giovedì 19 giugno 2014

Midnight Heat

Roger Watkins è meglio noto, tra gli appassionati del genere horror, per aver diretto nel 1973 “Last House on Dead End Street” con lo pseudonimo di Victor Janos. Ma forse ben pochi di essi sono a conoscenza del fatto che egli si cimentò, sul finire degli anni settanta e per quasi tutti gli anni ottanta, con il genere pornografico. Nell'arco dunque di poco meno di un decennio Watkins continuò a proiettare, così come aveva fatto con “Last House on Dead End Street”, la sua cupa visione della società nelle proprie opere. Tra gli otto titoli all'attivo (tra cui segnalo “Her Name Was Lisa” e “Corruption”), “Midnight Heat” è quello che probabilmente meglio esplicita tale visione. La pellicola racconta le ultime ore di vita di un killer della mafia che, rintanatosi in una squallida stanzetta d'albergo per sfuggire alla vendetta di un boss, è costretto a fare i conti con le scelte autodistruttive che nel corso della propria esistenza lo hanno portato fino al punto in cui ora si trova. Detta così, potreste essere indotti a pensare di non trovarvi di fronte a un film pornografico. Sbagliereste però, perché Watkins non dimentica certo di mostrarci delle scene di sesso nel corso dello sviluppo della trama, solo che esse non spiccano per originalità o erotismo, non si pongono l'obiettivo di stimolare sessualmente lo spettatore quanto invece di mostrare come, in taluni individui, esso possa tradire una volontà di potenza (non a caso il film inizia con una citazione di Henry Miller, “Sex Can Become a Weapon”).


Alan (Jamie Gillis in una delle sue più struggenti interpretazioni) è un killer della mafia che attende il proprio inevitabile destino all'interno di una lurida stanza d'albergo in cui ha trovato rifugio. I suoi timori in effetti sono fondati. Dopo aver eseguito il suo ultimo omicidio su commissione, ha commesso l'errore di andare a letto sia con la figlia (Tish Ambrose) che con la moglie (Dixie Dew) del suo datore di lavoro (Fred Rain), un potente boss newyorkese. La permanenza forzata in questa sorta di sala d'attesa per l'Inferno dovrebbe convincerlo del fatto che egli è l'unico artefice del propro infausto destino, che la sua carica autodistruttiva lo ha portato a ricercare nel sesso unicamente il modo per scalare più velocemente possibile i gradini della propria ascesa criminale, come nel caso del suo incontro con la prostituta Nan (Susan Nero) che ci viene mostrato grazie all'uso del flashback. E tale convinzione sembra in effetti farsi breccia in lui mentre lo vediamo sdraiato nella penombra su uno spoglio letto in acciaio che fa assomigliare la stanza alla cella di una prigione.


Osserva dalla finestra il lento vagare di barboni e di ubriaconi per la strada (reso ancor più inquietante dall'utilizzo della tecnica di ripresa in slow-motion e dalla straziante colonna sonora di James Flamberg). Poi sfoglia le pagine di una Bibbia trovandovi non la salvezza dell'anima ma il biglietto da visita di un'agenzia di escort. Telefona e si fa mandare un paio di ragazze. Quelle che l'agenzia ha scelto per lui hanno caratteri opposti. Alla consumata Shirley (Joey Carson) fa da contrappunto l'inesperta Diane (Champagne). A loro Alan chiede di esibirsi in uno spettacolino saffico conclusosi il quale congeda Shirley e chiede a Diane di restare con lui per parlare. Nonostante i timori dell'altra squillo, la ragazza accetta.


I due iniziano a chiaccherare e tra di loro inizia a instaurarsi una strana dinamica. Entrambi hanno alle spalle un matrimonio fallito (lei con Tom, un killer della malavita interpretato da Michael Bruce, lui con una donna, interpretata da Sharon Mitchell, che lo accusava di essere apatico e di tenere dentro di sé le proprie emozioni). I due, alla fine, finiscono a letto insieme.


Il finale del film è scioccante e sicuramente inusuale per un film pornografico, quanto meno al giorno d'oggi. A terra giace un quotidiano. Sulla prima pagina compare il titolo “Eight Die In Hotel Fire”.

SCHEDA TECNICA

Midnight Heat
(USA, 1983, 78 min.)
Regia di Roger Watkins (con il nome di Richard Mahler)
Sceneggiatura di Roger Watkins
Cast: Jamie Gillis (Alan), Howard Feline (Nick), Dixie Dew (la donna anziana) (con il nome di D.D. Burke), Frederick Rein (il marito) (con il nome di Fred Rein), Tish Ambrose (Susan), Joey Karson (Shirley) (con il nome di Joey Carson), Champagne (Diane), Sharon Mitchell (la moglie di Alan), Michael Bruce (Tom), Susan Nero (Nan) (con il nome di Susie Nero)
Prodotto da Robert Michaels
Direttore della fotografia Larry Revene

domenica 15 giugno 2014

Hot Dreams

Cosa accade quando una moglie intrappolata all'interno della gabbia di un matrimonio senza più stimoli è preda di improvvise e incontrollabili fantasie erotiche? Ce lo racconta Shaun Costello che, sotto lo pseudonimo di Warren Evans, sceneggia, dirige e produce nel 1983 uno degli ultimi film della sua carriera, “Hot Dreams”. Si tratta di un'opera profondamente diversa da quelle che per tutto il corso degli settanta avevano caratterizzato l'attività del regista newyorkese. Basti pensare infatti a titoli quali “Water Power”, “Daughters of Discipline” o “Slave of Pleasure” per rendersi conto di come forse egli abbia troppo a lungo indugiato sull'uso della violenza (dal sadomachismo allo stupro) quale elemento di presunta eccitazione dello spettatore. In “Hot Dreams”, invece, ad andare in scena è l'immaginario erotico femminile e la ricerca del piacere sessuale, quel piacere ancor oggi troppo spesso negato da un mondo maschile e misogino. La sceneggiatura è ben scritta (a parte qualche ingenuità di cui darò conto in seguito) e le scene di sesso sono altamente coinvolgenti. Al fine di rendere appieno l'atmosfera onirica del film, Costello si avvale, quale direttore della fotografia, della collaborazione di Ron Dorfman e sottolinea le scene sessualmente più esplicite facendo un uso non consentito (ma ciò era la norma al tempo della “Golden Age”) del brano “Ommadawn Part One” di Mike Oldfield. Ma Costello non si dimostra solo un attento conoscitore della musica d'avanguardia giacché una delle scene iniziali di “Hot Dreams” (per inciso quella del bagno) è chiaramente una citazione da “Vestito per uccidere” di Brian De Palma.


