venerdì 3 ottobre 2014

Expensive Tastes

Non sempre il cinema pornografico ha trattato il tema dello stupro con sufficiente delicatezza. C'era forse bisogno che dietro alla macchina da presa ci fosse una donna (Joanna Williams) per regalarci una pellicola che, pur se a tratti di forte impatto emotivo, inserisce due lunghe sequenza di violenza all'interno di una storia ben congegnata e ricca di colpi di scena, senza indulgere più di tanto in ambigui ammiccamenti nei confronti dello spettatore. La recitazione di Joey Silvera è all'altezza come sempre, lo stesso non può dirsi per gli altri interpreti. Qua e là si notano alcune incongruenza nella sceneggiatura ma il risultato finale è più che apprezzabile.


Alex Herschel (interpretata da Elaine Wells) è una ragazza di provincia ingenua e ancora vergine in trepidante attesa di recarsi ad un appuntamento nell'abitazione di David Rowlands, un uomo affascinante (interpretato da Joey Silvera) che ha incontrato il giorno prima in un ristorante. David le aveva inavvertitamente rovesciato addosso una portata e a seguito di questo episodio i due avevano fatto brevemente conoscenza. Helen (Fanie Essex), la sua materna e amorevole padrona di casa, la canzona per via della costosa lingerie che indossa ma prima di lasciarla la mette in guardia dai possibili pericoli in cui una ragazza di provincia come lei potrebbe imbattersi incontrando uno dei tanti Don Giovanni che popolano la Grande Mela. E i suoi timori si riveleranno ben presto fondati.


La coppia arriva a casa di David. Lui vorrebbe risarcirla del vestito sozzato il giorno prima ma Alex rifiuta di accettare il denaro. Poi David tenta un approccio ma la ragazza appare impacciata e non così desiderosa di precipitare le cose. Mentre David sta preparando un cocktail suonano alla porta. L'uomo appare sorpreso e va ad aprire. Ma una volta spalancato l'uscio nell'appartamento fanno irruzione tre individui mascherati. David viene colpito e gettato a terra mentre Alex viene imbavagliata e legata. Gli aggressori fanno capire subito quali siano le loro intenzioni. David viene legato a un tavolaccio e issato in posizione verticale in modo che possa assistere allo stupro di Alex. Quest'ultima, sotto la minaccia di un coltello, è costretta a praticare una fellatio a due dei violentatori mentre il terzo sbottona i pantaloni di David e prende il suo membro in bocca mostrando ad Alex quello che dopo poco sarà costretta a fare con il suo spasimante. Poi la ragazza viene gettata a terra e costretta a subire violenza. Alla fine, riportata al cospetto di David, mentre uno degli aggressori la possiede da dietro, è obbligata a praticare nuovamente una fellatio a David e a farsi inondare il viso dal suo sperma. Poi i violentatori se ne vanno. Alex è sconvolta, si aggira per la casa in stato confusionale. I due discutono sull'opportunità di chiamare o no la polizia. Non hanno visto in volto i loro aggressori ma quel che più preoccupa la ragazza è il dover essere costretta a raccontare di come David abbia subito una fellatio da un uomo. Così, alla fine, decidono di non avvertire la polizia.


Una volta andata via Alex, nell'appartamento fanno la loro ricomparsa i tre violentatori. David non si dimostra sorpreso della loro presenza, anzi. Due di loro scherzano con David mentre il terzo rimane in disparte ancora mascherato. Ad un certo punto il padrone di casa gli va incontro e gli toglie il passamontagna svelandoci che si tratta di una donna. Erano tutti d'accordo nell'approfittare di Alex, nell'organizzare un'orgia sotto mentite spoglie. Poco dopo David e la donna finiscono a letto. Mentre fanno sesso sulla parete alle loro spalle è proiettato un filmino porno. Mentre la donna sta succhiando il membro di David sul suo viso si sovrappone l'immagine tremolante dell'attrice del filmino che sta compiendo la medesima azione.


Helen, venuta a sapere dalla viva voce di Alex quel che le è accaduto, si decide a chiamare la polizia. Il detective Paul Cummings (Dan Egan) incaricato dell'indagine, riscontrate alcune analogie con precedenti casi di violenza sessuale, inizia a sospettare di David e decide di ricorrere ad una trappola per incastrarlo. Chiede la collaborazione di Barbara (Phaery Burd), una sua amica prostituta. Si reca dunque a casa sua interrompendola mentre sta intrattenendo un cliente (John Seeman) il quale all'arrivo del detective fugge precipitosamente. Paul vuole che la donna funga da esca. Quel che avviene successivamente è facile intuirlo. Anche Barbara è costretta a subire violenza anche se, a differenza di Alex, sembra dimostrare un ruolo decisamente più attivo. Una volta tornata nella propria abitazione, Barbara si concede una doccia prima di chiamare l'ispettore e dargli conferma dei suoi sospetti.


David viene condotto alla centrale di polizia e sottoposto a un incalzante interrogatorio, inchiodato alle sue responsabilità oltre che dalla testimonianza di Alex e di Barbara anche da quella di una terza vittima che nel frattempo si è fatta avanti. Mentre David viene condotto in prigione, le tre donne lo osservano sollevate.

SCHEDA TECNICA

Expensive Tastes (USA, 1978, 75 min.)
Regia di Joanna Williams (con il nome di Jennifer Ray)
Sceneggiatura di Daniel Cady (con il nome di William Dancer)
Cast: Joey Silvera (David Rowlands) (con il nome di Joseph Nassi), Elaine Wells (Alex Herschel), Fanie Essex (Helen, la padrona di casa di Alex), Phaery Burd (Barbara), John Leslie (il violentatore che indossa un passamontagna nero), Ken Scudder (Howie, il violentatore che indossa un passamontagna rosso), Eileen Welles (il terzo violentatore) (con il nome di Mary Ann Evans), John Seeman (il cliente di Barbara), Dan Egan (l'ispettore di polizia Paul Cummings)
Prodotto da Daniel Cady (con il nome di William Dancer)
Direttore della fotografia Ronald Víctor García (con il nome di Rahn Vickory)

sabato 9 agosto 2014

China Cat

Ed eccoci arrivati la secondo ed ultimo episodio che vede protagonista il nostro Johnny Wadd alle prese con la misteriosa e bramata da molti statuetta di giada. Ancora una volta dietro alla macchina da presa siede Bob Chinn che in questo caso non si ritaglia un cameo (vestiva i panni di Frankie) come in “The Jade Pussycat”. Meglio così, lo preferiamo come regista piuttosto che come attore. John Holmes la fa ancora da padrone, affiancato da altre protagoniste delle scene hardcore dell'epoca, come ad esempio Desiree Cousteau o Chris Cassidy. Vi è da dire che questo sequel non raggiunge, in termini di trama e di scene di sesso, i livelli di “The Jade Pussycat”. E anche per quanto riguarda le influenze passiamo da “Il falcome maltese” alla serie televisiva “The Charlie's Angels”.


