli una fellatio, distoglierà lo sguardo dallo schermo per scoprire con gioia che lei è tornata. I due faranno all'amore con passione.
La scena finale vede Misty, vestita come una vera e propria donna d'affari, che si aggira per l'appartamento prodigando consigli alle nuove allieve. I ruoli si sono invertiti. Seymour Love è seduto in un angolo, in catene e collare, felicemente e volontariamente ridotto in schiavitù.
“The Opening of Misty Beethoven” è stato premiato nel 1977 come miglior film dell'Adult Film Association of America e proiettato ininterrottamente per sette anni nelle sale americane. La prima si svolse presso il Four Seasons Hotel di New York, luogo generalmente adibito alla presentazione di pellicole mainstream.

SCHEDA TECNICA

The Opening of Misty Beethoven
(USA, 1976, 90 min.)
Regia di Radley Metzger (con il nome di Henri Paris)
Cast: Constance Money (Misty Beethoven), Jamie Gillis (Seymour Love), Jacqueline Beudant (Geraldine Rich), Terri Hall (Tanya), Ras Kean (Lawrence Lehman) (con il nome di Ras King), Gloria Leonard (Barbara), Calvin Culver (il gallerista d'arte) (con il nome di Casey Donovan), Tia von Davis (la moglie del comandante dell'aereo)
Prodotto da Ava Leighton (con il nome di L. Sultana)
Direttore della fotografia Paul Glickman (con il nome di Robert Rochester)