Lisa Curtis (interpretata da Sharon Mitchell) è una bella donna che vive in uno spazioso ed elegante loft a New York. La sua professione è quella di fotografa erotica, mestiere che le ha regalato nel corso del tempo grandi gratificazioni personali e un indiscusso successo. L'unica nota stonata della sua vita è il marito Bob (Michael Bruce), un noioso ed egoista uomo d'affari. Il film inizia con i due coniugi a letto di primo mattino. Suona la sveglia e Bob, evidentemente eccitato, inizia ad accarezzare languidamente la moglie. Poi si volta verso la sveglia e pensa che sì, c'è tempo per concedersi una sveltina. Ricomincia dunque ad accarezzare Lisa ancora semiaddormentata, le scopre dapprima i seni e poi le natiche. Le sue mani si insinuano tra le gambe della donna. Alle sollecitazioni del marito Lisa sembra iniziare a provare un qualche piacere e, dopo aver spalancato le gambe, offre alla lingua esperta di Bob il proprio sesso umido. L'uomo non si fa certo pregare e inizia a leccarlo con consumata abilità. Dopo poco Lisa è ormai pronta per accogliere dentro di sé il membro di Bob. Ma, con comprensibile disappunto della moglie, egli raggiunge rapidamente l'orgasmo lasciandola insoddisfatta (“Shit!” la sentiamo dire a mezza bocca). Quel che è peggio, se possibile, è che Bob giustifica la sua frettolosità con il fatto che è in ritardo per andare al lavoro e si dirige quindi verso il bagno per farsi la barba. Lì lo raggiunge Lisa che, nel vano tentativo di riaccendere il desiderio nel marito, inizia a masturbarsi nella vasca ad idromassaggio con il bagnoschiuma. Ma l'uomo continua nella per lui più soddisfacente opera depilatoria, lanciando solo di tanto in tanto delle distratte occhiate in direzione della moglie. Improvvisamente, Lisa si sente afferrare alle spalle. Una mano energica le tappa la bocca. Lei tenta inutilmente di divincolarsi, poi alza lo sguardo in direzione dello sconosciuto aggressore e riconosce nel viso sfocato che le si materializza davanti quello di Bob. Ma si tratta semplicemente di una fantasia, di un sogno ad occhi aperti. Il marito è ancora di fronte allo specchio che continua a radersi compiaciuto. Lisa è costretta a soddisfare l'aggressore con un rapporto orale per poi essere presa da dietro con forza. Al termine della fantasia, Bob è ormai pronto per uscire di casa ed esce dal bagno salutando la moglie.


Lisa decide di telefonare alla sua migliore amica Renee (Tiffany Clark) e di confidarsi con lei. Le racconta che ultimamente le capita di essere preda di fantasie piccanti talmente coinvolgenti da non farle distinguere, se non alla fine, se si tratta di realtà o di immaginazione. Renee è affascinata da quanto udito e incoraggia l'amica a raccontarle più dettagliatamente tali fantasie. Le due donne si danno appuntamento in un parco pubblico per continuare la chiaccherata. Qui giunte, Lisa sembra però indecisa se proseguire nelle confidenze ma alla fine cede alle insistenze di Renee e le racconta di un'altra fantasia. Lisa sta partecipando a una elegante cena in compagnia del marito, del suo socio in affari John Van Zandt (Jamie Gillis) e della di lui moglie Ellen (Marlene Willoughby). Mentre i due uomini discutono di noiose questioni societarie, Lisa immagina Ellen semisvestita e in catene. Ben presto i due uomini e la donna spostano la discussione sul sesso e, con la collaborazione di un dotato maggiordomo (Alan Adrian), coinvolgono Lisa in un'orgia che si consuma direttamente sul tavolo imbandito.


Dopo questa confessione, Renee sottolinea che non c'è niente di sbagliato nell'avere delle fantasie. Lisa confida improvvidamente all'amica che Bob è ben dotato e ciò è esattamente quello che Renee si aspettava di sentire, tant'è che chiede a Lisa le chiavi del suo appartamento in prestito senza spiegarle il motivo. Poi le due si salutano e si allontanano. Mentre Lisa si dirige verso il set fotografico che la attende per una sessione di lavoro, Renee si dirige all'appartamento ma, mentre sta camminando per una via, è incuriosita da un telefono pubblico che squilla insistentemente. Decide dunque di rispondere e all'altro capo del telefono ode la voce di un uomo convinto di parlare con la “Weight Watchers Suicide Hotline”. Dopo un attimo di perplessità, Renee decide di assecondare l'anonimo interlocutore che nel frattempo ha iniziato a ordinarle di fare cose estremamente oscene. Renee controbatte all'uomo che sarebbe sconveniente eseguire i suoi ordini in pubblico e, alla sua proposta di spostare la conversazione in qualche altro luogo, decide di lasciargli il numero di telefono di Lisa. Quest'ultima, intanto, è giunta sul suo posto di lavoro. Ma è difficile fotografare tre ragazzi muscolosi (Dave Ruby, Joe Santini e George Payne) che indossano solo degli stringatissimi slip quando si è soggetti a improvvise fantasie erotiche ed ecco quindi che Lisa inizia a fantasticare di fare sesso con loro.