Il film si apre dal punto in cui avevamo lasciato la storia. Johnny Wadd è seduto su una balaustra di fronte al Ponte della Baia di San Francisco. Ha deciso di tenere per sé la statuetta. Cambio di scena. Ci troviamo all'esterno di una bella villa. Fa molto caldo. Un uomo è seduto su una sdraio. Compone un numero telefonico mentre una infermiera provvede a fargli una fellatio. Il telefono squilla in un lussuoso salotto in cui si trovano quattro avvenenti ragazze: Barbi (Chris Cassidy), Sandy (Paula Wain), Shari (Eileen Welles) e Synthia (Jennifer Richards). Il maggiordomo Jaspers (Dale Meador) si affretta a rispondere. Inserisce il viva voce così che le ragazze possano ascoltare quel che l'uomo della sdraio, che risplende al semplice nome di Charlie ed è interpretato da John Seeman, ha da dire loro. Charlie dirige una esclusiva agenzia investigativa in lotta contro il crimine ed è stato vittima recentemente di un infortunio cosicché è in convalescenza e abbiamo già visto di quali particolari cure si occupa la sua infermiera interpretata da Desiree Cousteau. Charlie spiega ai suoi quattro angeli quale sia lo scopo della nuova missione, ovvero recuperare una misteriosa statuetta meglio nota con il nome di “The Jade Pussycat”. Un ricco uomo giapponese è disposto a pagare una grossa somma di denaro per riavere la statuetta che gli era stata sottratta al termine della Seconda Guerra Mondiale. Il problema è che essa è attualmente detenuta da un detective privato assai astuto, Johnny Wadd. Charlie e le ragazze mettono dunque a punto un piano.


Sandi, che in passato aveva lavorato per conto di Wadd come segretaria (anche se con il nome di Laureen) è incaricata di farsi riassumere dal detective. Shari tenterà di acquistare la statuetta. Synthia di sottragliela dopo averlo sedotto. Infine, Barbi coordinerà le azioni delle colleghe senza entrare direttamente in azione. Mentre scorrono il dossier riguardante Wadd, le quattro ragazze rimangono piacevole sorprese nell'apprendere le dimesioni del pene del detective.
Sandy si reca così da Wadd ed egli è assai lieto di rivederla. L'ufficio si presenta in pessime condizioni e ha bisogno certamente di un po' di ordine. Ma prima del dovere viene il piacere e Sandy provvede a prendere in bocca il grosso arnese del suo ex-principale. Poi Wadd la fa sdraiare sulla scrivania e la penetra. Alla fine eiacula sulla pancia della ragazza. Bene, Sandy è stata nuovamente assunta!


In un elegante ristorante, Johnny Wadd fa la conoscenza di un secondo angelo, Synthia (Jennifer Richards). I due mangiano qualcosa insieme e poi si recano nell'appartamento di Wadd per bere un ultimo bicchiere. Qui giunti, Synthia chiede a Johnny di mostrargli le statuette orientali che egli possiede ma il detective fiuta l'inganno e decide di stare al gioco. Dopo essere andato a preparare un drink, trova Synthia nuda nel letto. I due iniziano a fare sesso. Verso la fine dell'amplesso Synthia chiede a Johnny di venirle in bocca ed egli non se lo fa ripetere due volte inondando copiosamente le labbra della ragazza di sperma.
Nel frattempo, Barbi e Shari sono rimaste sole. Le due ragazze decidono che è giunto il momento di conoscersi un po' meglio. Si distendono sul divano e iniziano a stimolarsi reciprocamente fino al godimento reciproco.
Il giorno seguente Johnny viene chiamato nella residenza di una ricca signora desiderosa di fare sesso a pagamento e che in realtà non è altri che Shary. Mentre essa intrattiene con ottimi argomenti il detective, Barbi e Synthia frugano nell'appartamento incustodito di Johnny alla ricerca della statuetta, ma senza risultati. Shary continua a perdere tempo ma evidentemente ci ha anche preso gusto perché ad un certo punto confida a Johnny di voler provare qualcosa di più inusuale ed estremo, come ad esempio la penetrazione anale. Johnny la accontenta e infila il suo membro tra le natiche della donna. Ad ogni colpo, Sandy morde il cuscino a cui si è aggrappata. Poi Johnny le viene sul viso.
Barbi, rimasta sola nell'appartamento di Wadd, trova finalmente la valigetta di pelle nera che dovrebbe contenere la statuetta ma viene sorpresa in camera da letto da Wadd. Così gli racconta cosa stesse cercando ma gli confida anche di essere attratta fisicamente da lui e che vorrebbe fare sesso. Barbi inizia a succhiare il membro di Johnny poi gli chiede di preparare un drink per aiutarla a rilassarsi. Mentre Wadd è nell'altra stanza, Barbi strofina sul proprio sesso alcune gocce di narcotico. Quando Johnny rientra nella camera da letto inizia a leccare il sesso di Barbi con l'effetto di addormentarsi dopo poco. Barbi ne approfitta per prendere la valigetta e fuggire. Ma una volta ricongiuntasi alle altre tre colleghe e a Charlie ecco l'amara sorpresa: Johnny li ha ingannati, all'interno della valigetta c'è sì una statuetta, ma quella di un falcone maltese.


Dopo l'insuccesso patito, Charlie decide che è giunto il momento di fare sul serio. Incarica dunque una minuta e bellissima sicaria orientale (Kyoto Sun) di introdursi nell'appartamento di Johnny e di assassinarlo con un coltello a serramanico. Ma Johnny si risveglia giusto in tempo per schivare il colpo mortale e dopo averla disarmata la bocca sul letto. Con il coltello le taglia le mutandine e poi infila il suo membro nella bocca della ragazza. La ragazza non ci sta, scalcia ma Johnny le intima di non opporre resistenza o sarà peggio per lei. Poi tenta di penetrarla nella posizione del missionario. La ragazza urla “No, è troppo grande!” ma Johnny non si fa intenerire dalle sue suppliche e continua a fare andare su e giuù il proprio sesso in quello della ragazza. Alla fine lei inizia a provare piacere e monta a cavalcioni su Wadd prima di essere copiosamente bagnata dal suo sperma.


Il film si conclude con Johnny seduto nel suo ufficio, con i piedi sulla scrivania. Osserva un ventilatore a soffitto che gira. Sopra una delle pale è celata la statuetta di giada. Johnny sorride compiaciuto.