Renee, che nel frattempo è giunta a casa di Lisa, riprende la conversazione telefonica precedentemente interrotta. L'uomo le ordina di cercare uno specchio, operazione che richiede qualche minuto visto che Renee non è pratica della casa. Una volta trovatolo, le viene chiesto di masturbarsi con un dildo. E qui la sceneggiatura mostra qualche ingenuità, giacché la donna in questo caso impiega poco tempo a trovare l'oggetto che di per sé non dovrebbe fare bella mostra di sé in una casa. Mentre l'uomo le sciorina una serie di volgarità, Renee si masturba e si eccita a tal punto da non accorgersi del rientro di Bob nell'appartamento. L'uomo, piacevolmente sorpreso dalla scena che gli si mostra innanzi, decide lesto di approfittarne e i due, sempre sotto la regia dell'anonimo telefonista, fanno sesso sul divano. Una volta concluso il rapporto, Renee confida a Bob quel che sta accadendo alla moglie e gli consiglia di mostrarsi più disponibile con la donna. L'uomo, che inizialmente sembra non voler credere a quanto gli viene raccontato (“Oh, no, non mia moglie…”) decide infine di raccogliere il consiglio di Renee organizzando per la consorte un'orgia.


Mentre tutto ciò accade, Lisa è intanto alle prese con l'ennesima fantasia. Recatasi in una palestra per un massaggio rigenerante immagina di fare sesso con la procace massaggiatrice (Anna Ventura) e con altri tre clienti (due donne e un uomo, tra cui Joanna Storm). Ormai Lisa è pronta per quel che il marito ha in serbo per lei. Vediamo così i due recarsi al molo e salire su un lussuoso motoscafo che di lì a poco salpa per un giro nella baia di New York. Mentre sullo sfondo appare lo skyline della città con le torri gemelle e la Statua della Libertà, Lisa e l'amica del capitano di bordo Maxine (Sharon Kane) hanno iniziato ad amoreggiare. Alle due donne si aggiungono ben presto anche Bob e lo stesso capitano (Ashley Moore). L'armonia è dunque tornata in seno alla coppia e forse Bob ha smesso di vestire i panni dell'idiota.
Renee sta camminando per strada e, proprio mentre si trova a passare davanti alla stessa cabina telefonica di qualche giorno prima, sente nuovamente squillare il telefono. La donna si precipita a rispondere pensando che si tratti ancora del misterioso uomo ed invece dall'altra parte sente la voce di Bob che, dalla barca, le accenna brevemente a quanto è appena successo (strani i telefoni pubblici di New York…). Dopo essersi salutati ed aver riagganciato, Renee sente nuovamente squillare il telefono. E questa volta è proprio lui, l'uomo misterioso.

SCHEDA TECNICA

Hot Dreams
(USA, 1983, 84 min.)
Regia di Shaun Costello (con il nome di Warren Evans)
Sceneggiatura di Shaun Costello
Cast: Sharon Mitchell (Lisa Curtis), Michael Bruce (Bob Curtis), Tiffany Clark (Renee Altman), Jamie Gillis (John Van Zandt), Marlene Willoughby (Ellen Van Zandt), Ashley Moore (il capitano di bordo), Sharon Kane (Maxine) (con il nome di Sharon Cain), Anna Ventura (la massaggiatrice), Joanna Storm (una delle clienti della palestra), Alan Adrian (il maggiordomo), Dave Ruby (un modello), George Payne (un modello), Joe Santini (un modello)
Prodotto da Shaun Costello (con il nome di Warren Evans)
Direttore della fotografia Ron Dorfman (con il nome di Art Ben)

lunedì 31 marzo 2014

3 A.M.

È stato già ripetuto tante volte su questo blog, i film della “Golden Age of Porn” erano molto diversi dalle attuali produzioni. È ciò è particolarmente vero per quanto riguarda la pellicola che mi accingo a recensire. Un dramma familiare, vagamente ispirato alle opere di Bergman se mi è consentito il paragone forse un po' azzardato, è la struttura portante di “3 A.M.”, girato nel 1975 da Robert McCallum, un ex direttore della fotografia che fino a quel momento si era cimentato con il genere softcore. McCallum ci porta alla scoperta di quel che avviene all'interno di un nucleo familiare che si trova posto di fronte alla pedita di un suo membro, mettendo a nudo sentimenti, senso di solitudine o addirittura di colpa, senza indulgere mai in giudizi morali. Sì, me ne sono accorto anche io, ho utilizzato termini quali “membro” e “mettere a nudo” il che, trattandosi pur sempre di un porno, rischia di inficiare la serietà di quel che vado affermando. Ma tant'è, i lettori avranno già fatto l'abitudine a questo genere di scivoloni linguistici.


Ma, ritornando appunto alla disamina seria ma non seriosa di “3 A.M.”, c'è da aggiungere che anche i passaggi del film che mostrano l'incesto consumato tra fratello e sorella e tra zia e nipote vengono trattati privilegiando gli aspetti psicologici che questi sottendono e hanno dunque poco a che vedere con quella morbosità tipica su “youporn”. Come ben suggerito da altri, è piuttosto possibile ritrovare delle analogie con “Soffio al cuore” del maestro francese Louis Malle. Evidentemente non ci si improvvisa registi, nemmeno hard, è necessario conoscere la storia del cinema e i suoi principali interpreti. Per il resto, la fotografia è ben curata, la sceneggiatura sufficientemente ben scritta, la colonna sonora innovativa. Per quanto McCallum sia maggiormente conosciuto per i titoli che diresse successivamente (come ad esempio “V The Hot One” e “Amanda by Night”), questo film può essere decisamente annoverato tra le migliori realizzazioni della “Golden Age of Porn”. In ultimo, l'interpretazione di Georgina Spelvin è una spanna al di sopra della media dei film hard. Ma questa è tutt'altro che una novità. Passiamo ora alla trama.


Esterno notte. La macchina da presa effettua una lenta panoramica sulla spiaggia di Long Island. Si ode solamente l'infrangersi delle onde sulla battigia. Poi viene inquadrata una villetta, l'obiettivo zooma su una finestra aperta mostrandoci l'interno. Una voce femminile fuori campo presenta i componenti del nucleo familiare mentre in sottofondo si fanno sempre più intensi i gemiti di una coppia intenta a fare l'amore nella propria camera da letto: si tratta di Elaine (Rhonda Gellard) e Mark (Frank Mauro). In altre due stanze i loro figli, Ronnie (Charles Hooper) e Stacey (Clair Dia), sono svegli e ascoltano visibilmente turbati i rumori provenienti dalla stanza dei genitori. Anche Kate (Georgina Spelvin), voce narrante della storia e sorella di Elaine, non riesce a dormire. E ne ha ben donde considerato che da quindici anni è l'amante segreta del cognato. Terminato l'amplesso, marito e moglie iniziano a discutere. Lui la accusa di tenere più agli agi derivanti dalla sua posizione professionale che alla sua persona. È stanco della vita che conduce, sente il bisogno di allontanarsi dal nucleo familiare. Mark esce di casa e si dirige verso il lussuoso yacht ormeggiato poco distante. Ma una volta salito sull'imbarcazione si accorge di essere stato preceduto da Kate. I due iniziano a fare l'amore poi Mark confida alla cognata l'intenzione di allontanarsi per sempre. Kate reagisce con rabbia, i due amanti litigano sul ponte della nave, poi lei afferra una bottiglia con la quale colpisce violentemente al capo Mark. L'uomo cade in acqua. Kate si tuffa per salvarlo ma l'uomo è ormai scomparso tra i flutti. Kate, sconvolta, torna a casa evidentemente decisa a serbare il segreto sul suo ruolo nella tragica vicenda.


Diversi giorni dopo, l'intera famiglia è ancora alle prese con il lutto, seppur ognuno a modo suo. Elaine cerco conforto nell'alcool e ci vuole tutta la grinta di Kate per farla recedere da tale consolazione. Entrata nella sua camera, l'afferra con decisione e la sospinge a forza sotto la doccia. Elaine tenta di resistere, scalcia ma Kate è irremovibile. Le urla della donna vengono udite dai suoi figli che, sempre più sconvolti, alzano al massimo il volume dello stereo per non ascoltare. Dopo essersi ripresa e aver comunicato il proprio dolore alla sorella, Elaine si allontana dall'abitazione. Kate rimane momentaneamente soloa con i nipoti nella villetta. Ogni luogo della casa le ricorda i momenti di intensa passione carnale trascorsi con Mark. Le capita così di sognare ad occhi aperti di lei e del cognato intenti a far l'amore. Ritiratasi nella propria camera, Kate si abbandona a una struggente masturbazione.


Mentre Kate è intenta a fare la doccia, una hippie (Judith Hamilton, nella vita reale compagna della stessa Spelvin) si avvicina alla villetta alla ricerca di un telefono. La ragazza bussa alla porta ma, non ricevendo risposta, entra nell'abitazione e si trova di fronte Kate. Si spoglia ed entra nella cabina. Le sue mani sapienti esplorano il corpo di Kate che quasi non riesce ad opporre resistenza alla sconosciuta, anzi ben presto essa si abbandona ai propri sensi dando vita a una sequenza saffica che rimane a mio avviso tra le migliori della cinematografia hard. Poi la ragazza si riveste e si allontana dalla villetta. Kate, rimasta sola nella doccia si abbandona a un atto masturbatorio quasi doloroso nella sua intensità emotiva. Ma, evidentemente, la ragazza è stata solo una proiezione della mente di Kate.


Stacey e Ronnie compiono una gita a cavallo lungo la spiaggia. Si confrontano a lungo rispetto al dolore che avvertono. Ma tra fratello e sorella sembra esserci qualcosa di più una semplice complicità dettata dall'effetto, forse i due si sentono sessualmente attratti l'uno dall'altro. Elaine nel frattempo è giunta in città e si reca a bordo dello yacht di un insegnante di tennis. All'interno della cabina, i due consumeranno un rapporto. Elaine torna a casa e parla con la figlia. Anche Ronnie avverte il bisogno di parlare, ma lo fa con Kate. Elaine, rimasta sola nella sua stanza, guarda a lungo una foto del marito poi, all'improvviso, la infilza all'altezza del pube con un paio di forbici.
La sera Ronnie si avvicina alla casa di Vicky, una giovane vedova che abita a poche decine di metri, è la osserva di nascosto. La donna, che forse si è accorta della presenza del ragazzo, inizia a masturbarsi sensualmente, contribuendo a mettere ancor più in subbuglio gli ormoni di Ronnie. La sera successiva, con una scusa, il ragazzo fa visita alla donna. Saranno sufficienti pochi attimi per passare dai convenevoli di rito a momenti molto più intimi. Nel frattempo, Stacey sta perdendo la propria verginità ad opera della zia. La mattina dopo, Stacey osserva il fratello far ritorno dall'abitazione di Vicky. Lo raggiunge così in camera e i due si abbandonano a un rapporto incestuoso. Ora che tutti sembrano aver trovato un modo per far fronte all'assenza di Mark, Kate è l'unica che continua a non riuscire a risolvere la propria sofferenza. Decide dunque di registrare una confessione della relazione con il cognato e di quel che accadde quella funesta sera. Ma Ronnie, non visto dalla zia, ascolta casualmente le sue parole e si allontana per raggiungere la sorella e giocare con lei in spiaggia. Kate, ha deciso. È giunto il momento di fare i conti con i propri sensi di colpa. Così si avvia verso la riva, si spogia ed entra in acqua spingendosi sempre più al largo. Stacey se ne accorge e prova a richiamare la sua attenzione ma il fratello sembra disinteressarsi alla sorti della zia. Stacey rientra in casa, avverte la madre e le due provano nuovamente a far recedere Kate dall'insano proposito. Ronnie, invece, ha preso dal registratore la cassetta e, tornato in spiaggia, la lancia con rabbia in acqua.