SCHEDA TECNICA

China Cat (USA, 1978, 69 min.)
Regia di Bob Chinn
Sceneggiatura di Bob Chinn
Cast: John Holmes (Johnny Wadd) (con il nome di John C. Holmes), Chris Cassidy (Barbi) (con il nome di Monti Stevens), Paula Wain (Sandi) (con il nome di Christian Sarver), Eileen Welles (Synthia), Jennifer Richards (Shari), Kyoto Sun (la sicaria) (con il nome di Kyoto), Dale Meador (Jaspers), John Seeman (Charlie) (con il nome di John Seemen), Desiree Cousteau (l'infermiera)
Prodotto da Carl Adams
Direttore della fotografia Lazlo Crovney

The Jade Pussycat

Di John Holmes, al secolo John Curtis Estes, non avevamo ancora fatto accenno fino ad oggi. Ma, contrariamente a quel che potrebbe sembrare, non si è trattato affatto di una dimenticanza. Personalmente trovo che la sua dimensione artistica stesse tutta in quei famosi trenta centimetri. Non me ne vogliano i suoi tanti fans, ma la quasi totalità dei film da lui interpretati erano semplicemente penosi (e non solo perché lavorava con il pene come cantavano gli Elio e le Storie Tese). Ma giacché sono di animo buono e ieri sarebbe stato il suo compleanno, ho deciso di recensire una delle poche pellicole meritevoli di una qualche attenzione, ovvero “The Jade Pussycat”. Diretto nel 1977 da Bob Chinn che si ispirò nel realizzarlo a “Il falcone maltese” di John Huston, il film è ambientato nella Chinatown di San Francisco (una delle due città oltre a New York in cui negli anni settanta era consentito girare scene pornografiche) ed appartiene alla saga porno-poliziesca dedicata al detective privato Johnny Wadd (“me… call Johnny”). Il regista Paul Thomas Anderson ebbe a dire all'epoca della realizzazione di “Boogie Nights” che era come se Hitchcock si fosse dato al porno, consigliandone la visione ai suoi attori e alle sue attrici per meglio calarsi nei rispettivi ruoli. Il paragone mi sembra invero alquanto azzardato, ma “The Jade Pussycat” resta pur sempre una pellicola dignitosa, con una trama credibile e avvincente e qualche scena di sesso ben fatta anche se di scarso appeal erotico. La storia si concentra intorno alla sparizione di una statuetta cinese del XIII secolo dai misteriosi poteri sessuali trafugata da un museo in Giappone. Johnny Wadd è incaricato di ritrovarla e nel corso delle sue indagini si imbatterà in donne disponibili e in morti ammazzati. Ma andiamo ancora una volta con ordine.


Il film si apre con un uomo che sbarca furtivamente da una nave merci. Si tratta di Paul Wexley (interpretato da Jon Martin). Con sé ha una misteriosa valigetta di pelle nera. Paul si reca in un hotel, il “Mayflower”, dove ad ettenderlo in una stanza trova Jasmine (Linda Wong). Lì giunto, Paul ci svela il contenuto della valigetta. Si tratta di una statuetta di giada raffigurante una gatta trafugata da un museo nipponico e meglio conosciuta con il nome di “The Jade Pussycat”. Jasmine, entusiasta di essere entrata in possesso dell'oggetto, si dà da fare a modo suo per premiare Paul per il buon esito dell'operazione. Gli sbottona quindi i pantaloni ed eseguendo una fellatio. I due poi si spogliano e hanno un rapporto completo. Ma non appena Paul ha raggiunto l'orgasmo, si ritrova con una pistola puntata alla testa. Due cinesi, in combutta con Jasmine, si sono introdotti nella stanza e dopo averlo tramortito con un colpo alla nuca fuggono portando con sé la preziosa statuetta.


Nella scena successiva vediamo Johnny Wadd nel suo ufficio. È al telefono. Lentamente l'inquadratura si allarga e vediamo la sua segretaria Laureen (Paula Wain) intenta ad eseguire una fellatio. Dopo poco bussano alla porta e Johnny si ricompone frettolosamente prima di aprire la porta. Nell'ufficio fa il suo ingresso una donna, Jenny (Jessica Temple-Smith), che scopriamo essere la sorella di Paul. Essa spiega a Johnny che intende assumerlo per rintracciare il fratello scomparso misteriosamente lasciando solo un breve messaggio e una misteriosa chiave. I due escono insieme dall'ufficio e vanno a casa di Jenny per esaminare il messaggio in questione. Si tratta di un foglietto che reca stampigliate le partenze di alcuni voli aerei e su cui è stata vergata a penna la scritta “The Jade Pussycat”. Quanto alla chiave sembra essere quella di una comune cassetta di sicurezza o qualcosa di simile. Nel frattempo, Jenny si è seduta affranta sul letto. Johnny le si avvicina prontamente cercando di consolarla, dapprima con le parole e poi con altri e ben più rodati metodi. Lui le solleva la gonna e inizia ad eseguire un cunnilingus. Poi i due si spogliano e, dopo aver continuato a stimolarsi oralmente, iniziano a fare sul serio. Johnny si stende sulla donna e la penetra. Infine le viene in bocca.

Jasmine è al cospetto di Mueller, un mercante d'arte senza scrupoli di origine tedesca interpretato da Steve Balint. Sono lì per consegnargli la statuetta. Insieme a loro c'è anche la sua donna, Alexandra (Georgina Spelvin). Mueller si accorge però immediatamente che si tratta di un volgare falso e la getta sul pavimento, rompendola. Mueller ordina a Jasmine di trovargli l'originale pena il mancato pagamento di quanto pattuito. Poi esce rabbioso dall'appartamento. Jasmine resta in compagnia di Alexandra e, dopo aver brevemente parlato con lei, inizia a spogliarsi. Le due donne si distendono su un divano nella posizione del sessantanove e iniziano a stimolarsi reciprocamente. Nel frattempo, da dietro una porta socchiusa Mueller assiste compiaciuto alla scena.


Johnny Wadd si reca nell'hotel in cui risiedeva Paul e si fa dare la sua stessa stanza. Una volta all'interno si guarda intorno alla ricerca di indizi utili e trova due spazzolini da denti. Capisce così che Paul non vi alloggiava da solo. D'improvviso bussano alla porta. È Sharon (Bonnie Holiday), la fidanzata di Paul. Vuole indietro i duemila dollari che gli aveva prestato per trafugare dal Giappone la statuetta. È decisa a rimanere nella stanza fino al ritorno di Paul. Johnny le suggerisce un'idea per ingannare il tempo nell'attesa. Inizia a spogliarla e poi le lecca il sesso. Poi tocca a Sharon contraccambiare il piacere prendendosi cura del membro di Johnny. Una volta terminati i preliminari il nostro detective penetra da dietro la donna prorompendo alla fine in orgasmo travolgente.


In un magazzino di Chinatown, Jasmine insieme ai due cinesi tenta di svegliare Paul ancora sotto l'effetto del narcotico per sapere che cosa ne abbia fatto della vera statuetta. Paul inizia a raccontare a Jasmine come sono andati i fatti e accenna a una chiave ma presto riperde conoscenza. Jasmine allora manda uno dei due scagnozzi nella casa che Sharon condivide con la sua amica Cathy (Mimi Zuber) per recuperare la chiave. Una volta giunto nel cortile dell'abitazione, il cinese si avvicina a una finestra e scorge Cathy che si masturba con un vibratore. Lascia che la donna finisca di darsi piacere poi fa irruzione all'interno e la costringe con la forza a confessargli dove si trovi la chiave. Cathy però sostiene che la chiave sia in possesso di Sharon e che quest'ultima sia in procinto di arrivare da lei. L'uomo decide dunque di aspettarla ma prima violenta la donna. Dopo aver raggiunto l'orgasmo ed essersi ricomposto, il cinese si ritrova improvvisamente una pistola puntata alla testa. È quella di Johnny che è entrato nel frattempo nell'appartamento in compagnia di Sharon. Il detective chiede all'uomo cosa ci faccia lì ma, prima di ricevere una risposta, si ritrova a sua volta sotto la minaccia di un'altra pistola. Questa volta si tratta di quella dell'altro scagnozzo che gli intima di deporre l'arma e di alzare le mani a Johnny di deporre l'arma e di alzare le mani. Ma, anche grazie alla complicità di Sharon, la situazione si ribalta e adesso è Johnny a dominare la situazione. Il cinese confessa a Johnny di lavorare per Jasmine e gli svela il luogo in cui si trova Paul.