SCHEDA TECNICA

3 A.M.
(USA, 1975, 86 min.)
Regia di Gary Graver (con il nome di Robert McCallum)
Sceneggiatura di Tony Crechales
Cast: Georgina Spelvin (Kate), Charles Hooper (Ronnie), Clair Dia (Stacey) (con il nome di Claire Dia), Rhonda Gellard (Elaine), Sharon Thorpe (Vicki), Frank Mauro (Mark), Rob Rose (Morgan), Judith Hamilton (la ragazza sotto la doccia)
Prodotto da Gary Graver (con il nome di Robert McCallum)
Direttore della fotografia R. Michael Stringer (con il nome di Michael Stringer)

sabato 1 marzo 2014

Le sexe qui parle

Cosa direbbe una vagina se potesse parlare? Il regista Claude Mulot, due secoli dopo Diderot e i suoi “gioielli indiscreti”, prova a rispondere alla domanda confezionando nel 1975 una delle migliori pellicole di sempre della cinema porno francese. Vincitore del primo e unico Festival International du Film Pornographique et Erotique di Parigi nell'agosto dello stesso anno, “Le sexe qui parle” (“Pussy Talk” nella sua versione in lingua inglese) è la testimonianza lampante di ciò che avrebbe potuto essere il genere cosidetto “porno-chic” se la Legge, imponendo onerosi balzelli sulla produzione e la distribuzione di materiale pornografico, non l'avesse costretto a traslocare dalle grandi sale cinematografiche del centro a quelle di periferia. “Le sexe qui parle” può considerarsi un film “vero” in cui le scene di sesso risultano contestuali alla storia narrata. Andiamo dunque a narrare i monologhi della vagina…


Joëlle (Pénélope Lamour) gestisce un'agenzia pubblicitaria ed è sposata con Eric (Jean-Loup Philippe) che di professione fa l'architetto. La vediamo per strada mentre si lamenta per una multa appena ricevuta. Una bionda passa accanto a lei e le rivolge un complimento. Joëlle la segue all'interno di un negozio di dischi e la raggiunge in una sala d'ascolto. Qui Joëlle accarezza la vulva della ragazza, poi arrotola un biglietto da cento franchi e inizia a stimolarle il clitoride. Ma quando prova a introdurre la banconota nella vagina, viene interrotta dall'arrivo di un cliente. Joëlle si allontana sconvolta.


Il giorno successivo, in ufficio, la donna si ritrova all'improvviso ad eseguire una fellatio a uno stupito fattorino. Lo squillo di un telefono ha l'effetto di destarla ed anche in questo caso Joëlle sembra turbata dal proprio agire. La sera, durante una noiosa serata tra amici, inizia a masturbarsi meccanicamente sul divano tra lo stupore dei presenti. Rimasti soli, Eric rimprovera alla moglie quanto è successo, poi i due tentano una riconciliazione facendo sesso. Al termine del rapporto, evidentemente non appagata, Joëlle si masturba in bagno immaginando degli uomini che eiaculano sui finestrini di una lussuosa autovettura mentre lei si accarezza il sesso al suo interno (la scena ha un che di comico, lo sperma degli uomini è talmente copioso che sembra gettato a secchiate costringendo Joëlle ad azionare i tergicristalli). Una volta tornata nella camera da letto, la vagina della donna inizia a parlare tra lo stupore dei due coniugi. Il suo è un turpiloquio, una sequela di insulti proferiti con voce cavernosa.


Il giorno dopo, Joëlle ha la prova che ormai essa non è più padrona delle proprie azioni. Dopo aver tentato di convincere al telefono il marito ad abbandonare una riunione di lavoro giacché la sua vagina ha iniziato a parlare nuovamente, indossa un soprabito sul corpo nudo ed esce da casa per recarsi in un cinema porno. Una volta sedutasi viene avvicinata da due uomini e inizia a masturbarli contemporaneamente con le mani. Poi i tre si avviano nei bagni e fanno sesso. Una volta tornata a casa, la vagina racconta con sprezzo a Eric ciò che è accaduto. La sera successiva, nell'intento di trovare una soluzione allo strano caso, Eric invita a casa Martine (Ellen Earl), una sua amica psichiatra che però presenta alla moglie come veterinaria (“con un interesse per le passere…” come precisa lei stessa maliziosamente a un certo punto). Ma la donna sembra interessarsi più che altro a Eric e ben presto i due iniziano a fare sesso davanti agli occhi di Joëlle. Poi le due donne si abbandonano a un rapporto lesbico. Al termine della serata, mentre Martine si accinge ad andarsene, la vagina di Joëlle inizia a parlare.
Il giorno successivo, la psichiatra indice una conferenza stampa per rendere nota la sua scoperta. Joëlle ed Eric decidono così di lasciare Parigi per un po' e si rifugiano nella casa di campagna di famiglia di Joëlle. Nel frattempo, un giornalista (Vicky Messica) che aveva assistito alla conferenza stampa decide di rintracciare ad ogni costo la donna per intervistarne il sesso. Egli decide di avvalersi dell'aiuto della zia Barbara (Sylvia Bourdon), una pittrice che indulge spesso a far sesso con i propri modelli.


Nel frattempo, Joëlle racconta a Eric come si è svolta la sua infanzia. Appendiamo così che da adolescente la donna era costretta a subire le attenzioni del padre e che lo stesso venne ucciso dalla madre dopo che li aveva scoperti insieme. Joëlle racconta anche delle prime esperienze sessuali con i coetanei, di come perse la verginità masturbandosi con il naso di un Pinocchio in legno, di quando sedusse con una sua compagna un insegnante ben dotato e, infine, di quando fece sesso con un prete in chiesa dopo la confessione.


Durante la notte il giornalista irrompe nell'abitazione costringendo Joëlle a rifugiarsi a casa della zia Barbara. Ma questa ha stretto un patto con l'uomo per venderle la nipote e i due possono così organizzare l'intervista alla vagina di Joëlle. Tutto sembra concludersi più o meno felicemente in questo modo, la vagina ha nel frattempo anche smesso di parlare e marito e moglie possono fare l'amore senza più interferenze. Ma le cose non stanno evidentemente così, l'“infezione” è semplicemente passata dal sesso di Joëlle a quello di Eric…
Del film esiste un seguito girato nel 1978 e intitolato “Le sexe qui parle 2” mentre nel 1977 negli Stati Uniti se ne realizzò un remake intitolato “Chatterbox”.