Johnny si reca nel magazzino dove trova Frankie morto. Ma nel locale c'è qualcun altro oltre al cadavere. Jasmine, sbucata all'improvviso, affronta Johnny con una pistola e lo disarma. La sua intenzione è quella di ammazzarlo, non prima però di essersi fatta consegnare la chiave. Un senzatetto entra in quel momento incautamente nel magazzino. Jasmine spara istintivamente in direzione dell'uomo, uccidendolo. Johnny ne approfitta per strapparle l'arma.

Siamo nuovamente nell'ufficio di Wadd. Laureen gli dice che vorrebbe finire quello che avevano iniziato e inizia ad eseguire una fellatio. I due poi si spogliano e si dirigono verso il divano per fare sesso.

John esce dall'ufficio e si reca in uno spogliatoio. Con la chiave apre uno stipetto e ne estrae una valigetta di pelle nera. La apre e gli appare la vera “Jade Pussycat”. Johnny la prende e se ne va, senza accorgersi però di essere seguito da uno dei due scagnozzi.

Johnny incontra Alexandra nel suo appartamento. La donna, mercante e collezionista d'arte, dice di essere interessata alla statuetta per la propria collezione personale. È pronta a offrire a Johnny ben venticinquemila dollari per averla ma lui rifiuta. La donna allora afferma che se si trovasse l'acquirente giusto se ne potrebbe ricavare una cifra venti volte superiore e propone a Johnny di fare a metà. In risposta, il detective le offre da bere e poi i due iniziano a baciarsi. La donna gli propone di fare sesso e questa volta Johnny accetta l'offerta. I due aprono un divano letto e vi si distendono. La donna inizia ad eseguire una fellatio su Johnny. Una volta eccitato a sufficienza Johnny si distende sulla donna e la penetra davanti. Non pago, la fa girare e si concede anche una penetrazione anale. Dopo aver terminato di fare sesso, con un sotterfuglio la donna riesce a colpire alla testa Johnny e a tramortirlo. Poi gli ruba la valigetta e se va. Ma una volta giunta da Mueller, quest'ultimo ha un'amara sorpresa: la valigetta contiene semplicemente una statuetta di Gesù. Mueller ride e dice: “La terrò come ricordo”, non senza aggiungere subito dopo che prima o poi riuscirà a trovare la statuetta di giada.


Johnny si sveglia ed estrae da un comodino la vera valigetta. La scena finale mostra Johnny vicino al Ponte della Baia. Il detective sentenzia amaramente: “Non importa quanto valga un oggetto, di certo non vale una vita umana. Qualcosa mi dice che dovrei buttare questa statuetta nel fiume ma alla fine io sono solo un essere umano ed essa vale un mucchio di quattrini”.

“China Cat”, diretto l'anno successivo sempre da Bob Chinn, è il sequel di “The Jade Pussycat” ma ne parleremo in una prossima recensione.

SCHEDA TECNICA

The Jade Pussycat
(USA, 1977, 80 min.)
Regia di Bob Chinn
Sceneggiatura di Bob Chinn
Cast: John Holmes (Johnny Wadd) (con il nome di John C. Holmes), Georgina Spelvin (Alexandra), Linda Wong (Jasmine), Steve Balint (Mueller), Paula Wain (Laureen) (con il nome di Christian Sarver), Bonnie Holiday (Sharon), Jessica Temple-Smith (Jenny), Jon Martin (Paul) (con il nome di Lyle Stewart), Mimi Zuber (Cathy), Jimi Lee (Tang), Bob Chinn (Frankie) (con il nome di Daniel Husong), Mark Lewis (Desk Clerk) (con il nome di Mark Ross), Elliot Lewis (il senzatetto) (con il nome di Jon Gimbel)
Prodotto da Damon Christian (con il nome di Richard Aldrich)
Direttore della fotografia Lazlo Crovney

giovedì 19 giugno 2014

Midnight Heat

Roger Watkins è meglio noto, tra gli appassionati del genere horror, per aver diretto nel 1973 “Last House on Dead End Street” con lo pseudonimo di Victor Janos. Ma forse ben pochi di essi sono a conoscenza del fatto che egli si cimentò, sul finire degli anni settanta e per quasi tutti gli anni ottanta, con il genere pornografico. Nell'arco dunque di poco meno di un decennio Watkins continuò a proiettare, così come aveva fatto con “Last House on Dead End Street”, la sua cupa visione della società nelle proprie opere. Tra gli otto titoli all'attivo (tra cui segnalo “Her Name Was Lisa” e “Corruption”), “Midnight Heat” è quello che probabilmente meglio esplicita tale visione. La pellicola racconta le ultime ore di vita di un killer della mafia che, rintanatosi in una squallida stanzetta d'albergo per sfuggire alla vendetta di un boss, è costretto a fare i conti con le scelte autodistruttive che nel corso della propria esistenza lo hanno portato fino al punto in cui ora si trova. Detta così, potreste essere indotti a pensare di non trovarvi di fronte a un film pornografico. Sbagliereste però, perché Watkins non dimentica certo di mostrarci delle scene di sesso nel corso dello sviluppo della trama, solo che esse non spiccano per originalità o erotismo, non si pongono l'obiettivo di stimolare sessualmente lo spettatore quanto invece di mostrare come, in taluni individui, esso possa tradire una volontà di potenza (non a caso il film inizia con una citazione di Henry Miller, “Sex Can Become a Weapon”).


Alan (Jamie Gillis in una delle sue più struggenti interpretazioni) è un killer della mafia che attende il proprio inevitabile destino all'interno di una lurida stanza d'albergo in cui ha trovato rifugio. I suoi timori in effetti sono fondati. Dopo aver eseguito il suo ultimo omicidio su commissione, ha commesso l'errore di andare a letto sia con la figlia (Tish Ambrose) che con la moglie (Dixie Dew) del suo datore di lavoro (Fred Rain), un potente boss newyorkese. La permanenza forzata in questa sorta di sala d'attesa per l'Inferno dovrebbe convincerlo del fatto che egli è l'unico artefice del propro infausto destino, che la sua carica autodistruttiva lo ha portato a ricercare nel sesso unicamente il modo per scalare più velocemente possibile i gradini della propria ascesa criminale, come nel caso del suo incontro con la prostituta Nan (Susan Nero) che ci viene mostrato grazie all'uso del flashback. E tale convinzione sembra in effetti farsi breccia in lui mentre lo vediamo sdraiato nella penombra su uno spoglio letto in acciaio che fa assomigliare la stanza alla cella di una prigione.


Osserva dalla finestra il lento vagare di barboni e di ubriaconi per la strada (reso ancor più inquietante dall'utilizzo della tecnica di ripresa in slow-motion e dalla straziante colonna sonora di James Flamberg). Poi sfoglia le pagine di una Bibbia trovandovi non la salvezza dell'anima ma il biglietto da visita di un'agenzia di escort. Telefona e si fa mandare un paio di ragazze. Quelle che l'agenzia ha scelto per lui hanno caratteri opposti. Alla consumata Shirley (Joey Carson) fa da contrappunto l'inesperta Diane (Champagne). A loro Alan chiede di esibirsi in uno spettacolino saffico conclusosi il quale congeda Shirley e chiede a Diane di restare con lui per parlare. Nonostante i timori dell'altra squillo, la ragazza accetta.


I due iniziano a chiaccherare e tra di loro inizia a instaurarsi una strana dinamica. Entrambi hanno alle spalle un matrimonio fallito (lei con Tom, un killer della malavita interpretato da Michael Bruce, lui con una donna, interpretata da Sharon Mitchell, che lo accusava di essere apatico e di tenere dentro di sé le proprie emozioni). I due, alla fine, finiscono a letto insieme.


Il finale del film è scioccante e sicuramente inusuale per un film pornografico, quanto meno al giorno d'oggi. A terra giace un quotidiano. Sulla prima pagina compare il titolo “Eight Die In Hotel Fire”.

SCHEDA TECNICA

Midnight Heat
(USA, 1983, 78 min.)
Regia di Roger Watkins (con il nome di Richard Mahler)
Sceneggiatura di Roger Watkins
Cast: Jamie Gillis (Alan), Howard Feline (Nick), Dixie Dew (la donna anziana) (con il nome di D.D. Burke), Frederick Rein (il marito) (con il nome di Fred Rein), Tish Ambrose (Susan), Joey Karson (Shirley) (con il nome di Joey Carson), Champagne (Diane), Sharon Mitchell (la moglie di Alan), Michael Bruce (Tom), Susan Nero (Nan) (con il nome di Susie Nero)
Prodotto da Robert Michaels
Direttore della fotografia Larry Revene

domenica 15 giugno 2014

Hot Dreams

Cosa accade quando una moglie intrappolata all'interno della gabbia di un matrimonio senza più stimoli è preda di improvvise e incontrollabili fantasie erotiche? Ce lo racconta Shaun Costello che, sotto lo pseudonimo di Warren Evans, sceneggia, dirige e produce nel 1983 uno degli ultimi film della sua carriera, “Hot Dreams”. Si tratta di un'opera profondamente diversa da quelle che per tutto il corso degli settanta avevano caratterizzato l'attività del regista newyorkese. Basti pensare infatti a titoli quali “Water Power”, “Daughters of Discipline” o “Slave of Pleasure” per rendersi conto di come forse egli abbia troppo a lungo indugiato sull'uso della violenza (dal sadomachismo allo stupro) quale elemento di presunta eccitazione dello spettatore. In “Hot Dreams”, invece, ad andare in scena è l'immaginario erotico femminile e la ricerca del piacere sessuale, quel piacere ancor oggi troppo spesso negato da un mondo maschile e misogino. La sceneggiatura è ben scritta (a parte qualche ingenuità di cui darò conto in seguito) e le scene di sesso sono altamente coinvolgenti. Al fine di rendere appieno l'atmosfera onirica del film, Costello si avvale, quale direttore della fotografia, della collaborazione di Ron Dorfman e sottolinea le scene sessualmente più esplicite facendo un uso non consentito (ma ciò era la norma al tempo della “Golden Age”) del brano “Ommadawn Part One” di Mike Oldfield. Ma Costello non si dimostra solo un attento conoscitore della musica d'avanguardia giacché una delle scene iniziali di “Hot Dreams” (per inciso quella del bagno) è chiaramente una citazione da “Vestito per uccidere” di Brian De Palma.


Lisa Curtis (interpretata da Sharon Mitchell) è una bella donna che vive in uno spazioso ed elegante loft a New York. La sua professione è quella di fotografa erotica, mestiere che le ha regalato nel corso del tempo grandi gratificazioni personali e un indiscusso successo. L'unica nota stonata della sua vita è il marito Bob (Michael Bruce), un noioso ed egoista uomo d'affari. Il film inizia con i due coniugi a letto di primo mattino. Suona la sveglia e Bob, evidentemente eccitato, inizia ad accarezzare languidamente la moglie. Poi si volta verso la sveglia e pensa che sì, c'è tempo per concedersi una sveltina. Ricomincia dunque ad accarezzare Lisa ancora semiaddormentata, le scopre dapprima i seni e poi le natiche. Le sue mani si insinuano tra le gambe della donna. Alle sollecitazioni del marito Lisa sembra iniziare a provare un qualche piacere e, dopo aver spalancato le gambe, offre alla lingua esperta di Bob il proprio sesso umido. L'uomo non si fa certo pregare e inizia a leccarlo con consumata abilità. Dopo poco Lisa è ormai pronta per accogliere dentro di sé il membro di Bob. Ma, con comprensibile disappunto della moglie, egli raggiunge rapidamente l'orgasmo lasciandola insoddisfatta (“Shit!” la sentiamo dire a mezza bocca). Quel che è peggio, se possibile, è che Bob giustifica la sua frettolosità con il fatto che è in ritardo per andare al lavoro e si dirige quindi verso il bagno per farsi la barba. Lì lo raggiunge Lisa che, nel vano tentativo di riaccendere il desiderio nel marito, inizia a masturbarsi nella vasca ad idromassaggio con il bagnoschiuma. Ma l'uomo continua nella per lui più soddisfacente opera depilatoria, lanciando solo di tanto in tanto delle distratte occhiate in direzione della moglie. Improvvisamente, Lisa si sente afferrare alle spalle. Una mano energica le tappa la bocca. Lei tenta inutilmente di divincolarsi, poi alza lo sguardo in direzione dello sconosciuto aggressore e riconosce nel viso sfocato che le si materializza davanti quello di Bob. Ma si tratta semplicemente di una fantasia, di un sogno ad occhi aperti. Il marito è ancora di fronte allo specchio che continua a radersi compiaciuto. Lisa è costretta a soddisfare l'aggressore con un rapporto orale per poi essere presa da dietro con forza. Al termine della fantasia, Bob è ormai pronto per uscire di casa ed esce dal bagno salutando la moglie.