SCHEDA TECNICA

Le sexe qui parle
(Francia, 1975, 70 min.)
Regia di Claude Mulot (con il nome di Frédéric Lansac)
Sceneggiatura di Claude Mulot
Cast: Pénélope Lamour (Joëlle), Jean-Loup Philippe (Eric) (con il nome di Nils Hortzs), Ellen Earl (la psichiatra), Vicky Messica (il giornalista), Sylvia Bourdon (la zia Barbara), Béatrice Harnois (Joëlle da giovane)
Prodotto da Francis Leroi
Direttore della fotografia Roger Fellous

domenica 2 febbraio 2014

The Private Afternoons of Pamela Mann

Nella prima metà degli anni settanta, dopo il successo di pubblico di “Deep Throat” o “Behind the Green Door”, la critica si accorse che alcuni film porno avevano in sé tali e tante qualità da costringerla ad occuparsene con la medesima attenzione che rivolgeva alla cinematografia mainstream. Così accadde anche per “The Private Afternoons of Pamela Mann”, una sofisticata commedia magistralmente diretta da Radley Metzger in cui i personaggi si rivelano nel corso della storia diversi da quel che sembrano o fingono di essere. “The Private Afternoons of Pamela Mann” sancisce anche l'esordio nel genere porno di Radley Metzger.
Il film fu girato in meno di una settimana a causa dello scarso budget che la produzione mise a disposizione del regista, conseguenza diretta forse dell'insuccesso della sua precedente opera. Eppure, i valori tecnici (la fotografia in primis) sono eccellenti e la sceneggiatura arguta e divertente. Per ovviare a possibili problemi di censura, fu operato un taglio di circa sette minuti di una sequenza di cui si dirà in seguito.
Da un punto di vista squisitamente tecnico segnalo che il film, girato in Super16 come quasi tutte le opere di Metzger, comporta un effetto “widescreen” (di allungamento) che se a schermo pieno, come nel caso delle sale cinematografiche, è ininfluente per la visione, non lo è invece nel caso di fruizione domestica del film. Ecco perché a volte l'immagine appare lievemente bloccata al centro.


I titoli di testa del film scorrono sull'immagine di una donna che si sta truccando. Un artificio, un inganno per dare di sé un'altra immagine. Una musichetta da fiera di paese fa da contrappunto e così accadrà in tutti i momenti salienti della pellicola.
Frank (Eric Edwards), un detective privato e “voyeur da generazioni” come confiderà in seguito, si aggira munito di caschetto con telecamera incorporata all'esterno di un palazzo riprendendo di nascosto quel che avviene al di là di una finestra: una donna sta praticando una fellatio a un uomo. Scopriamo che Frank è un detective privato (un classico personaggio di molti film della Golden Age) specializzato in adulterio. Nella scena successiva Frank sta mostrando a un uomo la prova del tradimento. L'uomo reagisce con rabbia alla visione del filmato, si chiede come lui, sì lui, abbia potuto farlo ed è chiaro a questo punto l'orientamento sessuale del cliente.
Frank si reca a un appuntamento in un palazzo nel centro di Manhattan. Mr. Mann, un editore di riviste per soli uomini interpretato da Alan Marlow, sospetta che sua moglie (“una donna dinamica e intelligente che svolge il suo lavoro di psicoterapeuta nei ghetti, una amante della solitudine, delle buone letture nei parchi ma in grado di cavarsela benissimo anche insieme alla gente”) lo tradisca e intende scoprire la verità. Mr. Mann pensa che la moglie, affascinata dal personaggio scandalo del momento ovvero la protagonista di “Deep Throat”, voglia imitarne le gesta con qualche sconosciuto. A questo punto la scena si interrompe brevemente per mostrarci Pamela (Barbara Bourbon) che, sdraiata nel suo letto intenta a fare colazione, si sottopone alle domande di una sondaggista riccioluta (“Sono qui per apportare un contenuto socialmente redentore al film” affermerà a un certo punto la sondaggista) rispondendo con dei laconici “sì” o “no”. Poi Pamela telefona alla sua amica Klute (Georgina Spelvin), uno strano tipo di prostituta che intende la propria professione quasi fosse una missione sociale. Nel frattempo, nell'anticamera dell'ufficio va in scena un bizzarro siparietto. Un impiegato si avvicina alla segretaria e inizia a masturbarsi lentamente di fronte a lei. La donna reagisce con malcelata indifferenza alla performance dell'uomo che, dopo poco, eiacula abbondantemente sul suo volto.


Frank, accettato l'incarico, pedina la consorte di Mr Mann in un parco pubblico vicino al ponte di Brooklyn. Qui riprende Pamela mentre prima abborda uno sconosciuto (Marc Stevens, soprannominato Mark “10½” Stevens per ovvie ragioni) con una frase che se non fosse detta da lei potrebbe anche apparire volgare (“vuoi divertirti marinaio?”) e poi, al riparo di un cespuglio, esegue su di lui una fellatio (la scena è stata in realtà girata in interni, come si intuisce chiaramente dalle piante in vaso che circondano i due attori, a causa del divieto della municipalità di New York di girare scene di sesso in luoghi pubblici). Soddisfatto di sé, Frank ritorna nell'ufficio di Mr Mann per mostrargli quanto raccolto. Sullo schermo scorrono le immagini al rallenty della fellatio. Convinto che il suo cliente possa rimanere turbato da ciò che ha ripreso nel parco, Frank tenta di fornire una spiegazione psicologica dei comportamenti della donna.
Frank: “La fantasia della gola profonda potrebbe dimostrare l'esistenza di un problema sopraggiunto nel corso della fase orale di sua moglie, cioè all'incirca all'età…”
Mr Mann: “… del consenso”
Frank: “Oh no, molto prima”
“Ha bisogno di un cazzo in gola quanto un'altra donna ha bisogno di una torta al cioccolato in gola”, commenta Eric.
Ma Frank non sembra rendersi conto che Mr Mann non è rimasto affatto turbato dalla scena a cui ha assistito, anzi si direbbe quasi compiaciuto, e continua nella sua spiegazione. Ancora una volta, mentre i due discorrono, nell'anticamera dell'ufficio va in scena il solito siparietto. Solo che questa volta la segretaria ha l'accortezza di indossare un bavaglino di carta per evitare di sporcarsi l'abito.
La scena seguente ci mostra Klute in una stanza d'albergo con Hiram Wood (protagonista insieme a lei di una memorabile sequenza in “The Devil in Miss Jones”). L'uomo finge di essere gay perché desideroso di mettere alla prova le sue abilità di recitazione in vista di un provino a Broadway. Ma anche Georgina finge. Lei sa benissimo che Hiram non è gay e decide di stare al gioco solo perché da tempo desidera andare a letto con lui. Al termine del rapporto l'uomo corre in strada e comunica alla sua fidanzata di aver brillantemente superato la prova. Georgina invece telefona a Pamela e le racconta quel che le è accaduto.
Frank è di nuovo nell'ufficio di Mr Mann. Gli sta mostrando un altro filmato in cui Pamela appare insieme a un'altra donna mentre sta praticando una fellatio a un uomo baffuto. 
Frank: “Il desiderio di rapporti saffici potrebbe invece dimostrare una insicurezza, una inadeguatezza rispetto ai soggetti del sesso opposto”.
Mr Mann: “Forse lei non è in grado di comprendere la profondità, o la semplicità, di Pamela…”
Ma Frank insiste con la sua analisi.


Pamela si reca in un giardino pubblico, si siede su una panchina per leggere un libro ma viene subito raggiunta dalla sondaggista che la sottopone ad altre domande prima di allontanarsi nuovamente. Pamela riprende a leggere il suo libro. Ma dopo pochi istanti un uomo e una donna si siedono accanto a lei e, sotto la minaccia delle armi, la costringono a seguirli.
Ed è qui che interviene il primo taglio. Ho potuto ricostruire quel che segue attraverso la visione di una copia del film censurata in cui però era stata reinserita la scena prelevandola da una copia integrale su cassetta VHS. Devo ammettere che la sequenza mi ha profondamente turbato e la riporto senza compiacimento alcuno, solo per restituire nella sua interezza la trama.
Una mercedes entra in un garage sotterraneo e immediatamente dopo la saracinesca si chiude. A bordo ci sono Pamela e i suoi due rapitori. La donna tenta di scappare correndo verso la porta che dà alle scale ma la trova bloccata. I due rapitori la chiudono in un angolo, DLR imbraccia un fucile e glielo punta contro. Gillis afferra alle spalle Pamela e la trascina sul cofano della macchina. Pamela urla e scalcia. DLR le scopre il seno mentre la schernisce: “Adesso ci divertiremo un po'!”, “Ti piace lottare?”, “Vuoi scendere, non è vero?”. Dopo averle tolto la gonna e le mutandine, la donna inizia a leccare il sesso di Pamela che urla e si contorce per il terrore. Ma, lentamente, sembra iniziare a provare piacere. Gillis inizia a massaggiarle i seni. Pamela, sempre più eccitata, volge il viso verso quello dell'uomo e i due si baciano. Improvvisamente, l'uomo trascina a forza Pamela in un angolo e la fa distendere con le spalle appoggiate a una catasta di pneumatici. Gillis estrae una pistola e la punta contro Pamela. “È il mio turno! Forza, legala” e la complice tira fuori una corda con cui lega i polsi di Pamela. Gillis, sempre puntando la pistola, inizia a masturbare con le dita Pamela. Poi passa l'arma a DLR che continua a schernire Pamela: “Te la sei veramente cavata prima, non è vero? Pensavi di non farcela e invece ci sei riuscita…”, “Riesci a trattenere il fiato? Riesci a respirare sott'acqua? Adesso avrai quel che meriti…”. Gillis si slaccia la patta dei pantaloni mentre DLR urla: “Apri quella bocca, di più! Di più! Succhiagli il cazzo”. Gillis infila il suo pene nella bocca di Pamela e inizia a spingerlo con forza. Pamela però cerca di opporre resistenza. Darby Lloyd Rians afferra allora il membro di Gillis e inizia a leccarlo dopo aver ordinato a Pamela di guardare. Dopo un po', Gillis torna a infilare il suo sesso nella bocca di Pamela. Darby Lloyd Rians continua a impartire ordini alla donna: “Apri la bocca, di più! Succhia quel cazzo! Tieni la testa all'indietro e la bocca aperta!”. Legge anche una sentenza della Corte di Cassazione americana sulla pornografia. Gillis viene in bocca a Pamela e Darby Lloyd Rains grida: “Ingoia! Ingoia! Lecca, lecca ogni goccia!”. Pamela esegue passivamente l'ordine della donna. Alla fine, dopo aver leccato il glande di Gillis, Pamela viene abbandonata nel garage dai due violentatori che si allontanano. Rimane a terra, le mani ancora legate dietro la schiena, le mutandine a poca distanza dalle sue gambe. Fine della sequenza tagliata.
Mentre nell'anticamera dell'ufficio va in scena ancora una volta il solito siparietto, Frank mostra a Mr Mann un altro filmato in cui Pamela e Klute hanno un rapporto lesbico.
Più tardi Pamela telefona da una cabina all'ufficio del marito. La segretaria le comunica che il marito è fuori per una conferenza. Lei lascia detto che si recherà a un ricevimento. Non appena esce dalla cabina la sondaggista la blocca per porgli l'ennesima domanda. Pamela si reca dunque al ricevimento e lì ha un fugace rapporto sessuale con un candidato politico conservatore interpretato da Sonny Landham che, per una sorta di strana ironia, anni dopo si candiderà alla carica di Governatore del Kentucky ma poi sarà costrtto a ritirarsi per problemi procedurali.


Frank è in strada. Ad un certo punto incrocia lo sguardo di Pamela dietro una finestra. I due si osservano a lungo. Poi la donna esce dall'edificio, si siede su una panchina e viene raggiunta dal detective. I due chiaccherano per un po'. Pamela invita l'uomo a casa sua. Ma Frank ha ancora qualcosa da fare prima. Torna nell'ufficio di Mr. Mann. Prima che i due si incontrino vediamo la segretaria che distesa sulla scrivania si masturba e dice all'impiegato che non è più disposta ad accontentarsi di recitare un ruolo passivo. Frank parla con Mr Mann e gli dice di aver incontrato la moglie e di averci parlato. Frank esce dall'ufficio in uno stato di euforia e si reca all'appuntamento. Una volta a casa della donna, le chiede di poter fare una telefonata. Chiama l'ufficio di Mr Mann ma la segretaria gli risponde che il principale è fuori per una conferenza. L'immagine si allarga e vediamo che questa volta è la donna a masturbare l'impiegato. Pamela fa il suo ingresso nella sala dove la attende Frank. Indossa un elegante abito nero. Ad un certo punto ne solleva maliziosamente il bordo mostrando che non indossa mutandine. Frank è ormai ai suoi piedi.
I due si distendono su un tappeto. Un enorme specchio riflette l'immagine dei loro corpi avvinti. Al termine del rapporto i due si appoggiano esausti con le spalle allo specchio. È a questo punto che entra in scena la cameriera di Mr Mann. Frank la guarda sbigottito. È uno dei due violentatori di Pamela. La donna si spoglia e si unisce ai due amanti.
Frank attende Mr Mann in garage. Arriva la macchina dell'uomo. Ad aprirgli la portiera è l'autista, un altro personaggio che Frank ha avuto modo di conoscere. È infatti l'altro violentatore. Frank dice a Mr Mann di aver fallito nell'incarico e, pertanto, di non voler essere pagato.