Lisa decide di telefonare alla sua migliore amica Renee (Tiffany Clark) e di confidarsi con lei. Le racconta che ultimamente le capita di essere preda di fantasie piccanti talmente coinvolgenti da non farle distinguere, se non alla fine, se si tratta di realtà o di immaginazione. Renee è affascinata da quanto udito e incoraggia l'amica a raccontarle più dettagliatamente tali fantasie. Le due donne si danno appuntamento in un parco pubblico per continuare la chiaccherata. Qui giunte, Lisa sembra però indecisa se proseguire nelle confidenze ma alla fine cede alle insistenze di Renee e le racconta di un'altra fantasia. Lisa sta partecipando a una elegante cena in compagnia del marito, del suo socio in affari John Van Zandt (Jamie Gillis) e della di lui moglie Ellen (Marlene Willoughby). Mentre i due uomini discutono di noiose questioni societarie, Lisa immagina Ellen semisvestita e in catene. Ben presto i due uomini e la donna spostano la discussione sul sesso e, con la collaborazione di un dotato maggiordomo (Alan Adrian), coinvolgono Lisa in un'orgia che si consuma direttamente sul tavolo imbandito.


Dopo questa confessione, Renee sottolinea che non c'è niente di sbagliato nell'avere delle fantasie. Lisa confida improvvidamente all'amica che Bob è ben dotato e ciò è esattamente quello che Renee si aspettava di sentire, tant'è che chiede a Lisa le chiavi del suo appartamento in prestito senza spiegarle il motivo. Poi le due si salutano e si allontanano. Mentre Lisa si dirige verso il set fotografico che la attende per una sessione di lavoro, Renee si dirige all'appartamento ma, mentre sta camminando per una via, è incuriosita da un telefono pubblico che squilla insistentemente. Decide dunque di rispondere e all'altro capo del telefono ode la voce di un uomo convinto di parlare con la “Weight Watchers Suicide Hotline”. Dopo un attimo di perplessità, Renee decide di assecondare l'anonimo interlocutore che nel frattempo ha iniziato a ordinarle di fare cose estremamente oscene. Renee controbatte all'uomo che sarebbe sconveniente eseguire i suoi ordini in pubblico e, alla sua proposta di spostare la conversazione in qualche altro luogo, decide di lasciargli il numero di telefono di Lisa. Quest'ultima, intanto, è giunta sul suo posto di lavoro. Ma è difficile fotografare tre ragazzi muscolosi (Dave Ruby, Joe Santini e George Payne) che indossano solo degli stringatissimi slip quando si è soggetti a improvvise fantasie erotiche ed ecco quindi che Lisa inizia a fantasticare di fare sesso con loro.


Renee, che nel frattempo è giunta a casa di Lisa, riprende la conversazione telefonica precedentemente interrotta. L'uomo le ordina di cercare uno specchio, operazione che richiede qualche minuto visto che Renee non è pratica della casa. Una volta trovatolo, le viene chiesto di masturbarsi con un dildo. E qui la sceneggiatura mostra qualche ingenuità, giacché la donna in questo caso impiega poco tempo a trovare l'oggetto che di per sé non dovrebbe fare bella mostra di sé in una casa. Mentre l'uomo le sciorina una serie di volgarità, Renee si masturba e si eccita a tal punto da non accorgersi del rientro di Bob nell'appartamento. L'uomo, piacevolmente sorpreso dalla scena che gli si mostra innanzi, decide lesto di approfittarne e i due, sempre sotto la regia dell'anonimo telefonista, fanno sesso sul divano. Una volta concluso il rapporto, Renee confida a Bob quel che sta accadendo alla moglie e gli consiglia di mostrarsi più disponibile con la donna. L'uomo, che inizialmente sembra non voler credere a quanto gli viene raccontato (“Oh, no, non mia moglie…”) decide infine di raccogliere il consiglio di Renee organizzando per la consorte un'orgia.


Mentre tutto ciò accade, Lisa è intanto alle prese con l'ennesima fantasia. Recatasi in una palestra per un massaggio rigenerante immagina di fare sesso con la procace massaggiatrice (Anna Ventura) e con altri tre clienti (due donne e un uomo, tra cui Joanna Storm). Ormai Lisa è pronta per quel che il marito ha in serbo per lei. Vediamo così i due recarsi al molo e salire su un lussuoso motoscafo che di lì a poco salpa per un giro nella baia di New York. Mentre sullo sfondo appare lo skyline della città con le torri gemelle e la Statua della Libertà, Lisa e l'amica del capitano di bordo Maxine (Sharon Kane) hanno iniziato ad amoreggiare. Alle due donne si aggiungono ben presto anche Bob e lo stesso capitano (Ashley Moore). L'armonia è dunque tornata in seno alla coppia e forse Bob ha smesso di vestire i panni dell'idiota.
Renee sta camminando per strada e, proprio mentre si trova a passare davanti alla stessa cabina telefonica di qualche giorno prima, sente nuovamente squillare il telefono. La donna si precipita a rispondere pensando che si tratti ancora del misterioso uomo ed invece dall'altra parte sente la voce di Bob che, dalla barca, le accenna brevemente a quanto è appena successo (strani i telefoni pubblici di New York…). Dopo essersi salutati ed aver riagganciato, Renee sente nuovamente squillare il telefono. E questa volta è proprio lui, l'uomo misterioso.

SCHEDA TECNICA

Hot Dreams
(USA, 1983, 84 min.)
Regia di Shaun Costello (con il nome di Warren Evans)
Sceneggiatura di Shaun Costello
Cast: Sharon Mitchell (Lisa Curtis), Michael Bruce (Bob Curtis), Tiffany Clark (Renee Altman), Jamie Gillis (John Van Zandt), Marlene Willoughby (Ellen Van Zandt), Ashley Moore (il capitano di bordo), Sharon Kane (Maxine) (con il nome di Sharon Cain), Anna Ventura (la massaggiatrice), Joanna Storm (una delle clienti della palestra), Alan Adrian (il maggiordomo), Dave Ruby (un modello), George Payne (un modello), Joe Santini (un modello)
Prodotto da Shaun Costello (con il nome di Warren Evans)
Direttore della fotografia Ron Dorfman (con il nome di Art Ben)

lunedì 31 marzo 2014

3 A.M.

È stato già ripetuto tante volte su questo blog, i film della “Golden Age of Porn” erano molto diversi dalle attuali produzioni. È ciò è particolarmente vero per quanto riguarda la pellicola che mi accingo a recensire. Un dramma familiare, vagamente ispirato alle opere di Bergman se mi è consentito il paragone forse un po' azzardato, è la struttura portante di “3 A.M.”, girato nel 1975 da Robert McCallum, un ex direttore della fotografia che fino a quel momento si era cimentato con il genere softcore. McCallum ci porta alla scoperta di quel che avviene all'interno di un nucleo familiare che si trova posto di fronte alla pedita di un suo membro, mettendo a nudo sentimenti, senso di solitudine o addirittura di colpa, senza indulgere mai in giudizi morali. Sì, me ne sono accorto anche io, ho utilizzato termini quali “membro” e “mettere a nudo” il che, trattandosi pur sempre di un porno, rischia di inficiare la serietà di quel che vado affermando. Ma tant'è, i lettori avranno già fatto l'abitudine a questo genere di scivoloni linguistici.


Ma, ritornando appunto alla disamina seria ma non seriosa di “3 A.M.”, c'è da aggiungere che anche i passaggi del film che mostrano l'incesto consumato tra fratello e sorella e tra zia e nipote vengono trattati privilegiando gli aspetti psicologici che questi sottendono e hanno dunque poco a che vedere con quella morbosità tipica su “youporn”. Come ben suggerito da altri, è piuttosto possibile ritrovare delle analogie con “Soffio al cuore” del maestro francese Louis Malle. Evidentemente non ci si improvvisa registi, nemmeno hard, è necessario conoscere la storia del cinema e i suoi principali interpreti. Per il resto, la fotografia è ben curata, la sceneggiatura sufficientemente ben scritta, la colonna sonora innovativa. Per quanto McCallum sia maggiormente conosciuto per i titoli che diresse successivamente (come ad esempio “V The Hot One” e “Amanda by Night”), questo film può essere decisamente annoverato tra le migliori realizzazioni della “Golden Age of Porn”. In ultimo, l'interpretazione di Georgina Spelvin è una spanna al di sopra della media dei film hard. Ma questa è tutt'altro che una novità. Passiamo ora alla trama.


Esterno notte. La macchina da presa effettua una lenta panoramica sulla spiaggia di Long Island. Si ode solamente l'infrangersi delle onde sulla battigia. Poi viene inquadrata una villetta, l'obiettivo zooma su una finestra aperta mostrandoci l'interno. Una voce femminile fuori campo presenta i componenti del nucleo familiare mentre in sottofondo si fanno sempre più intensi i gemiti di una coppia intenta a fare l'amore nella propria camera da letto: si tratta di Elaine (Rhonda Gellard) e Mark (Frank Mauro). In altre due stanze i loro figli, Ronnie (Charles Hooper) e Stacey (Clair Dia), sono svegli e ascoltano visibilmente turbati i rumori provenienti dalla stanza dei genitori. Anche Kate (Georgina Spelvin), voce narrante della storia e sorella di Elaine, non riesce a dormire. E ne ha ben donde considerato che da quindici anni è l'amante segreta del cognato. Terminato l'amplesso, marito e moglie iniziano a discutere. Lui la accusa di tenere più agli agi derivanti dalla sua posizione professionale che alla sua persona. È stanco della vita che conduce, sente il bisogno di allontanarsi dal nucleo familiare. Mark esce di casa e si dirige verso il lussuoso yacht ormeggiato poco distante. Ma una volta salito sull'imbarcazione si accorge di essere stato preceduto da Kate. I due iniziano a fare l'amore poi Mark confida alla cognata l'intenzione di allontanarsi per sempre. Kate reagisce con rabbia, i due amanti litigano sul ponte della nave, poi lei afferra una bottiglia con la quale colpisce violentemente al capo Mark. L'uomo cade in acqua. Kate si tuffa per salvarlo ma l'uomo è ormai scomparso tra i flutti. Kate, sconvolta, torna a casa evidentemente decisa a serbare il segreto sul suo ruolo nella tragica vicenda.


Diversi giorni dopo, l'intera famiglia è ancora alle prese con il lutto, seppur ognuno a modo suo. Elaine cerco conforto nell'alcool e ci vuole tutta la grinta di Kate per farla recedere da tale consolazione. Entrata nella sua camera, l'afferra con decisione e la sospinge a forza sotto la doccia. Elaine tenta di resistere, scalcia ma Kate è irremovibile. Le urla della donna vengono udite dai suoi figli che, sempre più sconvolti, alzano al massimo il volume dello stereo per non ascoltare. Dopo essersi ripresa e aver comunicato il proprio dolore alla sorella, Elaine si allontana dall'abitazione. Kate rimane momentaneamente soloa con i nipoti nella villetta. Ogni luogo della casa le ricorda i momenti di intensa passione carnale trascorsi con Mark. Le capita così di sognare ad occhi aperti di lei e del cognato intenti a far l'amore. Ritiratasi nella propria camera, Kate si abbandona a una struggente masturbazione.


Mentre Kate è intenta a fare la doccia, una hippie (Judith Hamilton, nella vita reale compagna della stessa Spelvin) si avvicina alla villetta alla ricerca di un telefono. La ragazza bussa alla porta ma, non ricevendo risposta, entra nell'abitazione e si trova di fronte Kate. Si spoglia ed entra nella cabina. Le sue mani sapienti esplorano il corpo di Kate che quasi non riesce ad opporre resistenza alla sconosciuta, anzi ben presto essa si abbandona ai propri sensi dando vita a una sequenza saffica che rimane a mio avviso tra le migliori della cinematografia hard. Poi la ragazza si riveste e si allontana dalla villetta. Kate, rimasta sola nella doccia si abbandona a un atto masturbatorio quasi doloroso nella sua intensità emotiva. Ma, evidentemente, la ragazza è stata solo una proiezione della mente di Kate.


Stacey e Ronnie compiono una gita a cavallo lungo la spiaggia. Si confrontano a lungo rispetto al dolore che avvertono. Ma tra fratello e sorella sembra esserci qualcosa di più una semplice complicità dettata dall'effetto, forse i due si sentono sessualmente attratti l'uno dall'altro. Elaine nel frattempo è giunta in città e si reca a bordo dello yacht di un insegnante di tennis. All'interno della cabina, i due consumeranno un rapporto. Elaine torna a casa e parla con la figlia. Anche Ronnie avverte il bisogno di parlare, ma lo fa con Kate. Elaine, rimasta sola nella sua stanza, guarda a lungo una foto del marito poi, all'improvviso, la infilza all'altezza del pube con un paio di forbici.
La sera Ronnie si avvicina alla casa di Vicky, una giovane vedova che abita a poche decine di metri, è la osserva di nascosto. La donna, che forse si è accorta della presenza del ragazzo, inizia a masturbarsi sensualmente, contribuendo a mettere ancor più in subbuglio gli ormoni di Ronnie. La sera successiva, con una scusa, il ragazzo fa visita alla donna. Saranno sufficienti pochi attimi per passare dai convenevoli di rito a momenti molto più intimi. Nel frattempo, Stacey sta perdendo la propria verginità ad opera della zia. La mattina dopo, Stacey osserva il fratello far ritorno dall'abitazione di Vicky. Lo raggiunge così in camera e i due si abbandonano a un rapporto incestuoso. Ora che tutti sembrano aver trovato un modo per far fronte all'assenza di Mark, Kate è l'unica che continua a non riuscire a risolvere la propria sofferenza. Decide dunque di registrare una confessione della relazione con il cognato e di quel che accadde quella funesta sera. Ma Ronnie, non visto dalla zia, ascolta casualmente le sue parole e si allontana per raggiungere la sorella e giocare con lei in spiaggia. Kate, ha deciso. È giunto il momento di fare i conti con i propri sensi di colpa. Così si avvia verso la riva, si spogia ed entra in acqua spingendosi sempre più al largo. Stacey se ne accorge e prova a richiamare la sua attenzione ma il fratello sembra disinteressarsi alla sorti della zia. Stacey rientra in casa, avverte la madre e le due provano nuovamente a far recedere Kate dall'insano proposito. Ronnie, invece, ha preso dal registratore la cassetta e, tornato in spiaggia, la lancia con rabbia in acqua.