La scena seguente si svolge in camera di Pamela. La donna sta guardando l'intero girato di Frank. Per la stanza si aggira la sondaggista che pone un'altra domanda alla donna prima che faccia il suo ingresso Mr Mann. La sondaggista se ne va e marito e moglie si distendono sul letto. Commentano le immagini e parlano di Frank, di come egli si sia fatto usare per le loro fantasie. Ad un certo punto al videocitofono suona l'uomo della fellatio nel parco pubblico. Capiamo dalle sue parole che anch'egli è un detective privato che aveva lavorato in precedenza per Mr Mann e che si è prestato al gioco della coppia. Mr Mann e signora, sempre guardando le immagini, fanno sesso con passione. Il film si chiude con una tela che scende dall'alto a coprire i due amanti. Scorrono i titoli di coda in cui si preannuncia un sequel del film (“Pamela Mann's Horn of Plenty”) che non fu mai girato.

SCHEDA TECNICA

The Private Afternoons of Pamela Mann
(USA, 1984, 83 min.)
Regia di Radley Metzger
Sceneggiatura di Radley Metzger
Cast: Barbara Bourbon (Pamela Mann), Eric Edwards (Frank), Alan Marlow (Mr Mann), Georgina Spelvin (la prostituta), Doris Toumarkine (la sondaggista) (con il nome di Lola LaGarce), Marc Stevens (l'uomo del parco), Sonny Landham (il candidato politico), Jamie Gillis (il violentatore) (con il nome di Jamey Gillis), Darby Lloyd Rains (la violentatrice), Kevin Andre (il primo cliente di Frank), Day Jason (la segretaria) (con il nome di Naomi Jason), Levi Richards (Hiram Wood) (con il nome di John Ashton), David Savage (l'impiegato dell'ufficio di Mr Mann).
Prodotto da Ava Leighton (con il nome di L. Sultana)
Direttore della fotografia Paul Glickman (con il nome di Marcel Hall)

sabato 1 febbraio 2014

In the Flesh


Dal 5 all'8 dicembre scorso si è svolto presso l'Anthology Film Archives di Manhattan la retrospettiva “In the Flesh” dedicata alla “Golden Age of Porn”. Quattro le pellicole che sono state riproiettate a distanza di molti anni dalla loro uscita su grande schermo: “High Rise” di Danny Steinmann, “Through the Looking Glass” di Jonas Middleton, “Take Off” di Armand Weston e “Wanda Whips Wall Street” di Larry Revene. I titoli prescelti coprono un arco temporale di circa dieci anni, dal 1973 al 1982. Il curatore della retrospettiva, Casey Scott, ha affermato che “non è stato facile scegliere allestire il cartellone. C'erano molti altri titoli che avremmo voluto proporre al pubblico ma, sfortunatamente, non è stato possibile rintracciarne le copie ormai rarissime. I film della Golden Age non godono della stessa rispettabilità accordata a quelli mainstream ma molti di loro rimangono pur sempre degli ottimi film”. La retrospettiva riprenderà a marzo di quest'anno proponendo altri quattro titoli. Alle proiezioni hanno partecipato anche i registi e gli attori delle quattro pellicole in programma nonché un folto numero di critici e studiosi del genere. Appuntamento dunque, per chi si trovasse di passaggio a New York, al prossimo marzo per una nuova carrellata di titoli della “Golden Age of Porn”.

mercoledì 29 gennaio 2014

Lialeh

“Lialeh” è considerato il primo film hard “nero” per quanto non tutti gli attori siano di origine afroamericana. Ciò che però lo rende davvero meritevole di essere visto è più che altro l'ottima colonna sonora funky realizzata da Bernard Lee "Pretty" Purdie, un percussionista che può vantare collaborazioni con Miles Davis, Curtis Mayfield, Aretha Franklin, The Last Poets (ottimi, ve li consiglio spassionatamente), The Rolling Stones, James Brown, The Beatles, Hall and Oates, B.B. King, Steele Dan (può bastare?).


Realizzato da Barron Bercovichy narra la storia di Lialeh (Jennifer Leigh), una giovane donna in cerca di lavoro nella Grande Mela. Riuscirà a trovarlo nel locale di Arlo dove si esibirà come cantante e ballerina. Il resto del film è un susseguirsi di situazioni che vedranno coinvolti Lilaleh e Arlo. Le copie in circolazione lasciano molto a desiderare in quanto a qualità ma va considerato che questo film risale al 1974 e che, soprattutto, non ha goduto di grande distribuzione in seguito. Ma, ripeto, va apprezzato principalmente per la colonna sonora. Ora io non so se è vero quanto afferma la vulgata popolare, e cioè che i neri siano maggiormente dotati della virtù meno apparente rispetto ai bianchi, certo è che il funky lo suonano decisamente meglio.

SCHEDA TECNICA

Lialeh
(USA, 1974, 76 min.)
Regia di Barron Bercovichy
Sceneggiatura di Barron Bercovichy
Cast: Jennifer Leigh (Lialeh), Lawrence Pertillar (Arlo), Darryl Speer (Chasin), John D. Montgomery (il prete).
Prodotto da Kenneth Elliot e Lewis Jackson
Direttore della fotografia Paul Goldsmith