SCHEDA TECNICA

3 A.M.
(USA, 1975, 86 min.)
Regia di Gary Graver (con il nome di Robert McCallum)
Sceneggiatura di Tony Crechales
Cast: Georgina Spelvin (Kate), Charles Hooper (Ronnie), Clair Dia (Stacey) (con il nome di Claire Dia), Rhonda Gellard (Elaine), Sharon Thorpe (Vicki), Frank Mauro (Mark), Rob Rose (Morgan), Judith Hamilton (la ragazza sotto la doccia)
Prodotto da Gary Graver (con il nome di Robert McCallum)
Direttore della fotografia R. Michael Stringer (con il nome di Michael Stringer)

sabato 1 marzo 2014

Le sexe qui parle

Cosa direbbe una vagina se potesse parlare? Il regista Claude Mulot, due secoli dopo Diderot e i suoi “gioielli indiscreti”, prova a rispondere alla domanda confezionando nel 1975 una delle migliori pellicole di sempre della cinema porno francese. Vincitore del primo e unico Festival International du Film Pornographique et Erotique di Parigi nell'agosto dello stesso anno, “Le sexe qui parle” (“Pussy Talk” nella sua versione in lingua inglese) è la testimonianza lampante di ciò che avrebbe potuto essere il genere cosidetto “porno-chic” se la Legge, imponendo onerosi balzelli sulla produzione e la distribuzione di materiale pornografico, non l'avesse costretto a traslocare dalle grandi sale cinematografiche del centro a quelle di periferia. “Le sexe qui parle” può considerarsi un film “vero” in cui le scene di sesso risultano contestuali alla storia narrata. Andiamo dunque a narrare i monologhi della vagina…


Joëlle (Pénélope Lamour) gestisce un'agenzia pubblicitaria ed è sposata con Eric (Jean-Loup Philippe) che di professione fa l'architetto. La vediamo per strada mentre si lamenta per una multa appena ricevuta. Una bionda passa accanto a lei e le rivolge un complimento. Joëlle la segue all'interno di un negozio di dischi e la raggiunge in una sala d'ascolto. Qui Joëlle accarezza la vulva della ragazza, poi arrotola un biglietto da cento franchi e inizia a stimolarle il clitoride. Ma quando prova a introdurre la banconota nella vagina, viene interrotta dall'arrivo di un cliente. Joëlle si allontana sconvolta.


Il giorno successivo, in ufficio, la donna si ritrova all'improvviso ad eseguire una fellatio a uno stupito fattorino. Lo squillo di un telefono ha l'effetto di destarla ed anche in questo caso Joëlle sembra turbata dal proprio agire. La sera, durante una noiosa serata tra amici, inizia a masturbarsi meccanicamente sul divano tra lo stupore dei presenti. Rimasti soli, Eric rimprovera alla moglie quanto è successo, poi i due tentano una riconciliazione facendo sesso. Al termine del rapporto, evidentemente non appagata, Joëlle si masturba in bagno immaginando degli uomini che eiaculano sui finestrini di una lussuosa autovettura mentre lei si accarezza il sesso al suo interno (la scena ha un che di comico, lo sperma degli uomini è talmente copioso che sembra gettato a secchiate costringendo Joëlle ad azionare i tergicristalli). Una volta tornata nella camera da letto, la vagina della donna inizia a parlare tra lo stupore dei due coniugi. Il suo è un turpiloquio, una sequela di insulti proferiti con voce cavernosa.


Il giorno dopo, Joëlle ha la prova che ormai essa non è più padrona delle proprie azioni. Dopo aver tentato di convincere al telefono il marito ad abbandonare una riunione di lavoro giacché la sua vagina ha iniziato a parlare nuovamente, indossa un soprabito sul corpo nudo ed esce da casa per recarsi in un cinema porno. Una volta sedutasi viene avvicinata da due uomini e inizia a masturbarli contemporaneamente con le mani. Poi i tre si avviano nei bagni e fanno sesso. Una volta tornata a casa, la vagina racconta con sprezzo a Eric ciò che è accaduto. La sera successiva, nell'intento di trovare una soluzione allo strano caso, Eric invita a casa Martine (Ellen Earl), una sua amica psichiatra che però presenta alla moglie come veterinaria (“con un interesse per le passere…” come precisa lei stessa maliziosamente a un certo punto). Ma la donna sembra interessarsi più che altro a Eric e ben presto i due iniziano a fare sesso davanti agli occhi di Joëlle. Poi le due donne si abbandonano a un rapporto lesbico. Al termine della serata, mentre Martine si accinge ad andarsene, la vagina di Joëlle inizia a parlare.
Il giorno successivo, la psichiatra indice una conferenza stampa per rendere nota la sua scoperta. Joëlle ed Eric decidono così di lasciare Parigi per un po' e si rifugiano nella casa di campagna di famiglia di Joëlle. Nel frattempo, un giornalista (Vicky Messica) che aveva assistito alla conferenza stampa decide di rintracciare ad ogni costo la donna per intervistarne il sesso. Egli decide di avvalersi dell'aiuto della zia Barbara (Sylvia Bourdon), una pittrice che indulge spesso a far sesso con i propri modelli.


Nel frattempo, Joëlle racconta a Eric come si è svolta la sua infanzia. Appendiamo così che da adolescente la donna era costretta a subire le attenzioni del padre e che lo stesso venne ucciso dalla madre dopo che li aveva scoperti insieme. Joëlle racconta anche delle prime esperienze sessuali con i coetanei, di come perse la verginità masturbandosi con il naso di un Pinocchio in legno, di quando sedusse con una sua compagna un insegnante ben dotato e, infine, di quando fece sesso con un prete in chiesa dopo la confessione.


Durante la notte il giornalista irrompe nell'abitazione costringendo Joëlle a rifugiarsi a casa della zia Barbara. Ma questa ha stretto un patto con l'uomo per venderle la nipote e i due possono così organizzare l'intervista alla vagina di Joëlle. Tutto sembra concludersi più o meno felicemente in questo modo, la vagina ha nel frattempo anche smesso di parlare e marito e moglie possono fare l'amore senza più interferenze. Ma le cose non stanno evidentemente così, l'“infezione” è semplicemente passata dal sesso di Joëlle a quello di Eric…
Del film esiste un seguito girato nel 1978 e intitolato “Le sexe qui parle 2” mentre nel 1977 negli Stati Uniti se ne realizzò un remake intitolato “Chatterbox”.

SCHEDA TECNICA

Le sexe qui parle
(Francia, 1975, 70 min.)
Regia di Claude Mulot (con il nome di Frédéric Lansac)
Sceneggiatura di Claude Mulot
Cast: Pénélope Lamour (Joëlle), Jean-Loup Philippe (Eric) (con il nome di Nils Hortzs), Ellen Earl (la psichiatra), Vicky Messica (il giornalista), Sylvia Bourdon (la zia Barbara), Béatrice Harnois (Joëlle da giovane)
Prodotto da Francis Leroi
Direttore della fotografia Roger Fellous